venerdì, settembre 05, 2008

All'ombra del conflitto caucasico: alcuni dati interessanti

La preziosissima Winthrop 360 ha esattamente il post che fa per me: riassume cioè alcune cose interessanti che sono successe nell'ultimo mese e sono state messe in ombra dalla guerra (anche di informazione) in Ossezia del Sud. Molte di queste cose hanno a che fare con l'energia e l'economia, dunque le riprendo ampliandole e integrandole con alcuni dati raccolti da me. Anche queste, credo, ci torneranno utili.

Il Kazakistan ha proposto una tassa sull'estrazione del petrolio (dal 7% al 20% del valore di mercato). Non influisce sui PSA (Production Sharing Agreement, cioè i contratti firmati tra un governo e le compagnie che riguardano la quantità di materie prime, solitamente petrolio, assegnata a ciascuna di esse) e il giacimento di Tengiz ma è comunque un fattore negativo per le multinazionali occidentali.

***

In Australia diversi esponenti del governo si sono opposti alla vendita di uranio alla Russia. Le autorità russe hanno risposto che se le imprese russe vengono messe in difficoltà in Australia lo stesso accadrà a quelle australiane in Russia (per esempio la BHP Billiton, il colosso anglo-australiano delle materie prime interessato alle miniere russe). Pochi giorni dopo un gruppo industriale che rappresenta le maggiori compagnie minerarie australiane ha dichiarato che della Russia ci si può fidare.
Un commento di Tat'jana Sinicyna per RIA Novosti è un po' più chiaro sulla questione: l'accordo tra Russa e Australia era stato firmato il 7 settembre 2007 e molto semplicemente stabiliva che la Russia avrebbe comprato uranio per il valore di un miliardo di dollari all'anno dall'Australia che ne ha in surplus (il 40% delle riserve mondiali). La Russia garantiva che l'uranio sarebbe rimasto militarmente "sterile" e sarebbe stato usato per scopi pacifici (del resto la Russia per gli scopi militari usa il proprio uranio, le cui riserve sono le terze al mondo). Però, cosa interessante, l'accordo non è attivo, partirà solo dal 2015. Né del resto il documento è stato ratificato dai parlamenti, dunque è ancora un pezzo di carta con gli autografi dei due presidenti. Chi cerca di bloccare questo accordo lo fa sapendo di non rischiare nulla al momento: saranno probabilmente altri a risentirne, tra sette anni. E come fa notare giustamente Sinicyna l'uranio non è carbone, non basta spalarlo nelle fornaci qua e là, richiede lo sviluppo di tecnologie sofisticate: "Immaginate che le compagnie australiane abbiano già cominciato a investire in impianti e tecnologie in attesa di accordi con i futuri soci russi, mentre i loro politici se ne escono con dichiarazioni che contrastano con i loro interessi. È chiaro chi sarà a perderci".
Link: (RUS) (ENG)

***

La Russia e l'Uzbekistan hanno concordato la costruzione di un nuovo gasdotto che trasporterà fino a 30 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale turkmeno e uzbeko verso la Russia (già visto nei precedenti post).

***

Mentre Berlusconi era in Libia per firmare l'accordo di cooperazione con Gheddafi è stato raggiunto da Sergej Ivanov; la Russia mira a costruire un altro gasdotto verso l'Europa.

***

L'Armenia ha dichiarato che l'Iran entro il 2010 soddisferà il 100% dei suoi bisogni energetici, parzialmente in cambio di elettricità (importando 3,3 miliardi di kilowatt all'ora via Tabriz nel nord-ovest dell'Iran).

***

Gazprom ha firmato un importante memorandum di intesa con la Nigeria per la creazione di una joint venture che si occuperà di "prospezione, produzione e trasporto di idrocarburi", di "realizzare un sistema per convogliare e valorizzare il gas associato" e di "costruire centrali elettriche in Nigeria".

***

Come conseguenza della crisi nel Caucaso la Russia potrebbe riprendere in considerazione il progetto di costruire una ferrovia che colleghi direttamente Armenia e Iran: è questo l'esito di un recente incontro tra Medvedev e il presidente armeno Sargsyan.

***

Gazprom Neft, il braccio petrolifero di Gazprom, ha firmato un accordo per sviluppare il giacimento petrolifero iraniano di Azadegan Nord ed estrarre petrolio da altri tre giacimenti (Shurum, Kukh-i-Rig e Dudru). Mentre le compagnie occidentali stanno lasciando l'Iran (la francese Total se n'è andata all'inizio dell'estate, la spagnola Repsol YPF e la Royal Dutch Shell si sono ritirate dallo sviluppo della 13ma fase di South Pars), aumenta invece la presenza delle compagnie russe.

***

I britannici e i russi sono giunti a un accordo su TNK-BP dopo la lunga disputa per il controllo della joint venture: BP ha accettato di sostituire la dirigenza accogliendo le richieste dei partner russi.

***

La Russia e la Turchia sono state sull'orlo di una guerra doganale: la stampa turca ha riferito che la scorsa settimana migliaia di camion turchi sono rimasti bloccati alla frontiera russa perché la Russia ha irrigidito il regime doganale quando la Turchia ha consentito il passaggio attraverso il Bosforo delle navi da guerra americane dirette nel Mar Nero. In risposta la Turchia ha dichiarato che i cargo in arrivo dalla Russia dovevano essere ispezionati più scrupolosamente. Negli ultimi giorni i due paesi hanno però dichiarato di non essere interessati a un peggioramento delle relazioni. Secondo gli esperti sarebbe la Turchia a perderci di più. Le esportazioni russe verso la Turchia sono costituite prevalentemente da risorse energetiche (il 29% del petrolio e il 63% del gas naturale consumato dalla Turchia vengono dalla Russia). La Turchia esporta tessuti, veicoli, attrezzature, farmaci e prodotti alimentari. Inoltre in Russia lavorano attualmente più di 150 società edilizie turche.

***

Sempre a proposito di Turchia, la moglie di Matthew Bryza, vice assistente segretario di stato americano, che si chiama Zeyno Baran ed è senior fellow e direttrice del Centro per la Politica Eurasiatica allo Hudson Institute [fondazione che fa parte di un gruppo di istituti ferocemente neoconservatori] ha scritto il 29 agosto un articolo sul Wall Street Journal intitolato "Will Turkey abandon NATO?" (La Turchia intende abbandonare la NATO?), nel quale si chiedeva appunto da che parte stia andando la Turchia (cogliendo segnali di tentennamento e di apertura verso la Russia e soprattutto l'Iran).

Nessun commento: