venerdì, novembre 14, 2008

La Florida, caso di studio sulle elezioni del 2008

La Florida, caso di studio sulle elezioni del 2008
Voce di Pepe Escobar, analista di The Real News




Pepe Escobar, analista, The Real News Network: la Florida è un caso di studio su come sono state vinte le elezioni del 2008. Per la campagna di Obama una vittoria in Florida avrebbe non solo cancellato il film dell'orrore vissuto otto anni fa, ma anche portato a una bruciante e brillante redenzione, schiacciando i repubblicani con una campagna "colpisci-e-terrorizza". L'affascinante e vivace Stato del Sole era diventato un'ossessione ancora più dell'Ohio. I soldi non erano un problema. C'era una base di militanti pronta a spingere la gente al voto con telefonate e porta a porta, a muoversi tra poliziotti, auto e viali curatissimi, battendo sobborghi poveri e isole di privilegi, spendendo tre volte più della campagna radiotelevisiva di McCain. Alla fine Obama ha ottenuto quasi il 71% dei voti dei nuovi elettori. Grazie all'impulso dei voti degli indecisi, dei giovani, degli indipendenti, degli afroamericani, il grosso dei centro-sudamericani e dei giovani cubanoamericani, in Florida Obama ha battuto McCain con il 51% contro il 48%. Joe the Plumber [Joe l'idraulico, N.d.T.] magari non avrà votato Obama, ma José el Plomero in Florida invece sì.

Un mio ex collega alla facoltà di legge di Chicago descrive Obama come un visionario minimalista. Il mondo, ancora ubriaco di gioia, scoprirà presto che Obama, oltre a essere stato un eccezionale organizzatore politico del proprio successo, è portatore di un nazionalismo civico post-etnico. Non fraintendetemi: a modo suo anche lui vuole un Nuovo Secolo Americano. I suoi discorsi parlano da soli. Crede davvero nell'eccezionalismo americano e nel destino manifesto degli USA. Ma non è un ideologo; è un pragmatico. I suoi discorsi ci dicono che non è una questione di destra o sinistra, di governo grande o piccolo, ma di un governo che funzioni. E come funzionerà? Obama è il leader e il portavoce di una nuova generazione. Mobiliterà la base militante per parlare direttamente agli americani progressisti? O sarà un cauto conservatore e preparerà un terzo mandato Clinton? È questo il segnale che dai, quando nomini capo di gabinetto un portavoce di Wall Street, di Israele e della globalizzazione aggressiva. Sarà un conservatore camaleontico e compassionevole? Tutti in America e nel resto del mondo devono ora diventare intellettuali critici. Come Obama stesso ha detto nel suo discorso di accettazione:

Senatore Barack Obama, Presidente eletto: La strada di fronte a noi sarà lunga. La salita ardua. Potremmo non farcela in un anno, o addirittura in un mandato. Ma, America, prima di stasera non sono mai stato più fiducioso che ci arriveremo. Lo prometto, noi come popolo là ci arriveremo.

Escobar: Ma "là" dove? Per arrivare a questa incerta terra promessa, dopo tutto, c'è un uomo che ha vinto un'elezione essenzialmente con uno slogan formato da una sola parola, "Cambiamento". Obama deve costruire un ponte non solo tra bianchi e neri, ma anche tra democratici e repubblicani e ricchi e poveri. Un recente sondaggio Gallup rivela che il 58% degli americani e l'84% degli elettori democratici crede che negli Stati Uniti si debba distribuire più uniformemente il benessere. Obama deve scalare una montagna e sfidare il piano di salvataggio per Wall Street da 700 miliardi di dollari Bush-Paulson-Pelosi-Obama-McCain, pagato dai contribuenti. Oserà o gli sarà permesso riregolare Wall Street nell'interesse pubblico? Oserà tassare l'oligarchia statunitense?

Molti di questi oligarchi lo hanno supportato, così come alcune grandi multinazionali. Deve essere pronto a promuovere un piano per la sanità che non venga controllato dalle grandi compagnie di assicurazioni, dalle ultraconservatrici associazioni ospedaliere e dall'industria farmaceutica. Perché non creare un programma sanitario universale centralizzato? Deve poi chiarire i suoi rapporti con le grandi corporazioni agroalimentari. Lui e la sua squadra – Volcker, Rubin, Summers, Warren Buffett – devono spiegare come l'austerità fiscale possa essere compatibile con la creazione di posti di lavoro, come salvare Wall Street sia compatibile con gli investimenti produttivi, come la guerra al terrore sia compatibile con una ripresa interna. Il Pentagono ha festeggiato l'elezione di Obama con un altro massacro a una festa di matrimonio nella provincia afghana di Kandahar. Quarantotto morti, soprattutto donne e bambini, e molti feriti. Obama vuole aumentare il numero di uomini in Afghanistan; Obama vuole espandere la guerra al terrore nelle aree tribali del Pakistan; Obama vuole un ridispiegamento in Iraq, non il ritiro. Non ha un termine ultimo preciso per il ritiro dall'Iraq perché la presenza del Pentagono in Iraq è legata direttamente all'accesso al petrolio del Medio Oriente in un'ininterrotta guerra d'attrito con Iran, Siria e Hezbollah in Libano. E Obama non ha rinunciato al suo supporto incondizionato alla guerra neocoloniale di Israele in Palestina. Il grande botto di Obama potrebbe essere la decisione di seppellire la fanatica visione del mondo dei neo-conservatori. Basta eccezionalismo unilaterale; basta guerre preventive, consegne straordinarie, torture, Guantanamo, demonizzazione delle Nazioni Unite, un Pentagono che assorbe più fondi di tutto il resto del pianeta, demonizzazione della Russia, ostilità malamente celata verso la Cina.

E poi c'è l'altra America: Obama capirà l'ampiezza e il potere trasformativo dei profondi movimenti sociali in Venezuela, Bolivia, Ecuador, Paraguay e in tutto il resto dell'America Latina? Capirà che la dottrina Monroe è morta e che l'America Latina è pronta per una relazione matura con gli Stati Uniti?

Qui a Key West Cuba è a sole 90 miglia. Da qui gli USA ascoltano Cuba. In tutto il paese Obama ha ottenuto il 66% del voto latino. Avrà il coraggio di porre fine a un embargo fallito, doloroso e criminale? Gli è già stato chiesto da Chàvez in Venezuela e da Lula in Brasile. È un embargo che colpisce principalmente la gente comune.

Geograficamente gli Stati Uniti finiscono qui, alle mie spalle. Politicamente la lunga notte di Bush finirà tra una settantina di giorni. Questo passaggio storico, che avverrà per mano di un nero con una formidabile arma di seduzione di massa, il suo illimitato "potere morbido", ha il potenziale per essere il preludio di un nuovo giorno. Sta alla società civile americana, instancabilmente capace di impegnarsi e mobilitarsi, trasformare quella speranza in realtà.

Originale da: The key to the highway

Articolo originale pubblicato il 10 novembre 2008

Tradotto da Andrej Andreevič per Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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