lunedì, settembre 01, 2008

Chi tace...

[Come bene evidenzia Russia Monitor in questo post, anche a proposito del recente summit della SCO (Gruppo di Shanghai) si sono lette valutazioni molto contrastanti. Ricordiamo che la dichiarazione finale della SCO esprimeva "supporto per il ruolo attivo della Russia nel contribuire alla pace e alla cooperazione nella regione". La stampa occidentale si è affrettata a interpretare la dichiarazione come uno "scacco diplomatico" subito dalla Russia. Va poi segnalato che la dichiarazione è stata citata in modo selettivo: AFP evidenziava l'appoggio "al principio dell''integrità territoriale' degli stati", The Independent lo interpretava come una "denuncia del riconoscimento russo dell'indipendenza delle repubbliche separatiste". Ci si chiede allora come mai la Russia abbia sottoscritto una dichiarazione finale che la condannava, e perché se ne sia detta molto soddisfatta (come si rileva qua e là anche negli articoli segnalati qui in questi giorni). Ovviamente le risposte stanno nello statuto della SCO, nella natura e negli obiettivi del gruppo di Shanghai e nella varietà dei suoi membri e dei loro interessi. In questo contesto, anche una dichiarazione finale solo relativamente positiva è un buon successo: significa che la Russia ha alleati che riconoscono la complessità della situazione e non fanno a gara per condannarla, e tanto basta. Questo intendo, quando scherzo sulla necessità di leggere i rapporti tra Russia e Cina con l'attenzione che mostravano gli inviati occidentali alle prese con il linguaggio fortemente codificato della Pravda (che permetteva di intravedere la gravità dei problemi nelle relazioni con un altro paese in base all'inclusione o all'omissione dell'aggettivo "fraterne", tanto per fare un esempio).
Ecco un breve pragmatico pezzo di Expert Online che chiarisce in modo semplice e lineare alcuni punti della questione e le ovvie ragioni della condotta della Cina].

Chi tace...

di Mark Zavadskij, corrispondente di Expert Online da Hong Kong

Il summit della Shanghai Cooperation Organization svoltosi lo scorso mercoledì ha dimostrato quello che era chiaro a molti fin dall'inizio del conflitto con la Georgia: la Cina non è pronta ad appoggiare apertamente la Russia in questo round con l'Occidente. Il massimo in tal senso su cui può contare la dirigenza russa è rappresentato da una taciturna neutralità. Lo hanno dimostrato tutte le sedute del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, alle quali i rappresentanti della Cina non hanno pronunciato parola.

“Seguiamo attentamente lo sviluppo della situazione e ci rendiamo conto della storia complessa e dell'attuale situazione dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia”, ha spiegato il 27 agosto il portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Qin Gang, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla posizione cinese in merito alla questione. Tutto qui.

Anche i mezzi di informazione cinesi evitano accuratamente di esporre analisi della situazione e soprattutto commenti sulla posizione ufficiale di Pechino. Si rileva solo la tensione dei rapporti tra l'Occidente e la Russia, il cui punto di vista viene a onor del vero riportato in modo piuttosto dettagliato, anche citando l'ambasciatore russo in Cina Sergej Razov.

Quando la Cina quattro mesi fa si è ritrovata isolata dopo le rivolte in Tibet, il Ministero degli Esteri russo è stato molto più eloquente. Allora la Russia ha appoggiato in tutto e per tutto l'operato della Cina. Il Ministero degli Esteri russo ha espresso la speranza che le autorità della RPC ricorressero a tutte le misure necessarie per porre un freno alle azioni illegali e sedassero i conflitti nella regione autonoma, mentre il ministro Lavrov ha dichiarato che appoggiare i separatisti tibetani sarebbe stato immorale.

E adesso che è la Russia a trovarsi sola, la Cina se ne esce con costruzioni verbali poco significative.

Sulle ragioni di questa condotta si è già detto abbastanza. La Cina si oppone coerentemente all'ingerenza di paesi terzi nei suoi “affari interni” e respinge il principio dell'ingerenza negli “affari interni” sulla scena internazionale. Tra la repressione delle rivolte in Tibet, la gestione dell'ordine nello Xinjiang e le relazioni con Taiwan la Cina ha sufficienti motivi per restare fedele a questo principio anche nel futuro.

Lo stesso pensiero che la SCO potesse appoggiare apertamente la Russia appare strano, se si considera con quali obiettivi è stata creata questa organizzazione. Se si legge attentamente il suo statuto si scopre che non c'è scritto niente sulla necessità di contrastare il genocidio. Invece il primo articolo della carta della SCO, firmata nel 2001, afferma che uno dei principali obiettivi dell'organizzazione sarà “contrastare il terrorismo, il separatismo e l'estremismo in tutte le loro manifestazioni”. Un appoggio diretto all'indipendenza dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud avrebbe contraddetto lo statuto stesso del Gruppo di Shanghai e i suo spirito complessivo: ciascuno dei paesi membri della SCO ha delle regioni difficili, e uno dei motivi per cui l'Organizzazione è stata creata è proprio la necessità di risolvere questi problemi. Il secondo articolo della carta della SCO afferma che i paesi appoggiano i principi dell'“integrità territoriale degli stati e dell'inviolabilità dei confini nazionali, della non ingerenza negli affari interni, del non uso della forza o della minaccia di essa nelle reazioni internazionali”.

La Cina in questo conflitto appoggerà solo i propri interessi, che consistono in primo luogo nel garantirsi la sicurezza energetica. In un certo senso il conflitto tra Russia e Occidente risulta utile alla Cina: presto la Russia dovrà decidere in quale direzione prevalente orientare le sue forniture energetiche. E la Cina è estremamente interessata a che la direzione prioritaria diventi proprio quella orientale.

E con tutto ciò la Russia oggi non ha “alleato” migliore della Cina. Non è un caso che la Russia negli ultimi tempi si stia muovendo per fare entrare la Cina e l'India nel G8. Pechino, come Mosca, si è opposta al riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, e in presenza della Cina per gli altri sette paesi sarebbe ben più difficile usare nei confronti della Russia la retorica della democrazia e dei diritti umani. Questa è un'occasione per portare la Cina dalla propria parte in un mondo fortemente polarizzato: se il G8 dovesse rifiutare la Cina e allo stesso tempo cacciare la Russia, questi due paesi avrebbero un altro tema comune da affrontare nei loro colloqui.

Originale: Expert.ru

Articolo originale pubblicato il 29 agosto 2008.

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