sabato, agosto 09, 2008

Tskhinvali è il centro del mondo?

[Questa analisi risale al 7 agosto, dunque alla vigilia dell'intensificazione del conflitto, ma resta utile per ribadire l'importanza geostrategica dell'Ossezia del Sud alla luce della teoria di Mackinder sul controllo dell'Asia Centrale come mezzo per acquisire o consolidare l'egemonia mondiale]

Tskhinvali è il centro del mondo?

di John Laughland

Sir Halford Mackinder (1861-1947), professore di Geografia all'Università di Oxford, direttore della London School of Economics e membro del Parlamento, è solitamente considerato il fondatore della geografia politica. Profondamente permeato da idee molto britanniche sulla necessità di mantenere l'equilibrio dei poteri sulla terra per conservare l'egemonia sul mare, Mackinder nel 1904 fece la famosa affermazione secondo la quale l'Eurasia era il perno geografico della storia mondiale, e che il controllo sull'Europa Orientale avrebbe garantito il controllo dell'Eurasia e di conseguenza del mondo intero.

I suoi scritti hanno esercitato un'influenza enorme che continua ancora oggi: Zbigniew Brzezinski, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Jimmy Carter, deve molto a Mackinder per la sua teoria secondo la quale l'America deve avere il controllo dell'Asia Centrale per consolidare la propria egemonia mondiale. È invece meno noto che l'apice della carriera politica di Mackinder fu quando il ministro degli esteri Lord Curzon nel 1919 lo nominò Alto Commissario britannico per la Russia Meridionale.

La Gran Bretagna all'epoca aveva schierato nella Russia Meridionale delle truppe che combattevano al fianco delle forze anti-bolsceviche comandate dal Generale Denikin. Mackinder lo persuase a riconoscere l'indipendenza dei popoli del Caucaso in caso di vittoria bianca, e una volta tornato a Londra disse che la Gran Bretagna avrebbe dovuto creare un'alleanza anti-bolscevica tra un'Ucraina indipendente e gli stati del Caucaso e mantenere il controllo della linea ferroviaria tra Baku e Batumi per non mettere in pericolo le forniture petrolifere dal Caspio e per impedire ai bolscevichi di raggiungere il Mar Nero. Allora la Gran Bretagna non adottò questa politica, e l'Unione Sovietica di Lenin finì per controllare efficacemente lo stesso territorio appartenuto all'Impero Russo (anche se lo trasformò in una federazione). Ma la visione di Mackinder divenne realtà meno di un secolo dopo, con il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991.

È alla luce di questa prospettiva storica e ideologica che dobbiamo capire l'energico sostegno offerto oggi dai geo-strateghi americani all'ingresso nella NATO dei due restanti stati sul Mar Nero, Ucraina e Georgia. Come Mackinder, vogliono trasformare il Mar Nero in un lago della NATO e espellere la Russia dai suoi territori storici in Europa. Gli obiettivi sono tre: proteggere le forniture energetiche; contribuire alla “democratizzazione” (cioè occidentalizzazione) del “Grande Medio Oriente” da Casablanca a Kabul; e infliggere una decisiva sconfitta geostrategica alla Russia. Questi obiettivi spiegano perché l'Occidente abbia appoggiato in Ucraina Viktor Yuščenko, pro-NATO, e la decisione del governo georgiano di ristabilire il controllo sulle due province separatiste, Abchazia e Ossezia del Sud, dove le tensioni stanno crescendo pericolosamente con decine di persone uccise in un combattimento nei pressi della capitale Tskhinvali.

Quali sono le probabilità di successo dell'Occidente? Di certo alcune parti della teoria di Mackinder sono state già messe in pratica: l'allargamento dell'Unione Europea e della NATO sono una realtà, e l'influenza dell'Occidente ha riportato nuove importanti vittorie in Serbia. Il progetto di creare uno scudo “anti- missile” in Europa Orientale va avanti, e quando sarà completato costituirà inevitabilmente una minaccia per la Russia. Tuttavia la violenza nel Caucaso, se si intensificherà, sarà la prima vera guerra attorno a un obiettivo strategico dall'invasione dell'Iraq nel 2003: l'“indipendenza” del Kosovo, invece, è stata ottenuta senza sparare un solo colpo.

Nel suo ultimo libro, Le nouveau XXIe siecle (Il nuovo XXI secolo), l'economista francese Jacques Sapir ha scritto in modo molto convincente che il progetto di creare un impero mondiale americano è di fatto abortito a partire dal 2003. Naturalmente il progetto agita ancora le menti di alcuni fanatici di Washington. Naturalmente l'economia e la politica degli Stati Uniti continuano a essere pesantemente influenzate dall'industria militare, che paga i politici perché perorino la causa di un'espansione militare ancora maggiore. E naturalmente gli Stati Uniti mostrano un'inquietante tendenza a creare nuove crisi per distogliere l'attenzione da quelle vecchie.

Ma le guerre di logoramento in Iraq e in Afghanistan dimostrano che gli Stati Uniti non possono, di fatto, “democratizzare” il Medio Oriente e neanche controllarlo, e che diventa dunque difficile pensare di poter controllare l'Asia Centrale, per non parlare del mondo intero. L'esercito americano dopo tutto non è così grande. È dunque dubbio che Washington decida di mandare le proprie truppe a combattere contro le forze filo-russe (o forse perfino russe) in Georgia (anche se la probabilità che ciò accada sotto la presidenza di John McCain rimane molto alta). Non sarà forse vero che “chi controlla Tskhinvali controlla il mondo”, ma l'esito di una guerra lì sarà la cartina al tornasole dell'equilibrio dei poteri tra Russia e America negli anni che verranno.

John Laughland, britannico, è esperto di scienze politiche e Director of Studies all'Istituto per la Democrazia e la Cooperazione di Parigi.

Originale da: RIA Novosti

Articolo originale pubblicato il 7 agosto 2008.

1 commento:

Elin ha detto...

Good words.