giovedì, ottobre 23, 2008

Intervista con il presidente della Bolivia Evo Morales

Intervista con il presidente della Bolivia, Evo Morales

Continuo a essere un dirigente sindacale”

di Rosa Rojas

Mentre al Congresso si discute la convocazione di un referendum per ratificare la Costituzione approvata con maggioranza semplice dall'Assemblea Costituente dell'anno scorso, Morales dice che il plebiscito si farà, con le buone o con le cattive.

L'opposizione in Bolivia cerca di tornare a livello politico ai tempi della colonia e a livello economico al modello neoliberista, dice il presidente. “Né il governo né il popolo lo permetteranno”, ha affermato il presidente Evo Morales a Palazzo Quemado, sede del Governo.

L'opposizione, in particolare l'alleanza di destra Poder Democrático y Social (Podemos), blocca al Congresso l'approvazione della legge di convocazione del referendum sul progetto della nuova Costituzione Politica. Di fronte a questo, Morales ha avvertito che “nel migliore dei casi” questo progetto si realizzerà in maniera concertata con l'opposizione, che è “un piccolo gruppo”, e che “nel peggiore dei casi” si farà “usando la nostra maggioranza”.

È stato molto criticato dall'opposizione e da buona parte dei mezzi di informazione boliviani per essersi messo alla testa della marcia dei movimenti sociali aggregatisi nella Coordinadora Nacional por el Cambio (Conalcam, Coordinamento Nazionale per il Cambiamento), che lunedì 13 è partita da Caracollo diretta a La Paz per chiedere la Congresso l'approvazione della legge di convocazione. Ma Morales non si pente. “Avrei voluto marciare tutta la settimana”, dice in tono di sfida.

– Lei ha detto che “con le buone o con le cattive” verrà approvato il progetto della Nuova Costituzione Politica dello Stato già accettato dall'Assemblea Costituente. L'opposizione la accusa di voler instaurare un regime “tirannico” e di non rispettare la democrazia. Cosa può dirci al riguardo?

- Cosa significa “con le buone o con le cattive”? Siamo una maggioranza e non possiamo sottometterci a una minoranza, si immagini il sostegno del 67% [il risultato di Morales nel referendum revocatorio. N.d.T.]... in democrazia governa la maggioranza e, quando dico “con le buone”, intendo dire che vogliamo fare la storia della Bolivia tutti insieme... E vogliamo un'opposizione costruttiva, non un'opposizione ostruzionista, e questa maniera di ostacolare il governo – un governo democratico, che governa con la maggioranza, non solo parlamentaria ma anche con la maggioranza del popolo boliviano – logora e distrugge l'opposizione. Io sento che non si tratta di opposizione: sono persone che non fanno che gridare, che turbano e pregiudicano questo processo di cambiamento. Lo ripeto: cosa significa “con le buone o con le cattive”? Con le buone significa concertato e convenuto con questo piccolo gruppo, e con le cattive che usiamo la nostra maggioranza: abbiamo la maggioranza al Parlamento e abbiamo la maggioranza del popolo boliviano.

- Il blocco sistematico attuato dall'opposizione non rispetta le regole della democrazia?

- Non è rispetto. Cos'è allora per loro una tirannia? Il nostro governo nazionale è il più democratico: tutto per il paese, per il cambiamento, per la democrazia, per l'unità... Io devo negoziare, dialogare con terroristi, con responsabili di genocidio e con sovversivi, e questo non lo dice il presidente, questo lo dice il popolo. Ascolto dei commenti, degli appelli alla radio. Com'è che il presidente si mette a dialogare con terroristi, con responsabili di genocidio, con sovversivi? E tutto quello che è successo a settembre (la distruzione di più di 75 uffici del governo nei dipartimenti autonomisti di Tarija, Santa Cruz, Beni e Pando, il massacro di sedici contadini nel Pando), questo sì che è tirannia, un comportamento selvaggio di un gruppo di oppositori che alla fine sono stati sconfitti dal popolo e dalla comunità internazionale.

– Nei negoziati al Congresso per realizzare la legge di convocazione, Podemos vorrebbe inserire nel piano di lavoro la riconsiderazione dello Stato plurinazionale e il riconoscimento delle lingue e dei diritti collettivi dei popoli indigeni. Si può accettare, questo, per giungere a una Costituzione di consenso?

– Innanzitutto, non sono costituenti; voglio plaudire al movimento indigeno e contadino e a tutti i movimenti sociali per aver permesso di migliorare il capitolo relativo alle autonomie, e forse qui, in maniera molto personale, ho detto che se ci sono contraddizioni nella nuova Costituzione si potranno superare, si potrà lavorare per renderle compatibili. Ma per rimettere in questione aspetti strutturali, temi di fondo, bisogna essere costituenti. Il Parlamento non è un'Assemblea Costituente, e neanche Podemos è costituente, e perciò non si discute. Quando propongono il loro nuovo Stato, vogliono sicuramente tornare ai tempi della Colonia; erano viceré, triumvirati, e in passato dominavano la Bolivia. Il viceré, un gruppo di oligarchi, un gruppo di gerarchi della Chiesa cattolica: erano loro che dominavano la Bolivia e l'America Latina. Questo fa parte del passato: viviamo altri tempi, tempi di cambiamento, tempi di partecipazione del popolo, e quando rimettono in questione aspetti economici vogliono tornare al modello neoliberista. Né il governo né il popolo lo permetteranno: la Bolivia comincia a emanciparsi economicamente, ed è per questo che se questa crisi finanziaria influisce indirettamente sui i prezzi non colpisce però l'economia nazionale.

- Che previsioni si sono fatte di fronte a questa crisi?

- Siamo in riunioni permanenti con i ministri e i movimenti sociali. Il governo innanzitutto garantirà l'alimentazione; siamo in emergenza per garantire le risorse energetiche nel caso che il problema sia più profondo, e la Bolivia fortunatamente è blindata. Si immagini che dal 2005 al 2006 le riserve internazionali sono aumentate; dal 2005 al 6 gennaio 2006, 1,7 miliardi di dollari; adesso siamo quasi a 8 miliardi di dollari, dunque l'economia nazionale è blindata. Inoltre, malgrado alcuni conflitti le esportazioni stanno crescendo e questo ci rafforza: abbiamo esportazioni per più di 4 miliardi di dollari l'anno nei diversi settori; le esportazioni dei prodotti appartenenti al sistema Atpdea [Andean Trade Promotion and Drug Eradication Act, Legge di Promozione Commerciale Andina e di Eradicamento della Droga, programma che permette a Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù di esportare negli Stati Uniti alcuni prodotti senza pagare i diritti doganali come compensazione per la distruzione della coca; George W. Bush ha chiesto recentemente al Congresso di escludere la Bolivia dal programma per mancata collaborazione nella lotta al narcotraffico, N.d.T.] sono di appena 60 milioni di dollari; è una questione che risolveremo, ma per ora non influisce sulla nostra situazione. Chiaramente gli Stati Uniti, il capitalismo, l'imperialismo, prendono decisioni di carattere politico cercando di utilizzare il tema della lotta contro la povertà, contro il narcotraffico, contro il terrorismo. Sono argomenti falsi, non ci fanno paura, e la Bolivia non si arrenderà di fronte a certe imposizioni del governo degli Stati Uniti. Speriamo che possano rivedere la decisione, speriamo che possano migliorare le relazioni con il governo degli Stati Uniti, però abbiamo delle relazioni eccellenti tra popoli: quando vado negli Stati Uniti, all'Assemblea delle Nazioni Unite, i movimenti sociali mi invitano sempre per ascoltarmi e per confrontare le nostre esperienze, ma anche per riprendere le loro proposte.

- Il prezzo del metallo, dello stagno e dello zinco è calato, come quello degli idrocarburi. Jaime Solares, della COD (Central Obrera Departamental) di Oruro, lamentava che il primo porterà alla crisi a Huanuni (la principale miniera di stagno del paese, nazionalizzata dal governo di Morales) e che probabilmente ci sarà una delocalizzazione. Quali misure verranno prese al proposito?

- Con cinque dollari la libbra Huanuni è al sicuro: adesso sta sopra i sei. Il calo influisce sulle entrate, ma non per questo si distrugge l'industria metallurgica. Abbiamo problemi, ma con i cooperativisti: stiamo studiando un decreto supremo per vedere di risolvere un problema sociale, e prendiamo sempre delle precauzioni. Lo Stato boliviano è al sicuro con il petrolio a 70 dollari al barile: ci darebbe problemi se andasse sotto i 70 dollari. Questa è la nostra realtà economica.

- Si è detto varie volte che il presidente Hugo Chávez ha comunicato che venderà gas al Brasile, all'Argentina e al Cile, e che questo influenzerà i mercati della Bolivia. Lei cosa ne pensa?

- Può trattarsi di interpretazioni tendenziose o errate. Il primo accordo che abbiamo nella regione, non solo con il compagno e presidente Chávez, è che vengano rispettati i mercati della Bolivia. Stiamo adempiendo agli obblighi con l'Argentina, soprattutto; resta solo da soddisfare anche quelli con il Brasile. Se il Venezuela dovesse vendere, ci sono tanti modi per vendere... andrebbe a coprire questi mercati, sono là. Queste ipotesi fanno parte di una sporca guerra, il fatto che il Venezuela sta per toglierci il mercato del Brasile... Il compagno (Luiz Inácio) Lula da Silva (presidente del Brasile), La compagna Cristina (Fernández, presidente dell'Argentina), e prima di loro il compagno Néstor (Kirchner, ex presidente argentino), sono solidali con la Bolivia, con il governo. Sento che alcuni presidenti sono solidari con Evo, che sanno da dove viene. Pensare che stiano per toglierci il mercato è totalmente falso; è impressionante la solidarietà di questi paesi, compreso il Cile, compresi i paesi dell'Europa e del mondo. Pensare che possano toglierci il mercato è falso. Ho chiesto: quand'è che il Brasile potrà disporre del nuovo petrolio, del gas che ha scoperto? E mi hanno detto “abbiamo bisogno di cinque anni, come minimo”, e sono, credo, qualcosa come 30 miliardi di dollari. In Brasile è tutto un processo. Lo ripeto: queste versioni fanno parte di una campagna contro Evo; si sa che la destra è tanto razzista, tanto fascista, da non accettare che il presidente possa essere un contadino, un indigeno chiamato con disprezzo “indio”.

- La hanno molto criticata per essersi messo alla testa della marcia del Conalcam, a Caracollo. Dicono che manipola i movimenti sociali per fare pressioni sul Congresso boliviano.

- Io sono identificato con i movimenti sociali, continuo a essere un dirigente sindacale; avrei voluto poter continuare a marciare tutta la settimana, ma non ho tempo. Chi ha criticato la marcia? La destra. Prima, quando marciavo come dirigente, mi criticavano; quando marciavo come deputato, mi criticavano. Adesso che sono presidente, marcio. Mi criticano, è normale, non è strano. Io faccio politica marciando, marce pacifiche rivendicando gli interessi del popolo. Ho cominciato con la coca, con la terra, con i diritti dei popoli indigeni, gli idrocarburi, adesso per la nuova Costituzione, la rifondazione della Bolivia, con il mio popolo, con la questa lotta. Se i miei compagni fossero disturbati da me, allora sarei pentito. Sono andato alla marcia proprio perché mi critichino; è la migliore campagna che possa farmi la destra, perché la destra nemica del popolo critica Evo Morales; dunque, molto contento, molto felice, e volevo vedere tutto questo.

- Parlando di campagne, come valuta il suo rapporto con i mezzi di comunicazione, soprattutto con la televisione, che la attacca e la critica costantemente?

- È un'altra campagna che fanno a mio favore. Se questa stampa della destra, questa stampa degli imprenditori, parlasse bene di me, allora sì che mi indebolirebbe; mi preoccuperebbe se parlassero bene di me. Bene che si parli male; sono contento e felice, il popolo identifica quali mezzi di informazione stanno con il popolo e quali con le logge o con l'impero. Il popolo boliviano lo sa, dunque questo non mi disturba. Nel 1994, quando la stampa parlava contro di me, passavano ogni 15, 20 minuti spot contro Evo Morales: accusandolo di essere un narcotrafficante, qualche volta un assassino, altre volte un terrorista. Nel ’94 mi dispiaceva, perché non ci ero abituato e davo la colpa ai miei genitori e dicevo loro “in quale mondo mi avete messo alla luce perché pubblicamente mi accusassero con le menzogne di essere un narcotrafficante, un terrorista, un assassino”, e adesso non so se mi sono indurito, ma preferisco questo; così mi fanno la campagna migliore, non ho motivo di temere. Ma nel referendum revocatorio la peggiore sconfitta l'ha subita la stampa, questa stessa stampa contro Evo, con questo sostegno del popolo: il 67%.

Fonte: http://www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-113595-2008-10-19.html

Originale pubblicato il 19 ottobre 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

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