giovedì, novembre 13, 2008

Un rapporto ruandese da prendere sul serio

Un rapporto ruandese da prendere sul serio
di Jean-François Dupaquier

I mezzi di informazione hanno accolto con scetticismo il rapporto ruandese sul coinvolgimento della Francia nel genocidio dei tutsi e il massacro degli hutu democratici nel 1994. Il gruppo di lavoro costituito nel 2004 dal governo ruandese non brilla per il suo nome: “Commissione nazionale indipendente incaricata di raccogliere le prove che dimostrano il coinvolgimento dello Stato francese nel genocidio perpetrato in Ruanda nel 1994”.
Su molti punti il rapporto della commissione Mucyo (dal nome del suo presidente, Jean-de-Dieu Mucyo, ex ministro della giustizia, scampato al genocidio) non fa che riprendere il lavoro della missione parlamentare d'inchiesta sul ruolo della Francia in Ruanda, presieduta nel 1998 da Paul Quilès. I parlamentari francesi, che avevano avuto accesso a buona parte dei documenti diplomatici e militari relativi all'intervento in Ruanda a partire dall'ottobre 1990, non hanno mancato di rilevare la mancanza di controllo politico da parte di Parigi e perfino la connivenza con un regime di stampo fascista fondato sulla discriminazione etnica, in un intervento militare che aveva tratto origine dai soli capricci di François Mitterrand e della sua cerchia.
La parte del rapporto Mucyo dedicata agli errori diplomatici e politici francesi conferma le valutazioni di Paul Quilès, aggiungendoci l'analisi degli archivi del regime del presidente Juvénal Habyarimana. Nuovo e molto più grave è il contenuto del tomo I del rapporto Mucyo, che raccoglie le testimonianze su quelli che sono documentati come crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi dalle truppe francesi a partire dal 1990. La commissione Quilès aveva già messo in dubbio la pertinenza del coinvolgimento dei militari francesi al fianco dei soldati e della polizia ruandesi in operazioni di polizia mentre si trovavano in Ruanda per “proteggere gli espatriati francesi”. Si trattava di controlli stradali mirati a individuare la presenza di “infiltrati”, quando la popolazione tutsi era tutta sospettata dal regime Habyarimana di costituire una “quinta colonna”.
La missione d'inchiesta francese aveva già raccolto testimonianze sulle esecuzioni sommarie di civili identificati ai blocchi stradali come tutsi per la loro carta d'identità etnica sotto gli occhi di soldati francesi indifferenti se non “collaborativi”, e sulla pratica degli stupri compiuti da soldati ruandesi su donne o ragazze tutsi, stupri ai quali avrebbero partecipato o che sarebbero stati istigati dei soldati francesi. Il rapporto Mucyo tende a documentare queste pratiche come frequenti e perfino banalizzate.
A partire dal 1959 la popolazione tutsi è stata vittima di maltrattamenti e di tutti i generi di discriminazioni basate su una carta d'identità in cui il riferimento etnico risvegliava brutti ricordi nei diplomatici francesi. Questi ultimi avevano solo timidamente suggerito al presidente Habyarimana l'abolizione del riferimento etnico, come aveva già documentato la missione Quilès secondo la testimonianza dell'ex ambasciatore a Kigali.
I parlamentari francesi avevano anche rilevato un'altra iniziativa inquietante dei poliziotti francesi in Ruanda: la creazione, al Centro di Ricerca Criminale e di Documentazione (CRCD), di un archivio informatico di persone politicamente sospette, che evocava la sinistra schedatura degli ebrei del regime di Vichy e che nel 1994 sembrava avere la stessa “finalità”. Il rapporto ruandese è molto più preciso: fa i nomi dei poliziotti francesi basandosi su facsimili di documenti amministrativi.
Nell'analisi del gioco degli attori politici del nostro paese, la commissione Mucyo ricorda che le autorità francesi non potevano ignorare che in Ruanda si stava preparando il genocidio dei tutsi, essendo state allertate a più riprese sia dai diplomatici sia da alcuni alti ufficiali. Il punto più polemico del rapporto resta la serie di accuse lanciate contro l'“Opération Turquoise”, l'operazione militare francese messa in atto tra il giugno e l'agosto del 1994. Se i parlamentari francesi avevano sottolineato gli errori di metodo del comando militare francese nella valutazione della crisi e nel soccorso tardivo prestato ai tutsi assediati a Bisesero, nel rapporto ruandese i soldati francesi vengono accusati di premeditazione.
Intatti, sempre in una sorta di osmosi sanguinaria con le forze armate del vecchio regime, i francesi avrebbero contribuito a perfezionare i piani di genocidio: l'armamento dei miliziani, l'assassinio di tutsi, gli stupri e le incitazioni allo stupro e l'occultamento dei massacri sarebbero state cose di tutti i giorni per un esercito francese accompagnato da giornalisti che tuttavia non hanno visto niente di simile... Questo basta a togliere ogni credibilità al rapporto Mucyo? Va respinto senza ulteriori analisi? Gli interrogatori dei detenuti, che costituiscono una buona parte del lavoro di inchiesta, sono per loro stessa natura viziati dal sospetto? La smentita subito data dal Quai d'Orsay sul lavoro della commissione ruandese non basta a chiudere un capitolo storico che i francesi intuiscono doloroso.
Tra i membri della commissione figurano due universitari, José Kagabo, storico, maître de conférences all'Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi, che era stato ascoltato a lungo dalla missione Quilès, e Jean-Paul Kimonyo, autore di una tesi di dottorato all'università del Québec a Montréal, da cui è uscito un libro considerato uno dei più approfonditi e meglio documentati sul genocidio del 1994. Inoltre gli interrogatori dei detenuti, quando sono condotti da ricercatori o da giornalisti esperti, restano una fonte insostituibile di informazione.
Invece di vedere il dibattito sulle responsabilità della Francia in Ruanda impantanarsi in polemiche metodologiche, meglio sarebbe proseguire il lavoro intrapreso da Paul Quilès dieci anni fa. L'ex Ministro socialista della Difesa aveva suggerito la riapertura del dossier da parte di una vera commissione d'inchiesta parlamentare, se fossero emersi fatti nuovi. Dal 1998 le rivelazioni non sono mancate.
Il rapporto Mucyo, che merita di essere verificato, costituisce uno di quei “fatti nuovi”. Il decimo anniversario del rapporto parlamentare francese, nel dicembre 2008, potrebbe essere l'occasione per ultimare l'indispensabile lavoro di ricostruzione e chiarificazione storica. È a questo prezzo che la Francia potrà riconciliarsi con la propria memoria prima di avviare una riconciliazione con il Ruanda, ma anche con il resto del mondo, spesso meglio informato dei francesi su ciò che è stato fatto in loro nome in Ruanda.

Originale: Un rapport rwandais à prendre au sérieux, par Jean-François Dupaquier

Pubblicato l'11/08/2008

Jean-François Dupaquier, scrittore e giornalista, è coautore di Rwanda: Les médias du génocide, e Burundi 1972: Au bord des génocides.
Ha curato la pubblicazione de La Justice internationale face au drame rwandais con William Bourdon e l’associzione Mémorial international.

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