mercoledì, ottobre 08, 2008

Timošenko vorrebbe ricostruire la coalizione con il blocco Juščenko

[Secondo articolo "Tendenza Timošenko" (ma un po' meno) che fa capire cosa sta succedendo alla Rada e aiuta a orientarsi meglio nella crisi ucraina].

Il primo ministro Julija Timošenko vorrebbe ricostruire la coalizione governativa con il blocco Juščenko.

Dottor Hans-Jürgen Falkenhagen e Brigitte Queck, Berlino

La signora Timošenko ha in parte rinunciato alle leggi votate il 2 e il 3 settembre con una maggioranza di più di due terzi del Parlamento e mirate a limitare i pieni poteri presidenziali.
Giovedì 2 ottobre i deputati del blocco Timošenko al parlamento di Kiev (la Verchovna Rada) hanno respinto con una decisa maggioranza la richiesta presidenziale di abolire la legge del 2 settembre che modificava i poteri del gabinetto ministeriale (con 152 su 156 voti dei deputati del blocco Timošenko). Questo, insieme ai 72 voti del gruppo “Nostra Ucraina – Autodifesa del Popolo”, produceva 224 voti (sui 450 seggi che costituiscono il Parlamento) a sfavore dell'abolizione. La maggioranza semplice era di 226 voti. Per scavalcare il veto presidenziale sarebbe servita una maggioranza dei due terzi dei votanti, ossia 301 voti. Il Presidente del Parlamento, Jacenjuk, ha subito dichiarato che il veto presidenziale era valido e che le leggi che modificavano i poteri del gabinetto ministeriale erano annullate. Con il voto del Partito delle Regioni, del Partito Comunista e del Blocco Litvin La signora Timošenko avrebbe potuto facilmente invalidare il veto presidenziale, ma non si è avvalsa di questa possibilità.



Il vice dell'ex Primo Ministro ucraino nonché leader dell'opposizione pro-russa Viktor Yanukovič legge il giornale durante una seduta parlamentare a Kiev, il 16 settembre 2008
. © Reuters Pictures.

Una situazione analoga si è verificata sempre il 2 ottobre con il voto sulla richiesta presentata dal Presidente relativa a una commissione d'inchiesta parlamentare provvisoria (che riguardava tra l'altro la guerra in Georgia e il coinvolgimento dell'Ucraina nel conflitto). Solo 225 deputati hanno votato a suo favore (72 del blocco Juščenko e 153 del blocco Timošenko). Neanche lì è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi in grado di invalidare il veto presidenziale e il Presidente del Parlamento ha di conseguenza potuto ratificare la legge. Le domande del Presidente in merito all'abrogazione della legge relativa alle competenze della Corte Costituzionale e della legge relativa ai servizi di sicurezza (servizi segreti) che fissava la modalità di nomina e revoca del Direttore dei servizi nonché le modifiche alla legge in materia di competenze esecutive dei Presidenti degli enti amministrativi locali e regionali sono state adottate con la maggioranza semplice di 226 voti richiesta dalla Costituzione. Anche in questi tre casi i voti dell'opposizione avrebbero potuto invalidare il voto presidenziale.

La domanda del Presidente di annullare la legge adottata il 19 settembre con più di 301 voti e che stabiliva la convocazione di un referendum nazionale in Ucraina (che avrebbe importanza decisiva per l'ingresso dell'Ucraina nella NATO) e quella (dello stesso giorno) che stabiliva il pari trattamento delle lingue russa e ucraina non ha ottenuto la maggioranza al Parlamento. Per tali questioni la Costituzione ucraina non accorda il diritto di veto al Presidente. Il 2 ottobre le questioni relative all'avvio di una procedura di impeachment contro il Presidente non sono state proposte al voto.

Anche se il Presidente l'ha avuta vinta su alcune delle questioni che lo opponevano alla signora Timošenko, è chiaro anche quest'ultima ha risentito delle pressioni occidentali. Poco tempo prima Bush aveva incontrato Juščenko. In seguito il campo occidentale aveva negoziato anche con Timošenko.

Per ora il Presidente ha temporaneamente rinunciato a promulgare il decreto di scioglimento del Parlamento alla fine del periodo di 30 giorni concessi dalla Costituzione per formare un nuovo governo (che dunque fissava la scadenza al 7 o al massimo all'8 ottobre) e non ha dato l'ordine di procedere immediatamente a nuove elezioni, che, se si fossero svolte democraticamente, avrebbero portato all'assoluta sconfitta del blocco Juščenko.

La prossima seduta del Parlamento ucraino dovrebbe tenersi il 7 ottobre 2008. Il 3 ottobre il vice presidente dell'Assemblea, O. Lavrinovič, ha dichiarato che il Parlamento ucraino non sarebbe stato sciolto prima dell'elezione di un nuovo Parlamento. Lo scioglimento sarebbe effettivo solo il giorno della prima riunione di quest'ultimo.
Secondo i mezzi di informazione ucraini la crisi governativa rimane ancora del tutto irrisolta. Il blocco “Nostra Ucraina – Autodifesa del Popolo” non vorrebbe negoziare una nuova coalizione con il blocco Timošenko se non previa accettazione di tutte le condizioni preliminari poste da Juščenko. E il Presidente esita ancora a sciogliere il Parlamento, revocare con decreto il governo Timošenko e proclamare lo stato di emergenza per governare egli stesso.

Giovedì 2 ottobre il Primo Ministro Timošenko ha incontrato a Mosca il suo omologo russo, Vladimir Putin, per negoziare una collaborazione nel settore energetico e il prezzo del gas. In questa occasione Mosca ha concesso all'Ucraina di allineare solo gradualmente il prezzo del gas alle tariffe mondiali. Attualmente l'Ucraina compra il gas russo a tariffa ridotta (Prezzo CSI), cioè a 250 dollari per mille metri cubi invece dei 500 applicati all'Europa Occidentale.

Fonti: www.rada.kiev.ua, 3 e 4 ottobre 2008 (rapporti sulle sedute del Parlamento) e Vjesnik, Zagabria, sul prezzo del gas russo.

Originale: Tlaxcala

Originale pubblicato il 5 ottobre 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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