mercoledì, agosto 27, 2008

Link/Punto di non ritorno

[Dato l'affollarsi di eventi torniamo a tradurre e sintetizzare opinioni e commenti, occasionalmente riportando per intero gli articoli che ci sembrano più importanti o rappresentativi. Per comodità di lettura faremo post più brevi, ciascuno dedicato a uno o pochi link.
Cominciamo citando ampi estratti di un post di Eugene Ivanov che sintetizza bene alcuni punti fondamentali e tenta alcune risposte:]


Punto di non ritorno
, Ivanov Report.
"Il conflitto militare e politico nel Caucaso ha raggiunto un punto di non ritorno: Medvedev ha firmato i due decreti che riconoscono l'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia.
Va ancora compreso appieno il significato di questo evento. È tuttavia già chiaro che la mossa russa è un punto di non ritorno nelle relazioni con i paesi vicini, l'Occidente e il resto del mondo.
[...]

Non è del tutto chiaro se la firma dei decreti sia stata la prima scelta di Medvedev. Molti esperti concordano sul fatto che il riconoscimento dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, per quanto alla lunga inevitabile, non sarebbe dovuto giungere così presto: poteva servire come contropartita nei negoziati con l'Occidente.

Tuttavia non c'è dubbio che politicamente parlando Medvedev non avesse scelta. L'alternativa sarebbe stata l'isolamento interno, al quale la sua giovane presidenza non sarebbe sopravvissuta.

Sembrano esserci almeno due ragioni fondamentali per il tempestivo riconoscimento. Innanzitutto lo status indipendente delle due repubbliche - seguito da inevitabili trattati bilaterali con la Russia - permetterebbe quest'ultima di tenere lì le proprie truppe (cosa che vogliono sia russi che osseti e abkhazi e che una svolta imprevedibile degli eventi non garantirebbe).
In secondo luogo il costo della ricostruzione, dopo le distruzioni causate dall'esercito georgiano in Ossezia del Sud, ammonterebbe a 1 miliardo di dollari. Se i paesi europei stanno esprimendo la loro disponibilità a contribuire alla ricostruzione della Georgia, è implicitamente inteso che all'Ossezia del Sud penserà soltanto la Russia. Non sorprende che la Russia non intenda spendere quel denaro senza essere sicura che i frutti della sua generosità non finiranno prima o poi nelle mani dei georgiani.

La decisione di Medvedev è un intenzionale schiaffo all'amministrazione Bush: e non sorprende del tutto, dato il scarso entusiasmo di Medvedev per le relazioni con il presidente americano uscente. E la sua valutazione che i rapporti con il successore di Bush andranno comunque costruiti partendo da zero non è infondata.

Il futuro delle relazioni della Russia con l'Europa però è un'altra questione. Le reazioni iniziali delle capitali europee sono state prevedibilmente dure e la Russia ha ovviamente molto da perdere guastando i rapporti con i suoi importanti partner commerciali.
È però concepibile che quando si placherà la prima ondata di indignazione i leader europei riconosceranno che nella risoluzione del conflitto la Russia ha fatto tutto il lavoro pesante.
Non serve più discutere quale interpretazione del piano Sarkozy-Medvedev in sei punti sia quella corretta; quel piano è morto e defunto. Non c'è più motivo di considerare seriamente se la Georgia sia pronta a entrare nella NATO; con la sua integrità territoriale a pezzi l'ingresso nella NATO è ormai una barzelletta. Non serve più bisticciare per decidere quale paese europeo manderà peacekeeper in Ossezia del Sud e Abkhazia, e quanti uomini serviranno; ci penseranno le truppe russe.

Ah, sì, e poi c'è un accordo Russia-NATO sul corridoio di rifornimento per il contingente NATO in Afghanistan. L'accordo è ancora in piedi. Per ora.
Il Cremlino ci sta contando?"

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