martedì, settembre 30, 2008

L'India e il mondo di domani

[Non solo sull'India e non solo per feticisti della diplomazia indiana].

L'India e il mondo di domani

di M. K. Bhadrakumar

Come lo spettro di Banquo alla tavola di Macbeth nel dramma di Shakespeare, ci sarà un ospite invisibile anche nello Studio Ovale della Casa Bianca, venerdì prossimo, quando il Presidente George W. Bush riceverà il Primo Ministro indiano Manmohan Singh. Sarà lo spettro del periodo post-Guerra Fredda, morto a diciassette anni per cause innaturali e inutilmente. Bush riesce a vederlo, quel fantasma, e sa che è una metafora dell'usurpazione, ma il dottor Singh, come i nobili ospiti di Macbeth, probabilmente no.

Il periodo seguito alla fine della Guerra Fredda è giunto a morte prematura la notte tra il 7 e l'8 agosto. Il conflitto transcaucasico ha avuto un impatto sulle relazioni della Russia con gli Stati Uniti, l'Unione Europea e la NATO, per non parlare della leadership transatlantica degli Stati Uniti, del futuro della NATO e delle relazioni tra NATO e Unione Europea.

Ma soprattutto la Russia si è trasformata. Tutto ciò ci costringe a rivisitare le ipotesi e le previsioni dalle quali decollò la nuova politica estera indiana, all'inizio degli anni Novanta. Poteva Delhi prevedere – come Washington, le capitali europee o Pechino – che la rinascita russa era inevitabile, che era solo questione di tempo perché la Russia risorgesse dalle ceneri sovietiche? La nostra comunità strategica, che ha abbandonato l'osservazione della Russia nel 1991 a favore dei più verdi pascoli dell'euroatlantismo, sembra ancora attribuire la rinascita russa alle fortune dei petrodollari. Sembra inconsapevole del fatto che i primi segni di quella rinascita erano già visibili nella seconda metà degli anni Novanta, quando Boris El'cin introdusse nella gerarchia cremliniana Evgenij Primakov e Mosca si volse a Pechino. La Cina e l'Occidente almeno se ne accorsero. Tutto questo avveniva molto tempo fa, quando un barile di petrolio stava ancora sotto i 20 dollari.

Perché la nostra comunità di analisti strategici ha volontariamente sospeso l'incredulità a proposito della permanenza del caos della Russia post-sovietica? Dopo tutto pochissimi paesi hanno saputo come l'India riconoscere il genio russo e la sua infinita capacità di rigenerarsi. Ma i protagonisti della nostra politica si sono avidamente bevuti la versione trionfalistica degli Stati Uniti sulla morte del comunismo e la fine della storia. Sono giunti tristemente a usare il disordine della Russia come convincente giustificazione per le cosiddette “correzioni di rotta” della politica estera, che finirono per trasformarsi in quello straordinario “partenariato strategico” che abbiamo oggi con gli Stati Uniti.

Resta il fatto che siamo scivolati, come inebriati, verso la coabitazione nel modello egemonico degli Stati Uniti post-Guerra Fredda, il cui scopo principale era quello di mantenere una struttura di potere per il Nuovo Secolo Americano assorbendo alcune potenze emergenti.

È questo modello la Russia ha messo sottosopra il 7-8 agosto. Naturalmente il cambiamento era nell'aria da molto tempo, e quando è giunto – per prendere a prestito le parole di W.B. Yeats – una “terribile bellezza” è nata nell'ordine mondiale. Ma quali sono i fatti concreti? In primo luogo, è ovvio che la Russia ha tracciato una linea rossa davanti all'ulteriore espansione della NATO verso il Transcaucaso, punto vulnerabile della Russia e via d'accesso all'Asia Centrale e al Medio Oriente. In secondo luogo, la Russia non si è scomposta quando le navi da guerra della NATO e degli Stati Uniti sono entrate nel Mar Nero per una prova di forza davanti alla base navale di Sebastopoli. In terzo luogo, la Russia ha riconosciuto l'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia ignorando le proteste degli Stati Uniti, dell'Unione Europea e della NATO. Sta inoltre per creare basi militari nei due paesi per contrastare le basi degli Stati Uniti nel Mar Nero sulle coste orientali della Romania.

Ma ci sono anche realtà più vaste. Primo, la Russia fatto capire di essere decisa ad affermare i propri legittimi interessi. Secondo, non accetterà più quella sorta di fatto compiuto che si è vista presentare dall'Occidente nei Balcani negli anni Novanta o in Kosovo lo scorso febbraio. Insiste invece nel voler essere attivamente protagonista nella sua regione e nel mondo. Terzo, gli Stati Uniti devono abituarsi a negoziare con la Russia da pari a pari e con reciproco vantaggio. Quarto, la Russia praticamente non ha vulnerabilità economiche che l'Occidente possa manipolare. Né è particolarmente in debito con l'Occidente. Sarebbe comico se l'Occidente si mettesse a sventolare la carta del G8 o dell'ingresso nella WTO per spaventare la Russia.

Quinto, la Russia post-sovietica non è intralciata da futili bagagli ideologici, né rischia l'isolamento per aver respinto il mondo “unipolare”. Promuovendo il multilateralismo e un ordine democratico mondiale riecheggia lo spirito dei nostri tempi e l'opinione mondiale prevalente. Sesto, la Russia è tuttora convinta della validità di una politica estera non orientata allo scontro e “multivettoriale” per il perseguimento ottimale dei propri interessi nazionali in quanto potenza eurasiatica.

Dunque, come ha scritto sul quotidiano China Daily uno studioso cinese di spicco, Fu Mengzi, Vice Presidente dell'Istituto Cinese per le Relazioni Internazionali Contemporanee, “il fatto che la Russia abbia tenuto testa all'Occidente su questa vicenda significa che si è finalmente conclusa l'epoca in cui la Russia doveva permettere alle potenze occidentali di fare tutto ciò che volevano. Come grande potenza risorgente, la Russia ha scoperto la propria profonda energia... e la volontà di essere la potenza in ascesa che è”. Fu osservava che sono finiti i tempi in cui la Russia voleva “entrare nell'ordine mondiale dominato dall'Occidente”, e che la causa di questo va cercata nel “timore profondamente radicato e [nella] diffidenza delle potenze occidentali nei confronti delle altre potenze in ascesa”.

Aspetto interessante, Fu concludeva che ciò che importa non è tanto che la Russia possa cercare di cambiare il sistema internazionale quanto il fatto che “sta mutando l'epoca segnata dal dominio di in un'unica superpotenza o dell'alleanza occidentale”. È vero, i paesi delle regioni più remote stanno osservando con attenzione il modo in cui si sta configurando il mondo di domani. Nel Caucaso le armi tacevano da poco che già Mosca cominciava a ricevere importati visite da regioni vicine: il Primo Ministro turco Recep Erdogan, il Presidente siriano Bashar al-Assad, il Ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki e il Presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev.

Stanno per giungere a Mosca il Presidente venezuelano Hugo Chavez e quello nicaraguense Daniel Ortega. Il Ministro degli Esteri russo ha espresso indignazione per i tentativi statunitensi di deporre il boliviano Evo Morales, fedele alleato di Chavez.

I bombardieri strategici russi sono ricomparsi nei cieli dei Caraibi; la Russia e Cuba collaboreranno nel settore della comunicazione spaziale; una flotta russa che comprenderà la portaerei a propulsione nucleare Pietro il Grande sarà impegnata in esercitazioni con il Venezuela in novembre.

Per quanto riguarda l'India, però, è il Medio Oriente ad assumere particolare importanza. Non solo la regione è adiacente alla nostra, ma il teatro mediorientale è sempre stato fondamentale nel configurare il mondo del futuro. Mosca è decisa a far sì che la storia di isolamento della Guerra Fredda non si ripeta nel Medio Oriente. Sono in corso dialoghi per riaprire la base navale sovietica nel porto siriano di Tartus. Il Ministro degli Esteri russo ha reso pubblico che durante l'incontro a porte chiuse dei “5+1” (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania) svoltosi a New York venerdì 26 settembre "Noi [la Russia] ci siamo opposti a nuove sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite [contro Teheran] allo stadio attuale. La Russia ha sottolineato la necessità di continuare i tentativi di coinvolgere Teheran in un dialogo costruttivo con l'obiettivo di avviare un processo negoziale”.

La autorità russe hanno anche reso noto che Mosca aiuterà l'Iran a potenziare i suoi sistemi di difesa aerea in aggiunta ai 29 sistemi missilistici Tor-M1 di fabbricazione russa già forniti in base a un contratto di 700 milioni di dollari. Ma soprattutto la Russia ha proposto un coordinamento formale e una vasta cooperazione con l'OPEC.

Tutto questo allarma l'Occidente. Nonostante nelle ultime settimane sia stato il più feroce critico del Cremlino nel mondo occidentale, il Primo Ministro britannico Gordon Brown ha invitato il Presidente russo Dmitrij Medvedev a un summit sull'energia che si terrà a Londra in dicembre. Creando sconcerto a Washington, l'Unione Europea ha dato segnali di voler riprendere i negoziati per un nuovo accordo di cooperazione con Mosca. Di recente Henry Kissinger ha definito un "terremoto politico ed economico" il più grande trasferimento di ricchezza della storia umana che la triplicazione del prezzo del petrolio in 7 anni rappresenta per il Medio Oriente. Se la Russia intensificherà l'intesa con i paesi dell'OPEC questo costituirà un terremoto devastante del 10° grado della scala Richter, dando loro quella che Kissinger ha chiamato “un'influenza politica sproporzionata sugli affari mondiali”.

“E tuttavia le vittime assistono impotenti... Questa situazione nel lungo periodo è intollerabile”, ha scritto, sottolineando quanto il mondo sia cambiato da quando Bush ha ricevuto Singh nello Studio Ovale, nel luglio del 2005. Il partenariato strategico USA-India, che sembrava imminente e che si sarebbe concentrato su quello che i nostri analisti strategici chiamano “ampio interesse convergente” dei due paesi a “promuovere congiuntamente” la sicurezza regionale nell'Hindu Kush, nello Stretto di Malacca e nel Golfo Persico, sembra essere diventato del tutto inutile.

Fonte: The Hindu

Originale pubblicato il 26 settembre 2008

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