lunedì, settembre 01, 2008

La Russia resta una potenza del Mar Nero

[Il nostro diplomatico indiano preferito sulla portata militare del riconoscimento di Abkhazia e Ossezia del Sud, sugli spazi di manovra della Russia dopo il summit del Gruppo di Shanghai e sullo scacco subito dagli Stati Uniti e dalla NATO nel Mar Nero].

La Russia resta una potenza del Mar Nero

di M. K. Bhadrakumar

Se la battaglia nel Caucaso era per il petrolio e per gli obiettivi della NATO in Asia Centrale, gli Stati Uniti questa settimana hanno subito un colossale scacco. Il Kazakistan, paese ricchissimo di risorse e importante protagonista centro-asiatico, ha deciso di schierarsi al fianco della Russia sul conflitto con la Georgia, e così il controllo di fatto della Russia sui due principali porti del Mar Nero si è consolidato.

In un incontro a Dušanbe, la capitale del Tagikistan, nell'ambito del summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), il presidente kazako Nurusultan Nazarbayev ha detto al presidente russo Dmitrij Medvedev che Mosca poteva contare sull'appoggio di Astana nell'attuale crisi.

Nella sua conferenza stampa a Dušanbe Medvedev ha sottolineato che le sue controparti della SCO, compresa la Cina, avevano mostrato comprensione nei confronti della posizione russa. Mosca sembra soddisfatta anche della dichiarazione diffusa dal summit SCO sugli sviluppi nel Caucaso, nella quale, tra le altre cose, si afferma: “I capi degli stati membri della SCO accolgono con favore la firma a Mosca dei sei principi per la risoluzione del conflitto in Ossezia del Sud e appoggiano il ruolo attivo di Mosca nell'assicurare la pace e la cooperazione nella regione”. La SCO comprende la Cina, la Russia, il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e l'Uzbekistan.

Si è capito che qualcosa era nell'aria quando il 19 agosto il ministro degli Esteri kazako ha diffuso una dichiarazione che alludeva a un'ampia comprensione verso la posizione russa. La dichiarazione invocava una “valutazione obiettiva ed equilibrata” dei fatti e rilevava che era stato fatto un tentativo “di risolvere una complessa questione etno-territoriale con l'uso della forza”, il che aveva prodotto “gravi conseguenze”. Nella dichiarazione si affermava che Astana appoggiava “il modo in cui le autorità russe proponevano di risolvere la questione” in armonia con la carta delle Nazioni Unite, gli accordi di Helsinki del 1975 e il diritto internazionale.

La lunga dichiarazione mostrava una simpatia per la posizione russa ma offriva una articolata spiegazione per questa scelta.

Da allora il Kazakistan ha rotto gli indugi e ha appoggiato completamente la posizione russa.
È stato un punto di svolta per la diplomazia russa nello spazio post-sovietico. Ha detto Nazarbayev:

Sono sorpreso che l'Occidente abbia semplicemente ignorato il fatto che le forze armate georgiane hanno attaccato la pacifica città di Tskhinvali [nell'Ossezia del Sud]. Dunque questa è la mia interpretazione: penso che tutto sia cominciato con questo. E la Russia poteva scegliere o di stare zitta oppure di proteggere la sua gente. Penso che tutti i passi successivi intrapresi dalla Russia fossero intesi a fermare il massacro di civili in questa città martoriata. Naturalmente ci sono tanti profughi, tanti senzatetto.

Seguendo il nostro accordo bilaterale sull'amicizia e la cooperazione tra Kazakistan e Russia, abbiamo fornito aiuti umanitari: sono già state inviate 100 tonnellate. Continueremo a fornire aiuti insieme a voi.
Naturalmente ci sono state vittime tra i georgiani: la guerra è guerra. La risoluzione del conflitto con la Georgia è stata rimandata a un futuro imprecisato. Abbiamo sempre avuto buoni rapporti con la Georgia. Le compagnie del Kazakistan hanno fatto sostanziosi investimenti in quel paese. Naturalmente chi ha investito lì vuole stabilità. Le condizioni del piano che lei e [il presidente della Francia Nicolas] Sarkozy avete tracciato devono essere messe in pratica, ma alcuni hanno già cominciato a disattendere alcuni punti del piano.

Tuttavia penso che i negoziati continueranno e che ci sarà la pace: non c'è altra alternativa. Il Kazakistan dunque comprende tutte le misure che sono state prese, e le appoggia. Da parte nostra saremo pronti a fare il possibile per assicurare che tutti tornino a sedersi al tavolo dei negoziati.

Dal punto di vista di Mosca, le parole di Nazarbayev valgono tanto oro quanto pesano. Il Kazakistan è il più ricco produttore di energia dell'Asia Centrale e un peso massimo regionale. Confina con la Cina. Tutta la strategia regionale degli Stati Uniti nell'Asia Centrale mira a sostituire la Russia e la Cina come partner principali del Kazakistan. Le compagnie petrolifere americane si sono gettate sul Kazakistan subito dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991: tra quelle compagnie c'era anche la Chevron, con la quale aveva legami il segretario di stato americano Condoleezza Rice.

Non sorprende che il Kazakistan fosse una delle destinazioni preferite del vice presidente Dick Cheney e che il presidente George W. Bush abbia ricevuto fastosamente Nazarbayev alla Casa Bianca.

Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per coltivare Nazarbayev, sperando appassionatamente di poter persuadere in qualche modo il Kazakistan ad affidare il suo petrolio all'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, la cui efficacia è altrimenti in dubbio. L'oleodotto è una componente cruciale del grande gioco degli Stati Uniti nel Caspio.

Gli Stati Uniti si erano impegnati strenuamente nella realizzazione del progetto dell'oleodotto, affrontando difficoltà apparentemente insormontabili. Di fatto Washington orchestrò la rivoluzione “colorata” in Georgia del novembre del 2003 (che catapultò Mikheil Saakashvili al potere a Tbilisi) proprio mentre veniva commissionato l'oleodotto. L'idea generale dietro il trambusto nel Caucaso meridionale era che gli Stati Uniti assumessero il controllo della Georgia, il cui territorio è attraversato dall'oleodotto.

Inoltre il Kazakistan confina per 7500 chilometri con la Russia (si tratta del confine terrestre tra due paesi più lungo del mondo). Sarebbe un incubo per la sicurezza russa se la NATO riuscisse a stabilire la propria presenza in Kazakistan. Ancora una volta la strategia degli Stati Uniti mirava al Kazakistan come preda ambita della NATO in Asia Centrale. Gli Stati Uniti intendevano puntare al Kazakistan dopo aver fatto entrare la Georgia nella NATO.

Questi sogni americani hanno subito uno scacco quando la dirigenza kazaka si è schierata con Mosca. Pare proprio che Mosca abbia messo nel sacco Washington.

La Bielorussia esprime supporto
Anche l'altro paese che confina con la Russia, la Bielorussia, ha espresso a Mosca il suo supporto. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko ha incontrato Medvedev a Soči il 19 agosto per comunicargli la sua solidarietà.

“La Russia ha agito con calma, saggiamente e molto bene. È stata una risposta pacata. Nella regione è stata ristabilita la pace, e durerà”, ha commentato.

Ma ancora più importante è il fatto che la Russia e la Bielorussia abbiano deciso di firmare un accordo, questo autunno, sulla creazione di un sistema unificato di difesa aerea. Ciò è enormemente vantaggioso per la Russia nel contesto della recente iniziativa degli Stati Uniti di posizionare elementi del loro sistema di difesa anti-missile in Polonia e nella Repubblica Ceca.
Secondo le notizie diffuse dai media russi, la Bielorussia ha varie batterie di missili S-300 – il sistema avanzato della Russia – e sta attualmente negoziando per ricevere dalla Russia gli S-400, che saranno disponibili entro il 2010.

Adesso l'attenzione si sposta sull'incontro della Collective Security Treaty Organization (CSTO, Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva), in programma il 5 settembre a Mosca. La posizione della CSTO sulla crisi nel Caucaso sarà oggetto di attenta osservazione.

Pare che Mosca e il Kazakistan stiano collaborando strettamente al programma della CSTO, che è composta da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. La grande domanda è come si attrezzerà la CSTO per far fronte ai piani di espansione della NATO. La realtà geopolitica che si sta delineando è che con il riconoscimento russo dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia Mosca ha praticamente messo sotto scacco la strategia degli Stati Uniti nella regione del Mar Nero, mandando all'aria il loro piano di trasformare il Mar Nero in un “lago della NATO”. E anche i piani di espansione della NATO nel Caucaso hanno subito una battuta d'arresto.

Non molti analisti hanno compreso appieno la portata militare della decisione russa di riconoscere l'indipendenza delle repubbliche separatiste georgiane.

La Russia ha ora guadagnato il controllo di fatto di due importanti porti sul Mar Nero, Sukhumi e Poti. Anche se il regime di Viktor Yushchenko in Ucraina, appoggiato dagli Stati Uniti, crea ostacoli alla flotta russa a Sebastopoli – assai probabilmente Mosca liquiderà le tattiche di pressione ucraine – la flotta ha ora accesso ai porti alternativi sul Mar Nero. Poti, in particolare, possiede infrastrutture eccellenti che risalgono all'epoca sovietica.

La rapidità con cui la Russia ha assunto il controllo di Poti deve aver fatto diventare verdi di rabbia gli Stati Uniti, che si sono resi conto che il loro obiettivo di cancellare il ruolo storico della Russia come “potenza del Mar Nero” è diventato una vana speranza. Naturalmente, senza una flotta sul Mar Nero la Russia avrebbe cessato di essere una potenza navale nel Mediterraneo. Di conseguenza ne avrebbe anche sofferto il profilo della Russia in Medio Oriente. Gli americani avevano proprio un piano ambizioso per la Russia.

Tutto fa pensare che Mosca intenda affermare la presenza strategica della sua Flotta del Mar Nero. Sono cominciati i colloqui con la Siria per l'espansione di una base di manutenzione e assistenza navale nel porto siriano di Tartus. I mezzi di informazione mediorientali hanno recentemente suggerito nel contesto della visita del presidente siriano Bashar al-Assad a Mosca che la Russia potrebbe contemplare l'ipotesi di spostare la sua Flotta del Mar Nero da Sebastopoli alla Siria. Ma è una lettura erronea, finché tutto ciò di cui ha bisogno la Russia è un centro di manutenzione e assistenza per le sue navi che operano nel Mediterraneo. Infatti, la quinta squadra navale della Marina sovietica, con base nel Mediterrano, aveva utilizzato il porto di Tartus proprio per questo.

La Cina mostra comprensione
Mosca andrà al summit della CSTO forte dell'appoggio della SCO, anche se quest'ultimo non è stato privo di riserve. Medvedev ha detto dell'incontro della SCO:

Naturalmente ho dovuto spiegare ai nostri partner quello che è realmente accaduto, giacché la versione data da alcuni mezzi di informazione occidentali sfortunatamente differiva dai fatti reali a proposito del vero aggressore, di chi ha dato inizio a tutto questo e di chi dovrebbe rispondere politicamente, moralmente e infine legalmente di cuò che è successo...

I nostri colleghi ci sono stati grati per queste informazioni e durante una serie di colloqui abbiamo concluso che simili accadimenti non rafforzano di certo l'ordine mondiale, e che chi ha scatenato l'aggressione dovrebbe rispondere delle sue conseguenze... Sono molto felice di avere potuto discutere di questo con i nostri colleghi e di avere ricevuto da loro questo genere di supporto per i nostri sforzi. Confidiamo che la posizione dei paesi membri della SCO abbia un'adeguata risonanza nella comunità della sicurezza internazionale, e spero che manderà un chiaro segnale a coloro che stanno cercando di giustificare l'aggressione commessa.

Per Mosca dev'essere stato un sollievo che la Cina abbia acconsentito ad allinearsi con una dichiarazione così positiva. Giovedì anche il Ministero degli Esteri russo sembra avere avuto il primo contatto con l'ambasciata cinese a Mosca sulla questione. È significativo che la dichiarazione del Ministero degli Esteri specificasse che l'incontro tra il vice primo ministro russo Aleksej Borodavkin e l'ambasciatore cinese Liu Guchang si sia svolto per iniziativa cinese.

La dichiarazione affermava: "La Cina è stata informata delle motivazioni legali e politiche della decisione russa e ha espresso comprensione per esse" (Corsivo dell'autore). È altamente improbabile che su un tema così sensibile Mosca possa avere unilateralmente arrischiato un'affermazione eccessiva senza un certo grado di tacito consenso preventivo da parte dei cinesi, com'è comune pratica diplomatica.

La notizia diffusa dall'agenzia di informazione ufficiale russa si spingeva un po' più in là sottolineando che “la Cina ha espresso la propria comprensione per la decisione della Russia di riconoscere le regioni separatiste della Georgia, l'Ossezia del Sud e l'Abkazia".

L'atteggiamento favorevole di Bielorussia, Kazakistan e Cina dà una notevole spinta alla posizione di Mosca. Di fatto, l'assicurazione che tre grandi paesi che circondano la Russia manterranno le relazioni amichevoli indipendentemente dalle minacce occidentali di scatenare una nuova guerra fredda fa un'enorme differenza per gli spazi di manovra di Mosca. Adesso ci possiamo aspettare in qualsiasi momento – forse durante il finesettimana – che la Bielorussia annunci il riconoscimento dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia.

Chiaramente Mosca non è interessata a montare una campagna diplomatica per raccogliere il supporto della comunità mondiale a favore della sovranità e dell'indipendenza delle due province separatiste. Come ha scritto un commentatore russo, “Diversamente dei tempi del compagno Brežnev, adesso Mosca non sta cercando di fare pressioni perché altri paesi la sostengano sulla questione. Se lo facesse potrebbe trovare molti simpatizzanti, ma che importa?"

Serve agli scopi di Mosca solo nella misura in cui la comunità mondiale traccia un'analogia tra il Kosovo e le due province separatiste. Ma in ogni caso le due province hanno sempre dipeso dalla Russia per il sostegno economico.

Con l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia quello che importa a Mosca è che se l'Occidente adesso intende costruire un nuovo Muro di Berlino quel muro dovrà seguire un percorso a zig zag lungo la costa occidentale del Mar Nero, mentre la flotta russa resterà salda sulla costa orientale e potrà entrare e uscire dal Mar Nero a piacimento.

La Convenzione di Montreal assicura il libero passaggio delle navi da guerra russe attraverso lo Stretto del Bosforo. In queste circostanze i grandiosi progetti della NATO di occupare il Mar Nero trasformandolo in un lago privato sembrano ora remotissimi. I registi della NATO a Bruxelles e i loro protettori a Washington e a Londra devono esserci rimasti con un palmo di naso.

Orginale: Asia Times

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