lunedì, settembre 01, 2008

Tigri dell'Amur, aeroporti tagiki e gas uzbeko

Mentre il servizio fotografico "Putin e la tigre" faceva il suo lavoro circolando a Ovest con tutto quello schietto carico simbolico che sappiamo e accontentava nello stesso tempo gli animalisti e i nostalgici della memorabile partita di pesca a Tuva (quella in cui Putin mostrava il possente torace e dimostrava di saper camminare sull'acqua), il presidente e il primo ministro russi si dividevano i compiti in due visite interessanti, che riporto e riassumo qui perché magari tornano utili:

Dmitrij
Medvedev e il presidente tagiko Emomali Rakhmon si sono accordati per consentire al Ministero della Difesa russo di usare l'aeroporto di Gissar, nel Tagikistan. La nuova base aerea è destinata a cambiare l'equilibrio delle forze nell'Asia Centrale e la politica estera di Dushanbe.
Gli esperi hanno collegato questo accordo con un trasferimento di armi per il valore di 1 miliardo di dollari al Tagikistan.
La base di Gissar, risalente all'epoca sovietica, e la base russa di Kant nel vicino Kirgizistan possono ricevere elicotteri, aerei d'attacco al suolo e velivoli da trasporto militare.
L'aeronautica militare russa attualmente usa tre aeroporti tagiki a Kulyab, Dushanbe e Kurgan-Tyube.
Grazie alla base di Gissar, la Russia sarà in grado di condurre operazioni di ricognizione più efficaci e di posizionare le sue forze regionali più rapidamente. Secondo Andrej Grozin, capo del dipartimento per il Kazakistan e l'Asia Centrale all'Istituto di Studi della CSI, Gissar potrebbe anche accogliere i bombardieri strategici russi se venissero allungate le piste e aggiunti altri depositi di carburante. Lo scorso inverno il Tagikistan aveva preferito politiche di cooperazione militari multivettoriali. Un reparto francese di stanza a Dushanbe fornisce supporto logistico a elementi dell'aeronautica francese in Afghanistan. Inoltre il governo tagiko non ha ancora deciso se permettere all'aeronautica indiana di usare un aereoporto ad Aini.
Sulla nuova politica tagika ha pesato il trasferimento di vecchie armi russe a Dushanbe, che permetterebbe alle forze armate tagike di disporre di uno dei più grandi arsenali della regione.
"I presidenti Rakhmon e Medvedev hanno ripetutamente negoziato faccia a faccia all'ultimo summit della Shanghai Cooperation Organization, e il leader tagiko ha appoggiato le azioni russe nel Caucaso", ha dichiarato Grozin al giornale. Pare che i mutamenti delle relazioni con l'Occidente abbiano reso la Russia meno esitante nella sua politica in Asia Centrale.
Fonte: RBK daily (RUS)

***

Missione più difficile per Vladimir Putin, che oggi è arrivato in Uzbekistan per tentare di riportare il paese nella sfera di influenza russa e assicurarsi che gli Stati Uniti non tornino a usare le loro basi militari sul suolo uzbeko. L'incontro tra E. Dempsey, del comando centrale statunitense, e il Ministro della Difesa uzbeko Ruslan Mirzayev, svoltosi a Tashkent alla fine di agosto, ha aumentato i timori di Mosca, preoccupata per la convergenza tra l'Uzbekistan e l'Occidente che si è accelerata dopo il conflitto nel Caucaso. Lo scontento del Cremlino è accresciuto dal fatto che il presidente uzbeko Islam Karimov non ha approvato pubblicamente le recenti azioni russe nel Caucaso [si veda qui, per le reazioni delle repubbliche dell'Asia Centrale] né il riconoscimento dell'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud.
Dunque, per impedire a Tashkent di cercare alleati a Ovest, Mosca intende fare all'Uzbekistan una proposta che non può rifiutare: un contratto a lungo termine (2009-2020) per l'acquisto di gas naturale uzbeko a prezzi europei.
Putin intende anche convincere Islam Karimov ad acconsentire alla costruzione di un gasdotto tra Uzbekistan e Russia, mirato ad accrescere la capacità del sistema attuale portandola dai 45 miliardi di metri cubi l'anno attuali a 80-90 miliardi di metri cubi. Per riuscirci Putin non proporrà solo un nuovo prezzo per il gas, ma rinnoverà le offerte di investimento di Gazprom nel programma di prospezione nel distretto di Ustyurtsky.
Se Tashkent rifiuta l'offerta Mosca ha un piano B, stando a una voce di Gazprom. A luglio, Aleksej Miller di Gazprom ha infatti discusso con il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhammedov la costruzione del gasdotto caspico, con una capacità di 20 miliardi di metri cubi l'anno e un altro gasdotto principale in grado di trasportare fino a 3 miliardi di metri cubi.
Fonte: Kommersant' (RUS)

[Meno attraenti del fascino stregatigri dell'uomo che tutti amano odiare e odiano amare, ma, ripensandoci: un bel po' interessanti, queste notizie centroasiatiche].

Nessun commento: