mercoledì, agosto 27, 2008

La misteriosa lettera di Sarkozy

(Questo pezzo si basa principalmente su due post tratti dal blog Moon of Alabama)

I russi si sono ritirati dalla Georgia nel territorio dell'Ossezia meridionale e dell'Abkhazia, o nei loro pressi, rispettando le linee di peacekeeping concordate nel 1990 e tenendo avamposti nei porto di Poti e nei pressi di Senaki, a qualche chilometro da Poti, così come sulla strada principale che taglia quasi a metà il paese e collega la città con Gori. Il motivo strategico di questa mossa è semplice: il porto è il punto di ingresso più probabile per le armi pesanti (la Turchia in questo momento non farebbe mosse che potrebbero causarle problemi con la Russia, e nega di aver autorizzato il passaggio delle navi statunitensi). Senaki serve per assicurare la "linea di comunicazione" diretta tra Abkhazia e le truppe in osservazione a Poti. La postazione a nord di Gori serve a tenere d'occhio il traffico di camion e mezzi militari.
Queste truppe ovviamente rimarranno lì finché la Russia non otterrà dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ciò che vuole. Questo ovviamente non piace al governo statunitense, che nega che la Russia abbia il diritto di creare posti di blocco e zone di rispetto. Il punto cinque del cessate il fuoco firmato da russi e georgiani dice il contrario: permette infatti ai russi di "prendere ulteriori misure di sicurezza", "in assenza di un meccanismo internazionale di controllo", a patto di ritirarsi nella stessa posizione in cui erano prima dello scoppio delle ostilità, cosa che hanno fatto. Ora, per dispiegare un meccanismo internazionale di controllo ci vogliono o una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU o un accordo OCSE, che la Russia può permettersi di bloccare finché non otterrà ciò che vuole. E al momento nessuno ha il potere di farlo.

MoA, nel fare questa ricostruzione, cita il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Robert Wood, il quale lamenta che i russi non abbiano rispettato l'accordo di cessate il fuoco, e nel farlo cita una lettera che sarebbe stata scritta da Sarkozy, che ha fatto da mediatore nella tregua. Nella lettera Sarkozy specificherebbe che le misure prese dalla Russia "posso essere implementate solo nell'immediata prossimità dell'Ossezia Meridionale ed escludendo ogni altra parte del territorio georgiano." Le misure devono essere situate "all'interno di una zona distante pochi chilometri dal limite amministrativo tra Ossezia meridionale e il resto della Georgia, in maniera che nessuna significativa zona urbana venga inclusa".

Ma di preciso, cos'è questa lettera? E perché nessuno può permettersi di opporsi alle richieste russe? E soprattutto cos'è che vogliono i russi?

MoA spiega la questione iniziando con un riassunto degli avvenimenti: l'8 agosto la Georgia apre il fuoco contro la città di Tskhinvali, sotto protezione di peacekeepers russi con riconoscimento internazionale. La Russia chiede una dichiarazione delle Nazioni Unite che riporti la pace, ma non succede nulla. Dodici ore dopo la Russia reagisce ed attacca i georgiani. Il 10 agosto le forze georgiane sono state in gran parte sconfitte e Saakashvili chiede un cessate il fuoco. L'11 agosto Kouchner, ministro degli esteri francese, e il suo omologo finlandese Stubb (la Finlandia è paese presidente di turno dell'OCSE) preparano l'accordo di cessate il fuoco. L'accordo pare sia stato firmato da Saakashvili e poi mandato a Mosca per essere firmato dai russi, ma pare non esserci neppure arrivato. L'unica cosa certa è che il documento non viene accettato, forse dai russi, forse dai georgiani o, come dice MoA, forse da qualcun'altro. Nella notte tra 11 e 12 agosto le truppe georgiane fuggono dalla parte occidentale della Georgia e da Gori verso Tbilisi, per paura che i russi possano puntare sulla capitale. Il 12 il minitro degli esteri Lavrov lamenta che gli occidentali non abbiano fatto nulla per convincere i georgiani a firmare il cessate il fuoco, e dopo il flop diplomatico di Kouchner, Sarkozy parte per Mosca per cercare un accordo tra i paesi. A Mosca i russi gli dicono cosa vogliono e le loro condizioni, e Sarkozy trascrive il tutto. Parte quindi per Tbilisi, ma lì ovviamente Saakashvili non accetta il punto 6 delle condizioni russe, che riguarda "l'avvio di una discussione internazionale sullo status, la sicurezza e gli accordi di stabilità per Abkhazia e Ossezia Meridionale".
Tornando all'accordo, la Georgia chiedeva di sostituire il termine "status" con "integrità territoriale", mentre la Russia chiedeva di lasciare inalterata la prima formulazione.

Fermiamoci un attimo e tiriamo due somme: la Russia, quindi, ha ripreso le condizioni occidentali sul Kosovo, applicandole al caso delle provincie separatiste georgiane. Questo spiega il perché dell'immobilità occidentale con la Russia: sarebbe evidente l'applicazione di due pesi e due misure. La Georgia, invece, chiedendo la modifica dell'articolo, poneva come condizione l'indivisibilità del territorio del paese.
Saakashvili successivamente ha accettato il cessate il fuoco, senza però firmarne il documento, dopo che la parola "status" era stata tolta dal suddetto.
Il 13-14 agosto Condoleeza Rice va a Parigi, ufficialmente solo per prendere formalmente accordi con Parigi riguardo la firma georgiana del documento. In realtà, durante l'incontro, insiste perché Sarkozy scriva una lettera a Saakashvili che chiarisca i punti dell'accordo. I russi sanno della lettera ma non le danno importanza: non essendo parte ufficiale del documento, non ha vallore legale.
Il 15 agosto Rice arriva a Tbilisi, e quello stesso giorno si dice che Saakashvili abbia firmato l'accordo. I russi rifiutano di firmare se prima non lo farà Saakashvili.
Il 16 finalmente Medvedev firma il documento arrivato da Parigi, ma quella versione pare essere differente da quella firmata da Saakashvili: la copia firmata dal presidente georgiano manca di un preambolo nel quale si dice che il documento è frutto di un accordo tra Sarkozy e Medvedev. Il sospetto è che Rice abbia modificato il documento.

Ma intanto i documenti sono stati firmati e il processo di pace concluso.

Il 16 agosto stesso la Reuters riporta un dispaccio nel quale Sarkozy sostiene che la Russia deve ritirarsi dal territorio georgiano e che le misure aggiuntive di sicurezza sono valide solo nelle immediate vicinanze dell'Ossezia meridionale, questo in base a una lettera che ha scritto a Saakashvili resa pubblica dal suo ufficio quello stesso giorno. Ma quella lettera non fa parte degli accordi, ufficialmente è una lettera privata inviata a Saakashvili. E poi, nonostante Sarkozy dica che la lettera è stata resa pubblica, giornalisti e diplomatici hanno dovuto chiederne copia all'agenzia stampa che è riuscita ad averne una copia in esclusiva.

Insomma, come riassume MoA: "Sarkozy si fa dettare dalla Russia le condizioni del cessate il fuoco in Gergia, soprattutto i punti 5 e 6. Va a Tbilisi e dopo ulteriori negoziazioni i russi accordano il cambiamento di una parola. Saakashvili concorda verbalmente con la "bozza". Agli Stati Uniti non piace.
QuandoRice vola a Parigi anche lei detta qualcosa a Sarkozy. Porta una lettera a Saakashvili e include l'interpretazione statunitense, secondo la quale la clausola delle "misure di sicurezza aggiuntive" significa quello che gli Stati Uniti vogliono che significhi. Rice porta la lettera e il documento di cessate il fuoco a Tblisi e Saakashvili deve firmare.
Ora gli Stati Uniti nei media e al Consiglio di Sicurezza dell'Onu usano la lettera di Sarkozy, segreta fino a poco prima, per sostenere che la Russia non sta tenedo fede ad una versione del cessate il fuoco che non ha mai accettato".

A questo segue uno sviluppo piuttosto prevedibile, alla luce dei fatti citati precedentemente: lunedì il senato russo ha votato una risoluzione non vincolante dove chiede al presidente Medvedev di riconoscere l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia meridionale, e martedì la Federazione Russa ha riconosciuto l'indipendenza di entrambe le regioni.

La NATO aveva posto misure punitive contro la Russia nonostane dipenda proprio dalla Russia per la logistica in Afghanistan, peraltro in un momento in cui in Afghanistan le cose si stanno mettendo male per le truppe NATO e il sostegno russo è imperscindibile. L'altra linea logistica passa attraverso il Pakistan, e nemmeno lì le cose sono tranquille.

Nel Mar Nero ora ci sono 9 navi da guerra NATO, e altre nove pare siano in arrivo. In risposta i russi hanno mandato l'incrociatore Moskva. Le navi NATO sono attrezzate con oltre 100 missili Tomahawk (per attacchi di terra) e Harpoon (per attacchi in acqua).

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