sabato, agosto 16, 2008

War Nerd: Ossezia del Sud, la guerra dei miei sogni

[Per chiudere la settimana (e che settimana), perché a questo punto credo sia superfluo mettere un disclaimer sul tono cinico e sarcastico (che cela osservazioni interessantissime, come il mancato bombardamento del tunnel di Roki), e perché semplicemente il War Nerd è il War Nerd ed è molto divertente tradurlo, e forse anche leggerlo].

War Nerd: Ossezia del Sud, la guerra dei miei sogni

di Gary Brecher

Ci sono tre cose fondamentali da ricordare a proposito di questa fumante piccola guerra in Ossezia:

1. L'hanno cominciata i georgiani.
2. Hanno perso.
3. Che meravigliosa piccola guerra!

Per me la cosa più importante è la numero 3, la pura bellezza dei filmati che sono già usciti da questa guerra. Sto in paradiso.

Naturalmente, se volete prenderla sul serio e studiarvi un po' l'Ossezia, il Nord e il Sud, e la Georgia e quell'eterno conflitto chiamato Caucaso, potete dare un'occhiata all'articolo che scrissi sulla carneficina di Beslan, Ossezia del Nord, pochi anni fa.

Ma per quanto mi riguarda, adesso, diciamo pure che mi fermo al presente. Questa è la guerra dei miei sogni: entrambe le parti usano l'aviazione! Quanto spesso la vedete una cosa del genere, di questi tempi? E così salterò la parte storica. Ricordate solo che l'Ossezia del Sud è una piccola bolla a forma di mela che pende dal territorio russo giù nella Georgia, e che negli ultimi anni è stata per la maggior parte sotto il controllo di truppe irregolari di osseti spalleggiati dai “peacekeeper” russi.

Ai georgiani questo non è piaciuto. Da quelle parti del mondo i territori non si cedono, mai. I georgiani sono sempre stati gente fiera, buoni guerrieri, mica tanto misericordiosi. Anzi, qui non riesco a fare a meno di un po' di storia: ricordate quando i mongoli spazzarono via Baghdad nel 1258, il più grande massacro tra tutte le loro conquiste? Nessuno conosce il numero dei morti, ma furono almeno 200.000: un numero altino per un'epoca in cui non c'erano gli antibiotici. L'odore era così forte che i mongoli dovettero spostare l'accampamento sopravvento. Insomma, i macellai più entusiasti erano i soldati cristiani georgiani dell'esercito di Hulagu Khan. Si sono consumati le braccia sugli abitanti di Baghdad.

E così: gente dura da tutte le parti, in quelle zone. Nessuna pietà. Non buoni. Soprattutto non i georgiani. Hanno la reputazione di brava gente, a tu per tu, ma non è il caso di mettersi contro di loro e soprattutto di portargli via della terra.

I georgiani hanno preso tempo, poi sono passati all'offensiva, stile caucasico, facendo finta di fare pace mentre continuavano a programmare l'attacco a sorpresa contro l'Ossezia del Sud. Avevano appena firmato un trattato che garantiva l'autonomia all'Ossezia del Sud, questa settimana, e poi hanno attaccato, alla Corleone. I lanciarazzi multipli georgiani hanno messo a ferro e fuoco Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del Sud; le truppe georgiane si sono riversate sui posti di blocco osseti; e insomma, è stata una partenza notevole, ma come disse Petraeus a proposito dell'Iraq nel lontano 2003, com'è che va a finire la storia? Nel senso: com'è che si invade un territorio che i russi tengono d'occhio e proteggono senza pensare come reagiranno?

Saakashvili non ci ha proprio pensato. Uno dei motivi per cui può aver calcato troppo la mano è che è stato fortunato l'ultima volta che ha avuto a che fare con una regione separatista: l'Ajara, una strisciolina di costa del Mar Nero nella Georgia Meridionale. Un posto più piccolo di certe città della Central Valley, ma si dichiarò repubblica “autonoma” per preservare le sue sacre tradizioni tipo artigianato in vimini e cose del genere. Va accettato che la gente del Caucaso è fatta così: morirebbe pur di non salutare quelli che abitano oltre la collina, e non cambierà mai. Gli agiari non sono neanche etnicamente diversi dai georgiani: sono georgiani anche loro. Ma sono musulmani, il che significa che anche loro devono avere il loro parlamento di Lego e il loro esercitino e tutte questa robaccia vittoriana, e un leader, un coso chiamato Abashidze (accidenti ai nomi georgiani!) li ha offerti volontari per combattere fino alla morte per un'indipendenza inutile. Solo che era un tale pazzo, e così corrotto, e gli agiari erano così simili ai georgiani, e il loro piccolo paese era così minuscolo e ridicolo che per una volta ha prevalso il buon senso e gli agiari si sono rifiutati di lottare e si sono lasciati assorbire dal Colosso del Nord, la possente Georgia.

Insomma, come ho già detto, non c'è niente di più pericoloso della vittoria. Fa impazzire la gente. Saakashvili ha cominciato a pensare di potersi prendere qualsiasi regione separatista: tipo, diciamo, l'Ossezia Meridionale. Ma si è dimenticato di alcune differenze, tipo il fatto che l'Ossezia Meridionale non è georgiana, confina con la Russia ed è legata all'Ossezia del Nord. La strada che porta dalla Russia all'Ossezia del Sud è piuttosto fragile come linea di rifornimento: passa attraverso il Tunnel di Roki, una galleria nella montagna 10.000 piedi di altitudine. Sono costretto a chiedermi perché l'aviazione georgiana – che è buona, a quanto pare – come prima cosa non ha bombardato l'uscita del tunnel in Ossezia del Sud. Insomma, se non vi fidate dei ragazzi dell'aviazione mandate le forze speciali con gli zainetti pieni di esplosivo. Ci sono tanti modi per bloccare un tunnel. Insomma, non servono le alte tecnologie: prendete un'autocisterna piena di carburante, la fate seguire da una macchina, l'autista lascia l'autocisterna (che verrà fatta saltare con un telecomando o un timer) a metà del tunnel, sale sull'auto e torna indietro giusto in tempo per vedere una grande palla di fuoco. E ricostruire una galleria dentro le montagne non è un lavoro facile né veloce. Certo, i russi potevano rifornire via aerea, ma è più difficile e si sarebbe almeno rallentato l'inevitabile. Strano, dunque, che per quanto ne so i georgiani non abbiano neanche tentato di far saltare quel tunnel. Non mi piace analizzare a distanza la gestione dei dettagli in questo modo, perché solitamente le decisioni prese sul terreno hanno le loro buone ragioni; sono le decisioni strategiche ad essere quasi sempre folli. Eppure io questa cosa non riesco proprio a capirla.

Probabilmente i georgiani hanno semplicemente pensato che i russi non avrebbero reagito. Facevano come avevano imparato da Bush e Cheney: pensare positivo, restare fedeli allo scenario più ottimistico. Il piano georgiano era classico shock’n’awe senza alcuna riflessione matura sul lungo periodo. L'esercito nuovo di zecca avrebbe bombardato gli osseti del sud in doposbronza da tregua (quello peggiore) e poi... oh, sarebbero stati accolti come liberatori? Ma certo, come noi in Iraq. Ragazzo, si paga un prezzo per aver creduto in Bush. I georgiani l'hanno fatto. Pensavano che li avrebbe aiutati. Guardavo il piccolo mostro alla TV, che sedeva in tribuna a guardare la partita di basket USA-China. (Strana partita: i cinesi erano più alti e muscolosi, segnavano sotto canestro ma non riuscivano a tirare da lontano. Non quello che ci aspetta da squadre di basket straniere). Sulle prime non l'ho neanche riconosciuto, Bush, mi chiedevo perché continuassero a fare dei primi piani di questo tizio che sembrava il papà senza gambe di Hank Hill. E poi hanno detto che era il presidente. Sapete quando si dice che uno è “cresciuto in statura”; lui si è ristretto.

E più si restringe, più alto è il prezzo da pagare per avere creduto in lui. I georgiani sono stati ingenui perché erano così contenti di liberarsi dei sovietici che gli Stati Uniti devono essergli sembrati il paradiso. E così hanno fatto i leccapiedi recitando la parte del perfetto e ubbidiente piccolo alleato. Poi noi li avremmo fatti entrare nella NATO e bombardati a tappeto con i SUV e gli Ipod.

La loro parte era semplice: hanno mandato truppe in Iraq. Prima un contingente di 850 soldati, poi ben 2000, un'enormità. Se si pensa che la popolazione della Georgia conta meno di cinque milioni, sono un sacco di soldati. Infatti la Georgia, per contingente, è il terzo paese della “Coalizione dei volonterosi” dopo Stati Uniti e Gran Bretagna.

Adesso starete pensando: uau, non un bel momento per avere tanti dei tuoi uomini migliori in Iraq, eh? Be', è vero e vale per un sacco di paesi – come noi, per esempio – ma almeno noi non dobbiamo affrontare un'invasione russa. I georgiani erano così spaventati da annunciare che metà del loro contingente sarebbe tornato a casa, e, per favore, l'USAF non poteva mica dagli un passaggio?

Un passaggio magari sì, ma è tutto. Abbiamo già fatto moltissimo, non perché amiamo i georgiani ma per controbilanciare l'influenza russa là dove va tenuto d'occhio il nuovo oleodotto. Il maggiore progetto di assistenza americano è stato il GTEP, “Georgia Train and Equip” (addestramento ed equipaggiamento, 64 milioni di dollari). Prevedeva che 200 istruttori delle forze speciali insegnassero ai bei ragazzi georgiani tutte le lezioni imparate di recente dall'esercito degli Stati Uniti. E questa è la barzelletta: la storia militare è solo una lunga serie di scherzi da prete. Noi ci concentravamo sulle tattiche contro-insorgenza: coesione di piccole unità, abilità nel tiro, intelligence. L'idea era mettere al sicuro la Georgia dai ceceni o da altri pazzerelli musulmani che potevano entrare dalla Gola di Pankisi nella Georgia nord-orientale. E abbiamo fatto un buon lavoro. L'esercito georgiano ha stabilizzato la zona nel classico stile dei Berretti Verdi. Insomma i georgiani si sono così imbaldanziti per quel successo e per la loro storia d'amore con quelli di Washington che pensavano di poter sfidare chiunque. Quello che stanno scoprendo è che la fanteria leggera che gli abbiamo dato non è moltissimo quando una gigantesca forza armata russa ha appena superato il tuo confine.

La risposta militare americana finora è stata tutta a parole, e parole anche stupide. Una specie di portavoce del Pentagono ha definito “sproporzionata” la reazione russa. Ma cosa diavolo dicono? Hanno guardato troppi show sul lavoro della polizia. I poliziotti hanno questa dottrina della “minima forza necessaria”, ma la applicano solo se ci sono videocamere nei paraggi. Gli eserciti non hanno mai, mai adottato quella politica, perché è un ottimo modo per farti ammazzare inutilmente i soldati. L'idea della guerra è combattere nel modo più sleale e sproporzionato possibile. Se ce l'hai, lo usi. Grazie a Dio non abbiamo mai combattuto in modo “proporzionato” in Viet Nam. Ci hanno provato i francesi perché non avevano un'aviazione forte, e sono stati spazzati via. Quando i francesi si sono ritirati dall'Indocina, il loro primo ministro Mendès France fece tanto di promettere la pace entro 30 giorni dall'inizio del suo mandato. E i suoi comandanti in Indocina gli dissero in privato: “Non credo che riusciremo a resistere così tanto”. Ecco cosa ti porta il combattere in modo “proporzionato”: Dien Bien Phu.

Se volete che vi faccia una traduzione siete fortunati perché parlo benissimo il pentagonese. Ecco cosa significa “sproporzionato”: be', immaginate di andarvene in giro con un tizio e che questo le prenda da un bullo, e voi diciate “Oh, inappropriato!” Voglio dire, invece di aiutarlo. Ecco quello che significa “sproporzionato” per il Pentagono: “Non intendiamo alzare un dito per aiutarti, ma guarda che siamo spiritualmente con te, amichetto!”

Il modo più veloce per capire chi sta vincendo una guerra è vedere chi chiede prima il cessate il fuoco. E questa volta sono stati i georgiani. Quando è stato chiaro che i russi avrebbero appoggiato gli Osseti, la guerra era finita. Perfino i georgiani dicevano: “Combattere la Russia da soli è da pazzi”. Questo significa che pensavano che la Russia non avrebbe soccorso i suoi alleati. E non era male, come scommessa, perché la Russia ha una lunga e imprevedibile storia di fregature riservate ai suoi amici. Ma non l'ha fatto sempre. I georgiani dovrebbero sapere meglio di chiunque altro che ogni tanto i russi arrivano davvero, perché sono stati i soldati russi a salvare la Georgia da un'invasione persiana nel 1805, nella battaglia Zagam. Naturalmente i russi avevano permesso ai persiani di saccheggiare Tbilisi solo una decina di giorni prima di intervenire. È questo il fatto: 'sti bastardi sono imprevedibili. Non puoi nemmeno contare sul fatto che tradiscano i loro amici (benché il più delle volte sia la scommessa più sicura, diciamo 6 contro 5).

Questa volta i russi sono arrivati. Per tante ragioni, a cominciare dal fatto che Bush è debole e loro lo sanno; che gli Stati Uniti stanno incastrati in quella maledetta guerra in Iraq e non possono fare un accidenti; e soprattutto perché il Kosovo ha appena dichiarato l'indipendenza dalla Serbia, vecchio alleato della Russia. È l'ora di rendere pan per focaccia, dove il pane e la focaccia sono il Kosovo e l'Ossezia del Sud. Per come la vede Putin, se noi possiamo immischiarci nelle faccende dei loro alleati e lasciare che piccole enclavi etniche come il Kosovo si dichiarino indipendenti, i russi possono fare lo stesso con i nostri alleati, specie se sono stupidi e ingenui come la Georgia.

Per fortuna l'Ossezia del Sud non è questa gran cosa. Qui voglio essere onesto. Tra un anno a nessuno importerà molto chi governa quel piccolo grumo di terra. Ben più serio è il fatto che un altro, più grande e più strategico pezzo di Georgia chiamato Abchazia, sul Mar Nero, sta approfittando dell'occasione per cacciare le ultime truppe georgiane dal suo territorio. La Georgia potrebbe perdere quasi tutta la sua costa, ma del resto i georgiani sono gente dell'entroterra, che vive nelle valli fluviali, mica un popolo di pescatori.

Ciò che accade qui alla Georgia è la versione piccina-picciò della Germania nel XX secolo: calca troppo la mano e perdi tutto. Se sei un nazionalista georgiano, questa guerra è una tragedia; se sei un nazionalista russo o osseto, è un trionfo, una vittoria per la giustizia, cose così. Per tutti noi è solo divertente da guardare. E cavoli, questa è stata TANTO divertente! I filmati che ne sono venuti fuori! Sapete, il DVD è la cosa più bella che sia accaduta alla guerra da un sacco di tempo. Solo divertimento, niente angoscia: è l'equivalente bellico della Diet Coke.

Capite, questa è la guerra che ero solito vedere nelle illustrazioni di Aviation Week e AFJ commissionate dalle aziende della Difesa: una guerra tra due eserciti convenzionali, che usano entrambi l'aviazione e colonne blindate, su un terreno di conifere. Ecco quello che mostravano quelle illustrazioni, con il dettaglio ravvicinato dell'arma che volevano promuovere mentre si dirigeva su un convoglio del Patto di Varsavia sbucato da una foresta di pini tedesca. Naturalmente una vera guerra tra la NATO e il Patto di Varsavia non sarebbe mai e poi mai andata così. Si sarebbe passati al nucleare in una o due ore, ed entrambe le parti lo sapevano: il che spiega perché non sia successo. E così tutte quelle bellissime armi erano una farsa, se dovevano essere usate solo nel Fulda Gap. Ma accidenti, Dio è buono, perché riecco tutto qui, sullo stesso tipo di terreno, eccole tutte qui le nostre vecchie illustrazioni: carri armati di fabbricazione russa incendiati, un caccia di fabbricazione sovietica che cade a pezzi dal cielo, soldati in mimetica russa che combattono contro altri soldati in mimetica russa, in una schermaglia nei pressi di un tugurio di campagna.

E niente sfumature razziali a rompere le scatole: sono tutti bianchi! E vengono da posti di cui non sappiamo niente e non ce ne frega un cazzo!

Tutto questa agitazione, e il clamore, e le cavolate sulla fine del mondo passeranno, e la conclusione sarà semplice: i georgiani hanno calcato la mano e si sono presi delle sberle, e noi siamo riusciti a vedere un po' di conseguenze, che sono quello che succede quando sprechi le tue truppe migliori – quelle della Georgia, peraltro – in una guerra stupida nel posto sbagliato. Abbiamo tolto il Kosovo a un alleato russo; hanno tolto l'Ossezia del Sud a un alleato americano. Scambio di pedoni. Se mai segnala qualcosa di più grande, è il fatto che gli Stati Uniti sono più deboli di dieci anni fa e la Russia è molto, molto più forte che ai tempi di El'cin. Ma chiunque abbia un po' di buon senso lo sapeva già.

A durare saranno quei meravigliosi filmati, come un sogno di epoca NATO, come Dio che mi ha dato per l'ultima volta l'occasione di osservare le armi che al tempo dei miei vent'anni sognavo di vedere in azione. Perfino i video sui civili feriti sono interessanti, perché un sacco di quei feriti sono grassi e vecchi, cosa che non si vede spesso nei filmati classici ambientati in Corea, Normandia o Viet Nam. Saranno anche gente normale, ma sant'Iddio, come vittime sono proprio brutte. La gente magra riesce meglio in mezzo alle macerie con la faccia insanguinata, devo essere sincero.

Mentre la guerra finisce – e lo farà, perché in quest'epoca i paesi non combattono fino alla morte – ci sarà tutto il tempo per capire come si sono comportati i vari sistemi d'arma. Mi interessano soprattutto i missili di difesa aerea georgiani, ottimi e recenti modelli russi. Ma avremo tempo. Per ora andiamo su LiveLeak o YouTube (LiveLeak ha la roba migliore, per ora) e divertiamoci. In questi momenti noi nerd di guerra possiamo avere tutto il porno gratis che desideriamo. Datevi malati, chiedete ore libere in cambio dei soldi degli straordinari, insomma: non perdetevi quei filmati.

Originale: ExileD online

Pubblicato l'11 agosto 2008

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