sabato, agosto 09, 2008

La "nuova guerra fredda" si intensifica

La "nuova guerra fredda" si intensifica

da Lenin's Tomb, traduzione di Andrej Andreevič

La notte scorsa, mentre i giornali annunciavano drammaticamente che la Russia aveva invaso la Georgia, dev’esserci stata parecchia e diffusa perplessità. In realtà la situazione è un po' più complicata, dal momento che le truppe russe erano già nell'Ossezia del Sud, in quanto parte di una fragile coalizione di "peacekeeping". Il governo russo sostiene (disonestamente) che le proprie azioni sono solamente l'estensione del compito di peacekeeping, anche quando ha colpito obiettivi a sud dei confini dell'Ossezia Meridionale. I titoli devono essere stati cambiati leggermente per togliere i riferimenti all'invasione. Anche con questi cambiamenti sembra esserci una strana riluttanza ad ammettere il fatto più strano dell’intera faccenda: la Georgia sembra avere 'invaso' l'Ossezia meridionale in un atto di deliberata provocazione e, secondo quanto riporta la Reuters, sta attaccando i separatisti osseti con aerei ed esercito. Si può solo immaginare che la leadership georgiana, che ambisce a entrare nella NATO, abbia avuto un qualche genere di via libera da Washington prima di un attacco di questo tipo. Dopo tutto, se davvero intende ritirare 1000 soldati dal suo contingente iracheno per attaccare il movimento indipendentista osseto, penso che prima abbiano dovuto chiedere a Bush (a proposito, se la Georgia dovesse entrare effettivamente nella NATO, questo impegnerebbe altri paesi dell'Alleanza Atlantica a difendere le frontiere georgiane, anche se i movimenti indipendentisti di Ossezia Meridionale, Abchazia - che hanno dichiarato entrambe l'indipendenza dalla Georgia - e Ajaria dovessero staccarsi). Questo non significa che la Russia non si stia comportando aggressivamente - ha rafforzato per anni il proprio potere in Ossezia Meridionale, appoggiando i secessionisti e così via -, significa solo che la Georgia è cliente di un potere più grande dell'Ossezia meridionale.

L'immagine complessiva ci mostra una battaglia tra Washington e Mosca per il controllo politico dei territori ricchi di petrolio e gas in Asia centrale. Il processo di riforma di Clinton e del Fondo Monetario Internazionale ha portato alla creazione di un blocco di stati filo-occidentali in Asia centrale, mentre lo status dell'Ossezia Meridionale in quanto territorio autonomo è stato difeso da un contingente di peacekeeping russo-georgiano. Bush ha usato l'opportunità fornita dall'11 settembre per progettare basi militari nella regione, accerchiando così la parte meridionale della Russia con una nuova cortina di ferro e dando agli Stati Uniti un cruciale vantaggio contro i movimenti popolari (principalmente islamisti) potenzialmente ostili. Uno dei maggiori imbarazzi causati da questa strategia sono state le rivelazioni di Craig Murray sulle pratiche di tortura di Islam Karimov, alleato di Washington, e il fatto che le informazioni di 'intelligence' ottenute con questi metodi siano state prese per buone dai servizi segreti occidentali. È poi seguito il grandissimo imbarazzo di Karimov, che ha cacciato gli americani dal paese e stretto un patto con Putin. Quanto alla Georgia, l'amministrazione Bush ha appoggiato la "Rivoluzione delle Rose" del filoamericano Saakashvili contro un decrepito e nepotistico leader di epoca sovietica, Edvard Shevardnadze. Il National Endowment for Democracy è stato pesantemente coinvolto nella campagna di opposizione, e il Dipartimento di Stato ha dato aiuti al paese prima delle elezioni per poter fare pressioni finanziarie sulla leadership.

Ma, come le altre “rivoluzioni” colorate, anche questa rappresentava il cambiamento superficiale di una classe dirigente orientata verso Washington, non un cambiamento sostanziale nella società. In realtà il movimento popolare spontaneo uscito dalla rivolta preoccupava profondamente la squadra di governo di Saakashvili, che ha ordinato ai suoi sostenitori di tornare a casa (v. l'articolo di Neal Ascherson). Il governo Saakashvili è presto diventato noto per la tendenza a reprimere le manifestazioni pacifiche con l'uso dell'esercito mentre la crisi economica peggiorava, il debito nazionale saliva e l'autoritarismo e la corruzione che caratterizzavano il vecchio regime persistevano. La sua popolarità è crollata da uno stupefacente 94% nell'autunno 2003 al 23% di due anni dopo. Washington ha ripetutamente salvato la leadership "delle rose" con aiuti in denaro, ufficialmente per aiutare le riforme "democratiche". Solo nel 2006 l'ex-stato sovietico ha ricevuto 565 milioni di dollari in programmi di aiuto, gentilmente offerti dal Senato degli Stati Uniti, per proteggerli dalla "Russia autoritaria". Gli Stati Uniti sono più che entusiasti di stroncare le tendenze indipendentiste in Georgia, dato che potrebbero andare a beneficio del governo Putin-Medvedev. Tutto ciò, come ha osservato Stephen Cohen, fa parte di una nuova "guerra fredda" diretta dagli Stati Uniti contro la Russia.

L'attuale presidente della Russia, Dmitrij Medvedev, è un miliardario già capo del consiglio di amministratore di Gazprom. Un oligarca reso potente, tra l’altro, dalle politiche del FMI, ora è, assieme a Putin, a capo di un governo nazionalista determinato a riassicurare l'egemonia russa nella regione. Gazprom è il monopolio di Stato russo che è diventato protagonista di una battaglia con l'Ucraina che ha stimolato la retorica della nuova Guerra Fredda nei giornali occidentali nel 2005. Essenzialmente, per punire l'Ucraina per la sua "Rivoluzione colorata" e per cercare l'integrazione con l'Unione Europea, il governo russo ha minacciato di alzare i prezzi a meno che il governo ucraino non avesse venduto parte della rete di oleodotti a Gazprom. Nel 2006 Gazprom è stata di nuovo al centro di una crisi geopolitica minacciando di raddoppiare i prezzi alla Georgia, proprio mentre veniva ultimato un oleodotto che avrebbe portato il gas direttamente alla secessionista Ossezia Meridionale. Ogni volta che Gazprom agiva in questo modo, un'informazione ipocrita lamentava, in Europa e in America, l'arroganza russa. Ma la Russia non sta facendo nulla di stupefacente: il controllo su gas e petrolio è una delle sue poche forze, e lo sta usando alla stessa maniera in cui il Pentagono si affida alla forza militare statunitense per rimediare alle proprie carenze energetiche in altre aree. L'altra forza della Russia sta nel suo arsenale atomico. Come ha fatto notare Chomsky, il sabotaggio da parte dell'amministrazione Bush degli sforzi di ridurre e ridimensionare l'arsenale russo come parte di sforzi multilaterali si è rivelato estremamente pericoloso:

"Nel febbraio 2004 la Russia ha tenuto le sue più grandi esercitazioni militare da due decenni a questa parte, esibendo soprattutto avanzate armi di distruzione di massa. I generali russi e il ministro della Difesa Sergei Lavrov hanno annunciato che stavano rispondendo ai piani di Washington di 'fare delle armi atomiche uno strumento per risolvere le questioni militari', compreso lo sviluppo di armi atomiche a basso potenziale, 'tendenza estremamente pericolosa che sta minando le fondamenta della stabilità regionale e globale... abbassando i livelli di improbabilità di un loro uso'. L'analista strategico Bruce Blair ha scritto che la Russia si rende perfettamente conto che le nuove bombe 'bunker buster' sono progettate per colpire i 'bunker dei comandi nucleari' che controllano l'arsenale atomico russo. Ivanov e i generali russi dicono che in risposta all'escalation statunitense impiegheranno 'i missili più avanzati e all’avanguardia del mondo', forse impossibili da distruggere, cosa che 'per il Pentagono sarebbe molto allarmante', come ha detto l'ex-vice segretario alla Difesa Phil Coyle. Gli analisti statunitensi sospettano che la Russia stia anche costruendo un veicolo di crociera ipersonico di sviluppo statunitense che sarebbe in grado di rientrare nell'atmosfera e di lanciare attacchi devastanti senza preavviso, e farebbe parte di un piano statunitense per ridurre la dipendenza dalle basi di oltremare o l'accesso negoziato alle traiettorie via aerea.

Gli analisti statunitensi stimano che le spese militari russe siano triplicate durante gli anni Bush-Putin, in larga misura come prevedibile reazione alla militanza e all'aggressività dell'amministrazione Bush. Putin e Ivanov hanno citato la dottrina dell''attacco preventivo' dell'amministrazione Bush (la nuova 'rivoluzionaria' dottrina della Strategia di Sicurezza Nazionale"), ma 'aggiungendo un punto chiave, e cioè dicendo che la forza militare può essere usata per cercare di limitare l'accesso russo alle regioni che sono essenziali alla sua sopravvivenza', adattando così alla Russia la dottrina Clinton che gli Stati Uniti avevano inaugurato ricorrendo all''uso unilaterale della potenza militare' per assicurarsi 'accesso senza restrizioni ai mercati chiave, alle forniture di energia e alle risorse strategiche'. Il mondo 'è un posto molto più insicuro' ora che la Russia ha deciso di seguire la stessa strada statunitense, ha detto Fiona Hill del Brookings Institution, aggiungendo che altri paesi probabilmente 'la seguiranno a ruota'".

Da quando il governo statunitense ha preferito "neutralizzare" il vantaggio nucleare russo nella regione costruendo un "sistema missilistico di difesa" attorno al perimetro del paese, la Russia sta lavorando aggressivamente per migliorare il proprio sistema di armi (che è poca cosa rispetto all'equivalente americano), intimidire gli avversari e guadagnarsi supporto nella regione creando nuove relazioni, ad esempio col Turkmenistan, grazie ad un nuovo oleodotto per importare gas dal paese, aumentando così il controllo sui rifornimenti all'Europa.

Questo scontro potrebbe essere di breve durata: gli investitori russi sono scontenti e le compagnie statali di gas e petrolio stanno perdendo rapidamente valore. Comunque dipende da quello che la classe governante russa ritiene sia la posta in gioco. Washington potrebbe facilmente far precipitare ulteriormente la situazione, e una nuova amministrazione Obama, consigliata da Brzezinski, si concentrerebbe di sicuro molto di più sull'espansione del dominio statunitense in Asia Centrale che sulla guerra ormai persa in Iraq. E la classe governante statunitense, nel perseguire la sua "nuova Guerra Fredda", ha innescato una logica infernale di escalation: anche se questa crisi dovesse calmarsi ne emergerebbe presto una nuova. Il tanto evocato nuovo ordine mondiale somiglia sempre di più a quello vecchio, ma con più armi nucleari e meno stabilità.

Originale da: http://leninology.blogspot.com/2008/08/new-cold-war-escalates.html

Post originale pubblicato il 9 agosto 2008

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Update:

Il ruolo dell'America

Un rapido aggiornamento al post precedente. Ricorderete che ho scritto:

Si può solo immaginare che la leadership georgiana, che ambisce a entrare nella NATO, abbia avuto un qualche genere di via libera da Washington prima di un attacco di questo tipo. Dopo tutto, se davvero intende ritirare 1000 soldati dal suo contingente iracheno per attaccare il movimento indipendentista osseto, penso che prima abbia dovuto chiedere a Bush.


Beh, sembra che sia stato troppo ottimista, per così dire. L'amministrazione Bush non solo ha dato il permesso, ma sta trasportando i soldati georgiani dall'Iraq per questo motivo. Merita di essere fatto notare.

Originale: http://leninology.blogspot.com/2008/08/americas-role.html

Post originale pubblicato il 9 agosto 2008

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