martedì, agosto 19, 2008

La Russia e il sistema anti-missile americano

[Analisi preccupata e preoccupante dal versante russo]


Il sistema anti-missile americano è già in Polonia. E adesso?

di Jurij Zajcev, consulente dell'Accademia russa delle scienze ingegneristiche

Il 14 agosto la Polonia e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo per l'installazione di dieci missili intercettori sul territorio polacco.

La scelta dei tempi lascia pochi dubbi sul collegamento con il recente conflitto nel Caucaso. Come Washington, Varsavia ha sostenuto Tbilisi a tutti i livelli e senza riserve, e infine ha accettato di accogliere sul proprio territorio il sistema di difesa anti-missile statunitense. Dunque il terzo settore di posizionamento dei missili non è più un rischio: è diventato realtà, ed esige un nuovo modo di pensare e di agire.

Malgrado i ripetuti appelli della Russia agli Stati Uniti per chiarire la situazione della difesa anti-missile, Mosca non ha ancora ricevuto alcuna risposta significativa. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che “la trasparenza e le misure atte a costruire la fiducia promesse dagli Stati Uniti non sono ancora diventate realtà”.

In materia di difesa anti-missile la Russia ha gravi divergenze con la NATO, che non ha ancora deciso quale formula essa debba avere in Europa. La Russia sarà inclusa nella difesa anti-missile europea o quest'ultima sarà solo un segmento della difesa nazionale anti-missile degli Stati Uniti?

Tali questioni sono diventate pressanti nel 2007, quando gli americani hanno cominciato a mettere in atto i progetti di installazione di radar e missili intercettori avviando sopralluoghi e rilevamenti geodetici nei luoghi designati in Polonia e Repubblica Ceca. Hanno anche avviato colloqui intergovernativi per stilare accordi sul loro statuto legale.

La Repubblica Ceca ospiterà una stazione radar, in cambio della quale spera di ricevere alcuni benefici, in particolare la partecipazione alla ricerca e allo sviluppo di tecnologia militare e l'accesso alle informazioni ricevute attraverso il radar.

Varsavia è riuscita a ottenere da Washington l'impegno a contribuire alla modernizzazione delle forze armate polacche in cambio del permesso di installare 10 missili intercettori sul proprio territorio. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha chiesto agli Stati Uniti anche ulteriori garanzie di sicurezza per il suo paese.

Washington non esiterà a dare queste garanzie, ma quanto valgono veramente? I sistemi di difesa anti-missile russi non saranno in grado di riconoscere i missili intercettori dai missili balistici lanciati dal territorio polacco. Ogni lancio di un intercettore porterà automaticamente a una reazione, e non solo al settore di posizionamento dei missili intercettori. Il sistema di allarme immediato sovietico una volta scambiò un razzo meteorologico norvegese per un missile balistico.

È chiaro che gli americani non si limiteranno alla Polonia e alla Repubblica Ceca. Secondo gli esperti, dopo aver raffinato la tecnologia di installazione di una base missilistica in Polonia gli Stati Uniti saranno in grado di costruire un'area di posizionamento all'anno. In un futuro non lontano la Russia avrà dunque decine di aree di posizionamento distribuite sul territorio lungo i propri confini.

La Russia è anche preoccupata per il possibile spiegamento di elementi della difesa anti-missile statunitense in Ucraina. Come dicono le stesse autorità statunitensi, l'Ucraina è sempre considerata un paese che ha maturato una grande competenza nelle tecnologie missilistiche. Questo la differenzia qualitativamente dalla Polonia e dalla Repubblica Ceca e la rende ancora più appetibile come futuro sito. Questo porterebbe il sistema di difesa anti-missile degli Stati Uniti ancora più vicino ai confini russi.

Analizzando il sistema di difesa anti-missile degli Stati Uniti, si giunge volenti o nolenti alla conclusione che oggi la principale priorità di Washington è lo spiegamento dei suoi elementi proprio nell'Europa Orientale e non per esempio in Asia, in Alaska, in Giappone o in Australia, benché si stia lavorando anche in queste direzioni.

Non è escluso che la ragione di ciò sia il timore dell'amministrazione americana di contrariare la Cina, che potrebbe rispondere accelerando lo sviluppo del suo programma missilistico e aumentando il numero di missili balistici intercontinentali. Invece l'opinione della Russia, in linea con lo stereotipo degli ultimi 15 anni, può essere ignorata: nel peggiore dei casi ci si può aspettare “l'ennesimo serio” monito. Sempre in linea con questo stereotipo appare perfino strano che il governo russo, nonostante la reazione dell'Occidente, abbia infine deciso di dare una risposta adeguata all'aggressione georgiana in Ossezia del Sud.

La Russia teme di essere trascinata in un'altra corsa agli armamenti, ma non sarebbe giusto restare inermi di fronte alle nuove minacce. Tra le risposte più ovvie allo spiegamento del sistema anti-missile americano potrebbero esserci l'equipaggiamento dei missili Topol-M con testate ipersoniche ad alta manovrabilità, l'impiego di stazioni di disturbo e la riduzione della fase di spinta dei missili russi. Non meno importante è equipaggiare le forze armate di nuovi complessi missilistici con testate multiple indipendenti. La Russia potrebbe anche riavviare il programma di sviluppo di missili globali, che in periodi di minaccia potrebbero essere messi in orbite circumterrestri e puntati sul territorio nemico aggirando le difese anti-missile.

Forse, date le nuove circostanze, bisognerebbe anche rivedere il ruolo delle armi nucleari tattiche. Innanzitutto la Russia dovrebbe rinunciare al suo impegno unilaterale di ridurle, di smantellare le testate o di ritirarle nel proprio territorio. Forse dovrebbe perfino posizionarle il più esternamente possibile, per esempio nell'enclave baltica della regione di Kaliningrad, dove sono attualmente posizionati i missili tattici Tochka-U, con un raggio di 120 chilometri. La Russia potrebbe anche aggiungerci gli Iskander, con un raggio fino a 500 chilometri. All'inizio senza testate nucleari. Poi, quando la Polonia ospiterà gli intercettori e il radar ceco comincerà a monitorare il territorio russo, gli Iskander potrebbero essere equipaggiati di testate nucleari.

START-I, il trattato per il controllo delle armi strategiche tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, scade alla fine del prossimo anno. Il ministro degli Esteri Lavrov ritiene vada evitato un vuoto nell'importantissima sfera della stabilità strategica. Tuttavia, per ragioni che appaiono ovvie, con la riduzione delle armi strategiche offensive aumenta il ruolo dei sistemi di difesa anti-missile: la loro efficacia bellica è inversamente proporzionale al numero di testate missilistiche dalle quali devono difendere. Dunque il mantenimento nei prossimi decenni di un adeguato potere di deterrenza nucleare dovrebbe essere uno dei più importanti compiti militari e politici della Federazione Russa. Il nuovo trattato non dovrebbe essere unilaterale come è successo con lo START-I.

Oggi le minacce all'esistenza stessa della Russia non sono in alcun modo fantasiose. Il fatto che siamo tollerati e a volte perfino presi in considerazione si spiega innanzitutto con l'esistenza del nostro scudo missilistico nucleare. Indipendentemente da ciò che affermano le autorità statunitensi, né la Russia né gli Stati Uniti sono in grado di difendersi completamente da un attacco missilistico. Dunque, adesso che gli Stati Uniti stanno schierando la propria difesa anti-missile in altri paesi e nello spazio, la Russia dovrebbe assicurarsi che la sua risposta sia in grado di infliggere un danno comunque inaccettabile al nemico.

Originale: RIA Novosti

Pubblicato il 15 agosto 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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