mercoledì, agosto 20, 2008

Partita a scacchi geopolitica

Partita a scacchi geopolitica: retroscena di una mini-guerra nel Caucaso

di Immanuel Wallerstein

In questo mese il mondo ha assistito a una mini-guerra nel Caucaso, e la retorica è stata appassionata anche se per lo più irrilevante. La geopolitica è una serie gigantesca di partite a scacchi tra due giocatori che tentano di acquisire una posizione di vantaggio. In queste partite è fondamentale conoscere le regole che governano le mosse. Al cavallo non è consentito muovere in diagonale.

Dal 1945 al 1989 la partita a scacchi principale è stata quella tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Era chiamata Guerra Fredda e le sue regole fondamentali si chiamavano metaforicamente "Yalta". La regola più importante riguardava una linea che divideva l'Europa in due zone di influenza. Fu chiamata da Winston Churchill "Cortina di Ferro" e andava da Stettino a Trieste. La regola era che, per quanto scompiglio creassero in Europa i pedoni, non doveva esserci uno scontro tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Alla fine di ciascuna crisi i pezzi dovevano tornare dove si trovavano all'inizio. Questa regola fu osservata meticolosamente fino al crollo del comunismo nel 1989, che fu segnato dalla demolizione del muro di Berlino.

È assolutamente vero, come qualcuno osservò all'epoca, che le regole di Yalta furono abrogate nel 1989 e che il gioco tra gli Stati Uniti e (dal 1991) la Russia era cambiato radicalmente. Il maggiore problema da allora è stato che gli Stati Uniti hanno frainteso le nuove regole del gioco. Si sono proclamati, e sono stati proclamati da molti altri, l'unica superpotenza. In termini di regole scacchistiche, ciò venne interpretato nel senso che gli Stati Uniti erano liberi di muoversi sulla scacchiera come meglio credevano, e in particolare di trasferire ex-pedoni dell'Unione Sovietica nella propria sfera di influenza. Con Clinton, e in modo ancora più spettacolare con George W. Bush, gli Stati Uniti hanno continuato a giocare così.

C'era solo un problema: gli Stati Uniti non erano la sola superpotenza; anzi, non c'era nemmeno più una superpotenza. La fine della Guerra Fredda trasformò gli Stati Uniti da una delle due superpotenze a uno stato forte nell'ambito di una distribuzione multilaterale del potere nel sistema interstatale. Molti grandi paesi adesso potevano giocare le loro partite a scacchi senza rendere conto delle proprie mosse a una delle due superpotenze di un tempo. E cominciarono a farlo.

Negli anni di Clinton vennero prese due importantissime decisioni geopolitiche. Innanzitutto gli Stati Uniti premettero, con maggiore o minore successo, per l'incorporazione nella NATO degli ex-satelliti sovietici. Questi paesi erano a loro volta desiderosi di aderire, anche se i paesi-chiave europei, la Germania e la Francia, erano piuttosto riluttanti a intraprendere questo cammino. Vedevano la manovra statunitense come un tentativo di limitare la loro neo-acquisita libertà d'azione geopolitica.

La seconda mossa cruciale degli Stati Uniti fu quella di diventare protagonisti attivi nei riallineamenti dei confini all'interno dell'ex-Repubblica Federale della Jugoslavia, e culminò nella decisione di sancire, e far rispettare con le loro truppe, la secessione di fatto del Kosovo dalla Serbia.

La Russia, perfino sotto El'cin, era molto scontenta di queste azioni degli Stati Uniti. Tuttavia il dissesto economico e politico negli anni el'ciniani era tale che al massimo la Russia poteva lamentarsi, e va aggiunto che a volte lo fece assai flebilmente.

L'ascesa al potere di George W. Bush e Vladimir Putin fu quasi simultanea. Bush decise di spingere le tattiche dell'unica superpotenza (gli Stati Uniti possono muovere i loro pezzi come vogliono) più in là di quanto avesse fatto Clinton. Come prima cosa, nel 2001 Bush si ritirò dal Trattato Anti-Missili Balistici firmato da Stati Uniti e Unione Sovietica nel 1972. Poi annunciò che gli Stati Uniti non avrebbero ratificato due nuovi trattati firmati negli anni di Clinton: il Trattato di bando complessivo dei test nucleari del 1996 e i cambiamenti concordati al trattato per la limitazione delle armi strategiche SALT II. Poi Bush ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero portato avanti il loro sistema nazionale di difesa anti-missile.

E naturalmente Bush nel 2003 ha invaso l'Iraq. In questo contesto gli Stati Uniti hanno chiesto e ottenuto il diritto di sorvolo e di creare basi militari nelle repubbliche dell'Asia Centrale che prima facevano parte dell'Unione Sovietica. Inoltre gli Stati Uniti hanno promosso la costruzione di oleodotti e gasdotti in Asia Centrale e in Caucaso senza passare per la Russia. E infine gli Stati Uniti hanno stretto accordi con la Polonia e la Repubblica Ceca per installare elementi del sistema di difesa anti-missile, ufficialmente come difesa dai missili iraniani ma di fatto, secondo l'interpretazione della Russia, mirati alla Russia stessa.

Putin decise di rispondere ben più efficacemente di El'cin. Da giocatore prudente, però, come prima cosa pensò di rinforzare la propria base, potenziando l'autorità centrale e riorganizzando l'esercito russo. A questo punto cambiarono le tendenze dell'economia mondiale e la Russia divenne una potenza ricca che controllava non solo la produzione petrolifera ma anche quel gas naturale così necessario ai paesi dell'Europa Occidentale.

Fu allora che Putin cominciò ad agire. Strinse relazioni con la Cina. Mantenne stetti rapporti con l'Iran. Cominciò ad allontanare gli Stati Uniti dalle basi dell'Asia Centrale. E prese decisamente posizione sull'ulteriore allargamento della NATO a due zone-chiave: l'Ucraina e la Georgia.

Il crollo dell'Unione Sovietica aveva prodotto tendenze separatiste in molte ex-repubbliche, compresa la Georgia. Quando nel 1990 la Georgia tentò di porre fine allo statuto autonomo delle sue zone etnicamente non georgiane, queste si proclamarono subito indipendenti. Nessuno riconobbe questi stati, ma la Russia garantì la loro autonomia de facto.

Gli inneschi immediati dell'attuale mini-guerra nel Caucaso sono duplici. A febbraio il Kosovo ha trasformato formalmente la propria autonomia de facto in indipendenza de jure. La sua mossa è stata appoggiata e riconosciuta dagli Stati Uniti e da molti paesi dell'Europa Occidentale. La Russia allora ha lanciato un serio ammonimento: la logica di questa mossa si applicava anche ai separatisti de facto delle ex-repubbliche sovietiche. In Georgia la Russia è passata immediatamente, per la prima volta, a riconoscere l'indipendenza de jure dell'Ossezia del Sud come risposta diretta a quella del Kosovo [la Russia, pur appoggiando l'autonomia dell'Ossezia del Sud, non ha riconosciuto formalmente la sua indipendenza, N.d.T.].

Al vertice NATO che si è svolto lo scorso aprile gli Stati Uniti hanno proposto di accogliere Georgia e Ucraina nel cosiddetto Membership Action Plan, il programma di pre-adesione all'alleanza atlantica. La Germania, la Francia e il Regno Unito si sono tutti opposti a questa iniziativa, dicendo che avrebbe provocato la Russia.

Il neoliberista e decisamente filo-americano presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, era disperato. Vedeva svanire per sempre la possibilità di riaffermare l'autorità della Georgia in Ossezia del Sud (e in Abchazia). Così ha scelto un momento di distrazione russa (Putin alle Olimpiadi, Medvedev in vacanza), per invadere l'Ossezia del Sud. Naturalmente le deboli forze militari ossete sono state travolte. Saakashvili pensava di riuscire a forzare la mano degli Stati Uniti (e di Germania e Francia).

Ha ricevuto invece l'immediata reazione militare della Russia, che ha travolto l'esercito georgiano, mentre da George W. Bush ha ricevuto solo vuota retorica. Del resto, cosa poteva fare Bush? Gli Stati Uniti non sono una superpotenza. I suoi eserciti sono bloccati in due guerre perdenti in Medio Oriente. E soprattutto gli Stati Uniti hanno bisogno della Russia più di quanto la Russia abbia bisogno di loro. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha osservato acutamente in un editoriale sul Financial Times che la Russia è "un partner dell'Occidente per... Medio Oriente, Iran e Corea del Nord".

Per quanto riguarda l'Europa Occidentale, la Russia essenzialmente controlla le forniture di gas. Non è un caso che sia stato il presidente francese Sarkozy, e non Condoleezza Rice, a negoziare la tregua tra Georgia e Russia. La tregua conteneva due concessioni fondamentali da parte della Georgia. La Georgia si impegnava a non usare ulteriormente la forza in Ossezia del Sud e l'accordo non faceva menzione dell'integrità territoriale georgiana.

Dunque la Russia ne è uscita più forte di prima. Saakashvili ha scommesso tutto quello che aveva ed è adesso geopoliticamente un fallito. E per ironia della sorte la Georgia, uno degli ultimi alleati degli Stati Uniti nella coalizione in Iraq, ha ritirato tutto il suo contingente di 2000 uomini. Questi soldati svolgevano un ruolo cruciale nelle aree sciite, e dovranno ora essere sostituiti da truppe statunitensi, che a loro volta dovranno essere spostate da altre aree.

Quando in geopolitica si gioca a scacchi è meglio conoscere le regole, o si rischia di essere sconfitti dall'abilità altrui.

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Articolo originale pubblicato il 15 agosto 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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