lunedì, settembre 15, 2008

Esponenti dell'opposizione georgiana parlano

Qua e là gli esponenti dell'opposizione georgiana cominciano a esprimere la loro opinione sul conflitto nel Caucaso. Nel finesettimana è stata la volta dell'ex ministro della difesa in esilio, Irakly Okruashvili. In un'intervista ha accusato gli Stati Uniti di essere parzialmente colpevoli della guerra non avendo fatto nulla per limitare le ambizioni di Saakashvili, che ha definito come un uomo con "carenze democratiche".
Traduco dalla notizia Reuters:

"Le osservazioni dell'ex ministro della difesa sono importanti, perché Saakashvili ha sempre sostenuto che è stata la Russia a cominciare la guerra invadendo il suo paese. Il presidente georgiano ha infatti detto di avere consegnato ai capi dell'Unione Europea 'solide prove' che la colpa è di Mosca, anche se non ha fornito dettagli.

Ma Okruashvili, già stretto alleato di Saakashvili che è stato ministro della difesa dal 2004 al 2006, ha detto che lui e il presidente avevano lavorato insieme ai piani militari per invadere l'Ossezia del Sud e l'altra regione separatista, l'Abkhazia.

'L'Abkhazia era la nostra priorità strategica, ma nel 2005 abbiamo elaborato piani militari per prenderle entrambe', ha detto Okruashvili.

Dall'ufficio di Saakashvili non è giunta alcuna reazione immediata a queste dichiarazioni.

Mentre era in carica, Okruashvili era un falco dichiarato: era stato fautore di una maggiore militarizzazione del paese e aveva invocato la necessità di riprendersi l'Ossezia del Sud - suo luogo natale - con la forza.

Ma nell'intervista ha criticato aspramente il modo in cui Saakashvili ha gestito il conflitto, che sarebbe stato lanciato in fretta e in furia senza supporto diplomatico e senza tener conto del rafforzamento della presenza militare nella regione.

'I piani originali prevedevano un'operazione articolata in due segmenti per entrare in Ossezia del Sud, prendere Tskhinvali, il tunnel di Roki e Java', ha detto riferendosi rispettivamente alla capitale della regione, il principale valico tra la Russia e la regione ribelle e un'altra città strategicamente importante.

'L'offensiva di Saakashvili invece mirava solo a prendere Tskhinvali, perché pensava che gli Stati Uniti avrebbero bloccato la reazione russa attraverso canali diplomatici'.

'Ma quando la reazione degli Stati Uniti si è rivelata inesistente Saakashvili ha poi spostato le truppe verso il tunnel di Roki, dove sono state respinte dai russi', ha detto.

La Russia infatti ha reagito all'attacco georgiano a Tskhinvali riversando truppe e carri armati attraverso il tunnel di Roki e mettendo in rotta l'esercito georgiano. Esito inevitabile, secondo Okruashvili.

'Dopo il 2006 non avevamo alcuna possibilità di successo in un'offensiva militare... i russi avevano riposizionato e migliorato le loro infrastruttore militari nel Caucaso Settentrionale, in Abkhazia e in Ossezia del Sud, e ovviamente l'hanno fatto per noi'.

Okruashvili ha detto che il presidente georgiano avrebbe potuto ordinare all'esercito di difendere dai russi varie città strategicamente importanti, ma che ha invece 'lasciato passare i russi per risparmiarsi le critiche e giocare il ruolo della vittima'.

Washington aveva sempre detto chiaramente alla leadership georgiana che non avrebbe appoggiato un'invasione, ha aggiunto Okruashvili.

'Quando abbiamo incontrato il presidente Bush, nel maggio del 2005, ci è stato detto chiaramente: non cercate lo scontro militare. Non saremo in grado di aiutarvi militarmente'.

Okruashvili, 34 anni, è fuggito in Europa nel 2007 dopo essere stato incarcerato nel suo paese per accuse di corruzione che ha sempre negato, attribuendole alla volontà di punirlo per le sue critiche alla presidenza. A marzo è stato condannato a 11 anni di carcere in contumacia da un tribunale georgiano ma ha ricevuto asilo politico in Francia, dove la scorsa settimana un tribunale ha respinto la richiesta di estradizione di Tbilisi.

Okruashvili ha detto che Washington è parzialmente da biasimare per la guerra perché ha acriticamente supportato Saakashvili malgrado il suo crescente autoritarismo.

'Non c'erano controlli. Le istituzioni che aveva creato ruotavano tutte intorno a lui. L'assenza di critiche da parte degli Stati Uniti gli ha permesso di andare troppo in là', ha detto l'ex ministro.

Okruashvili ha aggiunto che il presidente georgiano dovrebbe ora dimettersi o affrontare un procedimento giudiziario per aver ordinato la guerra e aver firmato la tregua 'indecorosa' mediata dall'UE che attribuisce alla Russia diritti ancora maggiori sulle due regioni ribelli.

'(Saakashvili) deve essere ritenuto responsabile e dimettersi. Se si dimette non sarà sottoposto a procedimento giudiziaro. Ma se non lo fa sarà perseguito', ha detto Okruashvili".

Secondo Okruashvili il 7 novembre, cioè l'anniversario delle dimostrazioni di massa represse violentemente dal regime di Saakashvili, sarà una sorta di test per l'opposizione.

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Le dichiarazioni di un ex ministro ora in esilio, a suo tempo fautore di una politica molto aggressiva e alleato di Saakashvili, vanno prese con un grano di sale.
Tuttavia la parte interessante, come fa notare Kirill Pankratov (RUS), sembra essere rappresentata dai segnali agli Stati Uniti, che Okruashvili fondamentalmente cerca di discolpare magari pensando di assicurarsi così il ruolo di successore di Saakashvili. Tutto sembra indicare che Saakashvili si aspettasse un forte appoggio da parte degli Stati Uniti. Da qui, dice Pankratov, giungiamo a due ipotesi:

a) Saakasvhili è stato così sprovveduto da interpretare male gli ammonimenti degli Stati Uniti;

b) In effetti gli Stati Uniti non hanno cercato di alcun modo di trattenerlo, e forse l'hanno addirittura aizzato senza prendere in considerazione l'ipotesi di uno scontro militare diretto con la Russia. Forse sono arrivati diversi segnali attraverso canali diversi: da una parte (canale pubblico) l'avvertimento di andarci cauti, dall'altra (canale confidenziale) un maggiore incoraggiamento. In questo secondo caso gli Stati Uniti non hanno corso alcun rischio concreto, la banda dei neocon ne ha tratto vantaggi elettorali e Saakashvili e la Georgia sono stati semplicemente usati. A che altro servono le nuove "democrazie"?

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