giovedì, agosto 21, 2008

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Dall'intervista a Gerhard Schröder di Spiegel Online, nella quale si parla di Russia, America, NATO, ruolo dell'Europa, errori di percezione dell'Occidente e mondo multipolare:

"Non c'è un solo problema critico nella politica mondiale o nell'economia globale che possa essere risolto senza la Russia: né il conflitto nucleare con l'Iran, né la questione della Corea del Nord né di certo la pace in Medio Oriente. Anche i problemi legati ai cambiamenti climatici possono solo essere affrontati tutti insieme. A proposito, Mosca ha ratificato il Protocollo di Kyoto per combattere il surriscaldamento globale, mentre stiamo ancora aspettando che lo faccia anche Washington. E per quanto riguarda la politica energetica, solo i sognatori possono pensare che l'Europa Occidentale possa rendersi indipendente dal petrolio e dal gas naturale della Russia. E dall'altro lato i russi hanno bisogno di acquirenti affidabili per le loro risorse energetiche".

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SPIEGEL: Il candidato presidenziale repubblicano, John McCain, ha detto: 'Oggi siamo tutti georgiani'.

Schröder: Io no.

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Andrej Cygankov, Professore di Relazioni Internazionali e Scienze Politiche, approfondice su Russia Profile la questione delle responsabilità nel conflitto caucasico della lobby anti-russa americana: diversamente dall'amministrazione Bush, i gruppi anti-russi non fingono neanche di considerare la Russia un partner in materia di sicurezza, e presentano il comportamento della Russia come incompatibile con i valori e gli interessi americani. Questi gruppi sono fautori dell'allargamento della NATO come mezzo cruciale per controllare la regione eurasiatica con le sue enormi risorse e la sua potenziale minaccia al dominio americano. I lobbisti anti-russi e i politici simpatizzanti, come Dick Cheney e John McCain, hanno sempre visto la NATO come uno strumento per contenere la Russia.
La lobby anti-russa ha lavorato direttamente con potenziali nuovi membri NATO in Europa Orientale fornendo loro garanzie di sicurezza contro la Russia in cambio del loro sostegno politico totale alla politica estera americana.

Cygankov fa un esempio illuminante, l'invasione dell'Iraq:

"Membri della lobby come Bruce Jackson hanno fatto pressioni su paesi dell'Europa Orientale perché appoggiassero la politica statunitense in Iraq. Ex-ufficiale dei servizi segreti militari che aveva lavorato con Richard Pearle, Paul Wolfowitz e Dick Cheney nelle amministrazioni Reagan e George Bush padre, Jackson era anche vice presidente della maggiore industria militare del mondo, la Lockheed Martin. Sotto l'amministrazione di Bush figlio è emerso come presidente sia del Project on Transitional Democracies (Progetto per le Democrazie in Transizione) che per l'US Committee on NATO. Impegnato attivamente nella promozione dell'allargamento della NATO prima dell'invasione dell'Iraq, Jackson mobilitò i cosiddetti Dieci di Vilnius (Albania, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Romania, Slovacchia e Slovenia) per contrastare la posizione della Francia nel febbraio del 2003. Ha convinto i governi dei Dieci di Vilnius a firmare la dichiarazione di supporto della guerra in Iraq - spesso andando contro la loro opinione pubblica interna - in cambio del'approvazione da parte del Senato statunitense del loro ingresso nella NATO. Subito dopo la guerra Jackson riprese a decantare le virtù dell'ammissione di Georgia e Ucraina nell'alleanza, in questo appoggiato dai governi dell'Europa Orientale.

Ed era proprio un bel dare e avere: la piccola Georgia mandò il terzo contingente più grosso in Iraq e pagò lobbisti anti-russi a Washington. In cambio Jackson e altri fecero pressioni per fare entrare la Georgia nella NATO. Per esempio, negli ultimi anni il consigliere del senatore John McCain Randy Scheunemann e il suo socio Mike Mitchell sono stati pagati più di 2 milioni di dollari da Georgia, Lettonia, Romania e Macedonia perché perorassero il loro ingresso nella NATO.

Verso l'ottobre del 2004 Saakashvili respinse l'offerta della Russia di un trattato di buon vicinato e decise di risolvere le dispute territoriali contando sull'appoggio politico degli Stati Uniti. Nell'ultimo decennio Washington ha fornito a Tbilisi aiuti per 1,2 miliardi di dollari e ha mandato i suoi consiglieri militari in Georgia con il compito ufficiale di addestrare ed equipaggiare le truppe georgiane perché sradicassero il terrorismo nella Gola di Pankisi. All'inizio del 2005 il senatore John McCain e la senatrice Hillary Clinton 'premiarono' Saakashvili per la sua scelta strategica suggerendo la sua candidatura con Viktor Yushchenko al Premio Nobel per la Pace per 'aver guidato movimenti per la libertà nei rispettivi paesi' e 'aver guadagnato l'appoggio popolare ai valori universali di democrazia, libertà individuale e diritti civili'. Così incoraggiato, Saakashvili divenne ancor più anti-russo".

Il link è qui, ma l'articolo diventa accessibile solo agli utenti registrati dopo un paio di giorni.

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"Germania: la scelta di Merkel e il futuro dell'Europa": l'articolo è di Stratfor, ma accessibile solo a utenti registrati; viene tuttavia riportato per intero qui.
Sintesi approfondita (perché è un articolo importante):

Mentre tutti i paesi stanno ripensando le proprie posizioni e i propri legami con la Russia in ripresa e gli Stati Uniti in difficoltà, la Germania (per storia, posizione geografica e rapporti con Mosca) si trova alle prese con il dilemma più grande: Berlino deve decidere se vuole continuare ad agire come uno stato occupato costretto a contare sulla NATO come garanzia di sicurezza, o agire da sola e stringere un patto di sicurezza con Mosca. In passato, quando non erano in guerra, Germania e Russia hanno cooperato: il che geopoliticamente ha senso ma terrorizza il resto d'Europa.
L'8 agosto il mondo è cambiato: la Russia ha dimostrato la propria forza e l'Occidente non è intervenuto al fianco di Tbilisi. I vari paesi hanno reagito o rafforzando i loro legami con Mosca (come Armenia e Bielorussia) o guardando a Washington come garanzia di sicurezza (come la Polonia).
La Germania però è un caso particolare. La Germania durante la Guerra Fredda era divisa tra la NATO e il Patto di Varsavia: sconfitta, divisa e occupata, non ebbe la possibilità di esprimere una politica militare o estera indipendente né significativa. Nel decennio successivo alla riunificazione la Germania è tornata a essere uno stato normale con il diritto ad avere voce in capitolo.
La Germania di oggi ricorda da vicino quella del periodo precedente la seconda guerra mondiale; è economicamente e politicamente forte, unita e libera, il che significa che può decidere dove schierarsi. Questa Germania che si sta svegliando è una delle tre grandi potenze oggi rimaste in Europa (le altre due sono la Francia e il Regno Unito) e desidera riguadagnare il suo ruolo di leader naturale dell'Europa, che ritiene competerle per demografia, posizione geografica ed economia.
Dunque tra le maggiori potenze europee la Germania è quella che ha di fronte la scelta più difficile. È membro della NATO, ma non ha mai davvero preso la decisione di entrarvi: solo una metà della Germania faceva parte dell'alleanza durante la Guerra Fredda (per decisione statunitense); dopo la riunificazione la Germania dell'Est è entrata nella NATO quando la Russia era debole e disastrata. Non aveva altra scelta. Ma adesso la Russia è nuovamente forte. Così la Germania deve ripensare le sue alleanze: la fedeltà a Washington e alla NATO la terrebbe legata a un passato di occupazione, un patto con la Russia provocherebbe una frattura nella NATO.
Berlino non deve decidere adesso, ma deve cominciare a valutare opzioni e conseguenze.
A Mosca gira voce che il Cremlino e Berlino ne stiano già parlando. Il 15 agosto Angela Merkel ha incontrato il presidente russo Dmitrij Medvedev a Soči, ma l'atmosfera era tesa.
La Germania comunque ha avuto un comportamento enigmatico durante tutto il conflitto russo-georgiano. All'inizio della guerra ha diffuso una generica dichiarazione sulla "necessità di trovare una soluzione" tra i due stati; con l'intensificazione del conflitto Merkel ha poi mantenuto il silenzio.
Merkel è il primo cancelliere tedesco nato in Germania Est. Questo la porta a essere più critica e ferma con i russi, e tuttavia capisce quanto sia ora vulnerabile il suo paese. La Germania può essere forte economicamente ma è militarmente debole, dunque la sua priorità è la sicurezza.
Fonti di Stratfor a Mosca dicono che Medvedev ha offerto a Merkel un patto per la sicurezza tra i loro due paesi. L'offerta non è confermata e i dettagli non sono noti. Tuttavia avrebbe senso che la Russia avesse proposto un patto simile: sa infatti che tra tutti i paesi europei è con la Germania che bisogna insistere, non solo perché è più vulnerabile ma per i trascorsi storici dei due paesi.
Se un'alleanza può sembrare impensabile in un mondo dominato dagli Stati Uniti, ci sono due aspetti da tenere in considerazione:
- primo, come la Russia la Germania è preoccupata dal rafforzamento della presenza degli Stati Uniti in Europa. Dunque è possibile che Berlino desideri controbilanciare quella presenza.
- due, quasi tutti ritenevano impossibile un'alleanza tra Germania e Russia negli anni 1930, eppure ci fu il Patto Molotov-Ribbentrop, che non era il primo trattato russo-tedesco ma ben il terzo e confermava la tradizione dei due paesi di far lega quando non sono in guerra tra loro.

La conclusione è che "la Germania non è più la roccia incrollabile della NATO e dell'Unione Europea che crede l'Occidente": "la scelta di Berlino deciderà il futuro dell'Europa e forse del mondo".

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E questa è la lettera ricevuta oggi dal ministero della difesa della Norvegia in cui si comunica che la Russia ha deciso di sospendere la cooperazione militare con i paesi della NATO. Eh.


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Seri problemi logistici in vista per le truppe in Afghanistan, osserva Moon of Alabama, che cita anche la decisione degli Stati Uniti di mandare altri 12.000-15.000 uomini. Secondo il comandante uscente dell'ISAF, McNeill, in Afghanistan di soldati ne servono 400.000. Attualmente ce ne sono 60.000-70.000, dunque il nuovo contingente non farà molta differenza.
Ma le truppe aggiuntive creeranno un ulteriore problema: un aumento dei consumi di carburante.
La maggior parte del carburante usato in Afghanistan oggi viene dal Pakistan. Se la Russia non collabora dovrà arrivare tutto dal Pakistan. Il Pakistan ha capacità di raffinazione che bastano solo per la metà del suo carburante, così i prodotti raffinati che servono alle truppe in Afghanistan devono essere importati attraverso il porto di Karachi. Da lì il carburante viene portato o via Quetta e la città di confine Chaman fino a Kandahar, o via Peshawar e Torkham fino al Passo di Khyber e poi a Kabul e alla base statunitense di Bagram a nord Kabul (mappa).
Con le nuove truppe i consumi aumenteranno di 240.000 galloni al giorno, dunque (risparmio i calcoli, che MoB però fa diligentemente) 50 autocisterne in più al giorno, diciamo 40 a Kabul e 10 a Kandahar.
Un viaggio andata e ritorno Karachi-Kabul però dura 10 giorni, Karachi-Kabul 5. Insomma, in totale serviranno circa 500 autocisterne in più, e tanti autisti pakistani che abbiano voglia di rischiare la vita su quelle strade. E un numero imprecisato di uomini di scorta.
Ecco dimostrato perché le forze occidentali in Afghanistan hanno un grave problema logistico.
E con la Russia che ha il controllo del corridoio di rifornimento che passa sul suo territorio, anche più di uno.

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