domenica, agosto 31, 2008

Medvedev e i cinque punti della politica estera russa

[Intervista rilasciata oggi da Medveded a tre tv russe, nella quale tra le altre cose delinea i cinque principi della politica estera russa].

A. VERNICKIJ («Pervyj Kanal»): Dmitrij Anatol'evič, la situazione attorno all'Ossezia del Sud e all'Abkhazia si è trascinata per 17 lunghi anni. Perché la decisione sul riconoscimento dell'indipendenza di questi territori è stata presa quando la Georgia ha attaccato Tskhinvali? Potevano esserci altri ipotesi?

D. MEDVEDEV: Penso che una tale decisione nelle circostanze attuali fosse inevitabile, e che la sua efficacia sia oggi evidente a tutti. Effettivamente per 17 anni abbiamo cercato di cementare uno stato disgregato, stimolando in tutti i modi un processo di riassetto. I nostri peacekeeper hanno incessantemente svolto il loro compito e contribuito a tenere separate le parti in conflitto. Negli anni Novanta abbiamo impedito una grave carneficina. E di certo alcune possibilità di riconciliazione erano rimaste valide fino a oggi. Non fosse stato per l'avventura idiota intrapresa dalle autorità georgiane. Quell'avventura ha messo una croce sulla convivenza tra abkhazi, osseti e georgiani. E non solo: ha anche causato un gran numero di morti. Sono morti dei civili, compresi nostri cittadini, sono morti soldati della forza di pace, che erano lì per separare le parti in conflitto. Particolarmente orribile appare il fatto che i peacekeeper georgiani abbiano sparato ai loro colleghi. Tutto questo ha prodotto degli sviluppi verso uno scenario più complesso. Non restava che rispondere a questa sortita vile e assolutamente sfrontata, riportare tutto a condizioni normali, assicurare la vita e la dignità dei cittadini che vivono in Ossezia Meridionale. E per quanto riguarda l'Abkhazia, sapete, si stava preparando un piano d'attacco separato, come è stato recentemente dimostrato dal nostro Stato Maggiore. Era esattamente lo stesso scenario. Per questo, per impedire il conseguente genocidio della popolazione, l'abbandono da parte degli abkhazi e degli osseti dei loro territori, abbiamo preso queste decisioni. Lo ripeto: i fatti hanno dimostrato la loro assoluta evidenza e necessità.

K. POZDNJAKOV (NTV): Dmitrij Anatol'evič, la reazione dei nostri partner occidentali alla decisione russa è stata nel complesso – com'era prevedibile – da moderatamente severa a critica. Cosa ci aspettavamo e cosa ci aspettiamo dai paesi a noi più vicini, per esempio dai membri della CSI, a livello di reazioni? E quanto è importante per la Russia, poniamo, il numero di paesi che seguirà il nostro esempio e riconoscerà l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud? Quanto dipendono da questo le nostre prossime mosse?

D. MEDVEDEV: Tutte le mosse fondamentali che la Russia doveva necessariamente fare le abbiamo già fatte. Come capite bene, è stata una decisione non facile. Ma erano azioni necessarie e sufficienti. Per quanto riguarda le reazioni degli altri paesi, esse sono effettivamente state varie. E probabilmente così doveva essere. La reazione dei nostri vicini più prossimi è perfettamente obiettiva. Ho incontrato la maggioranza dei leader della SCO [Shanghai Cooperation Organization, Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione o Gruppo di Shanghai, N.d.T.], in occasione del summit: comprendono i motivi delle azioni compiute dalla Russia.

Il riconoscimento è un'altra questione. Vorrei ricordarvi che il riconoscimento spetta singolarmente a ciascuno stato. Qui non può esservi alcun genere di iniziativa collettiva. Guardate l'esempio del Kosovo. È del tutto comprensibile che anche in questa situazione ci saranno paesi che saranno d'accordo con la comparsa di nuovi stati, e paesi che considereranno questa comparsa inopportuna. Ma ricordo che il diritto internazionale si basa sul fatto che un nuovo stato, o come si suol dire tra i giuristi la personalità internazionale di un nuovo stato sorge al momento del riconoscimento di almeno un altro stato.

Per questo dal punto di vista giuridico sono sorti nuovi stati. Il processo del loro riconoscimento può essere anche abbastanza lungo. La nostra posizione su questo non cambierà. Abbiamo preso la nostra decisione. L'abbiamo fatto in modo irrevocabile. Il nostro dovere è assicurare la pace e la tranquillità nella regione. E da questo procederemo.

A. KONDRAŠOV («Rossija»): E cosa intende fare la Russia con queste repubbliche? Cosa possiamo aspettarci?

D. MEDVEDEV: Naturalmente aiuteremo in tutti i modi queste repubbliche. Adesso si stanno preparando accordi, che sono già accordi internazionali, tra due paesi: la Federazione Russia e l'Abkhazia, la Federazione Russia e l'Ossezia del Sud. In questi accordi internazionali verranno fissati tutti i nostri impegni per la fornitura di appoggio e aiuto: dal punto di vista economico, sociale, umanitario nel senso più ambio di questa parola, e infine militare. Si tratterà di normali relazioni internazionali a tutti gli effetti, basate sul diritto, relazioni tra alleati.

А. KONDRAŠOV («Rossija»): Dmitrij Anatol'evič, è ora assolutamente chiaro a tutti che dopo l'8 agosto il posto della Russia nel mondo è seriamente cambiato. Altrettanto seriamente ed evidentemente sta cambiando anche tutto il sistema degli accordi precedenti. Varie istituzioni internazionali hanno dimostrato la loro assoluta incapacità di risolvere questo conflitto. Nel frattempo la Russia e l'Occidente non sono comunque pronti, come mi sembra di capire, a rompere definitivamente le loro relazioni. Qual è secondo lei il futuro del mondo e dell'ordine mondiale, e quale posto occuperà in esso il nostro paese?

D. MEDVEDEV: Nell'attuazione della politica estera della Federazione Russia mi baserò su cinque punti.

Primo punto: la Russia riconosce la priorità dei principi fondamentali del diritto internazionale che definiscono le relazioni tra i popoli civili. E nell'ambito di questi principi, di questa concezione del diritto internazionale, noi svilupperemo le nostre relazioni con gli altri stati.

Secondo: Il mondo dev'essere multipolare. L'unipolarismo è inaccettabile. Il dominio è inammissibile. Noi non possiamo accettare un ordine mondiale in cui tutte le decisioni vengano prese da un solo paese, pur serio e autorevole come gli Stati Uniti d'America. Un mondo simile sarebbe instabile e minacciato dai conflitti.

Terzo: La Russia non vuole scontrarsi con alcun paese. La Russia non vuole isolarsi. Svilupperemo quanto possibile le nostre relazioni amichevoli con l'Europa, con gli Stati Uniti e con gli altri paesi del mondo.

Quarto: è per noi una priorità assoluta la difesa della vita e della dignità dei nostri cittadini, ovunque essi si trovino. Nell'attuazione della nostra politica estera procederemo sempre da questo. Difenderemo anche gli interessi della nostra comunità imprenditoriale all'estero. E dovrebbe essere chiaro a tutti che se qualcuno metterà in atto sortite aggressive riceverà una risposta.

E, infine, quinto: la Russia, come altri paesi del mondo, ha delle regioni nelle quali si trovano interessi privilegiati. In queste regioni ci sono paesi ai quali ci legano tradizionalmente relazioni di affetto e amicizia, relazioni storicamente speciali. Sviluppare le relazioni amichevoli con questi stati, con i nostri vicini più prossimi: da questo procederò nell'attuazione della nostra politica estera.

Per quanto riguarda il futuro, non dipende solo da noi. Dipende anche dai nostri amici, dai nostri partner della comunità internazionale. Hanno possibilità di scelta.

A. VERNICKIJ («Pervyj Kanal»): Dmitrij Anatol'evič, le regioni prioritarie sono i territori che confinano con la Russia?

D. MEDVEDEV: Sono, naturalmente, le regioni confinanti. Ma non solo.

К. POZDNJAKOV (NTV): Dmitrij Anatol'evič, lei ha parlato di possibili azioni della Russia nel caso qualcuno desse prova di un'aggressione nei suoi confronti. Ritiene che la base legislativa sia già sufficiente? È già tutto scritto nelle leggi?

D. MEDVEDEV: Certamente.

К. POZDNJAKOV (NTV): Oppure serve una qualche legge speciale?

D. MEDVEDEV: È stato già fatto tutto molto tempo fa. La comunità internazionale ha approvato la Carta delle Nazioni Unite, dove viene sancito il diritto degli stati all'autodifesa. Abbiamo la Costituzione, abbiamo speciali leggi russe che regolano le decisioni sulle contromisure e che riguardano anche l'impiego delle forze armate russe. La base legislativa c'è e funziona, non c'è niente da correggere.

A. VERNICKIJ («Pervyj Kanal»): E per quanto riguarda le sanzioni diplomatiche ed economiche?

D. MEDVEDEV: Sapete, non siamo affatto sostenitori delle sanzioni. Vi ricorriamo come ultima misura in casi estremi. Certo, come altri paesi a volte siamo costretti a ricorrervi. In alcuni paesi servono leggi speciali, e se necessario anche noi possiamo applicare queste leggi speciali. Ma credo che questa sia la via più improduttiva.

Originale: http://kremlin.ru/

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