martedì, dicembre 30, 2008

Come i capi israeliani uccidono per i voti del loro popolo

Eine Kleine Nacht Murder: Come i capi israeliani uccidono per i voti del loro popolo

di Gilad Atzmon

Per capire l'ultima devastante omicida operazione di Israele a Gaza bisogna comprendere profondamente l'identità israeliana e il suo intrinseco odio verso chiunque non sia ebreo e in particolare verso gli arabi. Questo odio permea il curriculum israeliano, viene predicato dai leader politici ed è implicito nelle loro azioni, è espresso dalle figure culturali di riferimento, perfino nello schieramento della cosiddetta “sinistra israeliana”.

Sono cresciuto in Israele negli anni Settanta. Quelli della mia generazione adesso occupano posizioni di rilievo nell'esercito, nella politica, nell'economia, nel mondo accademico e nelle arti di Israele. Ci hanno addestrati a credere che “un buon arabo è un arabo morto”. Poche settimane prima che entrassi nell'Esercito di Difesa israeliano (IDF), all'inizio degli anni Ottanta, il Capo di Stato Maggiore Generale Rafael Eitan annunciò che “gli arabi erano scarafaggi drogati dentro una bottiglia”. La passò liscia, e la passò liscia anche dopo il massacro di molte migliaia di civili libanesi nella Prima Guerra del Libano. In breve, gli israeliani riescono sempre a farla franca.

Per fortuna, e per ragioni che ancora superano la mia comprensione, a un certo punto mi svegliai da quel letale sogno ebraico. A un certo punto lasciai lo Stato ebraico, mi sottrassi all'incitazione all'odio, divenni oppositore dello Stato ebraico e di qualsiasi altra forma di politica ebraica. Sono però profondamente convinto che sia mio dovere primario spiegare a chiunque sia disposto ad ascoltami con chi abbiamo a che fare.

Se il Sionismo doveva servire a trasformare gli ebrei e, “dando loro uno Stato”, renderli uguali a tutti gli altri popoli, ha fallito miseramente. La barbarie israeliana che abbiamo visto questa settimana e troppe volte in passato va ben oltre la bestialità. È uccidere per il gusto di uccidere. Ed è indiscriminata.

A Occidente non molte persone sono consapevoli del fatto devastante che uccidere arabi e in particolare palestinesi sia una ricetta politica israeliana molto efficace. Gli israeliani sono un popolo confuso. Mentre insistono a considerarsi una nazione alla ricerca di “Shalom” [1], adorano però essere guidati da politici con sorprendenti trascorsi criminali. Che si tratti di Sharon, Rabin, Begin, Shamir o Ben Gurion, gli israeliani apprezzano che i loro “capi democraticamente eletti” siano falchi bellicosi con le mani grondanti di sangue e con solide credenziali in fatto di crimini contro l'umanità.

Mancano poche settimane alle elezioni in Israele, e a quanto pare sia il candidato di Kadima, il Ministro degli Esteri Tzipi Livni, che il candidato laburista, il Ministro della Difesa Ehud Barak, arrancano dietro il candidato del Likud, il famigerato falco Benjamin (Bibi) Netanyahu. Livni e Barak hanno dunque bisogno della loro piccola guerra. Devono dimostrare agli israeliani di sapersela cavare con i massacri.

Livni e Barak devono dare agli elettori la dimostrazione concreta di essere in grado di compiere carneficine devastanti, così che gli israeliani possano fidarsi dei loro capi. È la loro unica possibilità di farcela contro Netanyahu. A quanto pare Livni e Barak stanno sganciando tonnellate di bombe sui civili palestinesi e sulle loro scuole e ospedali perché questo è esattamente ciò che gli israeliani vogliono vedere.

Sfortunatamente gli israeliani non sono noti per la loro clemenza e misericordia. Anzi, la vendetta e le ritorsioni li appagano, la loro ferocia illimitata li rallegra. Quando all'ex Comandante dell'aviazione israeliana Dan Halutz fu chiesto come fosse sganciare una bomba su un popoloso quartiere di Gaza, la sua risposta fu secca e precisa: “È come un leggero colpo sull'ala destra”. La mortale freddezza di Dan Halutz gli guadagnò di lì a poco la promozione a Capo di Stato Maggiore dell'Esercito di Difesa israeliano. È stato il Generale Halutz a guidare l'esercito israeliano nella Seconda Guerra del Libano, è stato quest'uomo a mettere in atto la distruzione delle infrastrutture libanesi e di ampie zone di Beirut.

A quanto pare, nella politica israeliana il sangue arabo si traduce in voti. Sarebbe ovviamente ragionevolissimo accusare Livni, Barak e l'attuale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Ashkenazi di omicidio di primo grado, crimini contro l'umanità e palese violazione della Convenzione di Ginevra. Ma sarebbe ancora più sensato ricordare che Israele è una “democrazia”. Livni, Barak e Ashkenazi stanno dando al popolo israeliano ciò che vuole: si chiama sangue arabo, e deve scorrere abbondante. Questa costante pratica omicida condotta dalle autorità israeliane riflette tutto il popolo israeliano ancor più che i singoli generali e capi politici. Abbiamo a che fare con una società barbara che agisce sotto la spinta della sete di sangue e di inclinazioni letali. Non dovrebbe esserci alcun dubbio, non c'è spazio per questa gente tra gli altri paesi.

La grande domanda è perché gli israeliani siano così alieni da qualsiasi principio di umanità. I più generosi e ingenui tra noi potranno ipotizzare che la Shoah abbia lasciato una profonda cicatrice nell'animo israeliano. Questo può spiegare perché gli israeliani stiano ossessivamente coltivando quel ricordo con l'aiuto dei fratelli e delle sorelle della Diaspora. Gli israeliani dicono “mai più”, intendendo che Auschwitz non dovrebbe accadere mai più, e questo in qualche modo li autorizza a punire i palestinesi per i crimini commessi dai nazisti. I realisti tra noi non credono più a questa spiegazione. Cominciano ora ad ammettere che sia più che possibile che gli israeliani siano così incredibilmente feroci solo perché sono fatti così. Va ben oltre la razionalità o le ipotesi pseudo-analitiche. Dicono: “così sono fatti gli israeliani, e non possiamo più farci molto”. I realisti tra noi giungono ad ammettere che uccidere è il modo in cui gli israeliani interpretano il loro essere ebrei. Purtroppo molti di noi hanno finito per riconoscere che non esiste un sistema laico e alternativo di valori umani che sostituisca quello criminale e omicida. Lo stato ebraico dimostra che l'autonomia nazionale ebraica è un concetto disumano.

Sono cresciuto nell'Israele post-1967. Sono stato allevato all'indomani della mitica vittoria israeliana, ci hanno insegnato il culto dell'israeliano che “spara senza prendere la mira” e reagisce d'istinto, del commando che scarica i suoi mitragliatori Uzi sugli arabi e riesce a vincere contro quattro eserciti in soli sei giorni.

Ci ho messo vent'anni a capire che l'israeliano che “spara senza prendere la mira” era in realtà un maestro degli omicidi indiscriminati. Barak era uno degli eroi del 1967, ed era un maestro delle uccisioni indiscriminate. A quanto pare il gabinetto israeliano ha appena approvato il suo piano per la più grande offensiva su Gaza dal 1967. Livni è più o meno mia coetanea, e a quanto pare ha assimilato il messaggio. Sta ora accumulando le necessarie credenziali di omicida indiscriminata. Barak e Livni stanno trascinando Israele e la Palestina in una campagna elettorale fatta di massacri. Il sangue arabo e palestinese è il carburante della politica israeliana.

Posso solo suggerire a Livni e Barak che tutto questo potrebbe non aiutarli nelle prossime elezioni. Netanyahu è un vero autentico falco. Non deve fingere di essere un assassino, e per quanto io possa disprezzarlo non ha ancora trascinato Israele in una guerra. Probabilmente capisce meglio di loro il potere della deterrenza.

[1] Quando si parla di pace, non confondete “shalom” con “pace” o “salam”. Se pace e salam si riferiscono alla riconciliazione e al compromesso, shalom significa sicurezza per il popolo ebraico a scapito dell'ambiente circostante.

Originale: Eine Kleine Nacht Murder: How Israeli Leaders Kill for their People's Votes

Pubblicato il 29 dicembre 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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