lunedì, dicembre 01, 2008

Dawood Ibrahim: una mente criminale dietro l'incubo di Mumbai?

Dawood Ibrahim: una mente criminale dietro l'incubo di Mumbai?

di Yoichi Shimatsu

L'assalto notturno coordinato contro sette importanti bersagli a Mumbai ricorda le bombe del 1993 che devastarono la Borsa di Bombay. I recenti attacchi recano la firma della stessa mente criminale: preparazione meticolosa, spietata esecuzione e assenza di richieste e rivendicazioni.

Il pauroso silenzio che ha accompagnato le esplosioni è la firma di Dawood Ibrahim, ora proprietario multimilionario di una società di costruzioni a Karachi, Pakistan. Il suo nome non è un marchio di fabbrica conosciuto in tutto il mondo come Osama bin Laden. Nell'Asia Meridionale, tuttavia, Dawood è molto temuto e, con una morale un po' contorta, ammirato per la sua tardiva trasformazione da boss del crimine a sedicente vendicatore.

La sua ascesa ai ranghi più alti della criminalità indiana ha avuto un inizio improbabile: era il diligente figlio di un agente di polizia nella popolosa capitale commerciale allora nota come Bombay.

La sua familiarità infantile con la routine poliziesca e con gli ingranaggi della giustizia donarono all'ambizioso adolescente l'impareggiabile capacità di sconfiggere le autorità con piani criminali sempre più ingegnosi. Nel mondo poco istruito delle bande criminali di Bombay, Ibrahim emerse come leader credibile di una mafia multi-religiosa, non solo grazie alla sua abilità nell'organizzare campagne di estorsione e nel gestire il libro paga ma anche per lo spietato sterminio dei rivali.

Ibrahim DawoodIbrahim, noto come uno che risolveva problemi in modo professionale, si guadagnò l'amicizia di ambiziosi ufficiali dei servizi segreti indiani noti come Research and Analysis Wing (RAW, Ramo Analisi e Ricerca). Attirò presto l'attenzione di agenti segreti americani che allora appoggiavano i mujaheddin islamici contro gli occupanti sovietici in Afghanistan. Ibrahim contribuì personalmente a molte operazioni segrete degli Stati Uniti, convogliando soldi ai ribelli afghani attraverso casinò gestiti da americani a Kathmandu, nel Nepal.

Avido di piacere a tutti, Dawood ogni tanto fece un po' di confusione, per esempio fornendo documenti di viaggio e altri servizi a dirottatori islamici. Così i vertici dei servizi a Washington tentarono di “sequestrare” ufficiosamente i suo investimento nei casinò nepalesi. La furia di Ibrahim è leggendaria tra la gente del posto. Uomo d'affari d'onore, credeva fermamente che un contratto era un contratto e che per nessun motivo ci si poteva rimangiare la parola data.

Mentre Bombay si apprestava a diventare una delle maggiori metropoli asiatiche – le tariffe degli alberghi e gli affitti sono i più alti della regione –Ibrahim avrebbe potuto fare la vita comoda del boss. Invece ebbe un sussulto di coscienza, uno scatto di ritrovata indignazione morale, quando nel 1992 i nazionalisti di destra indù distrussero una moschea nel nord dell'India, massacrando 2000 fedeli musulmani, per la maggior parte donne e bambini.

Nel successivo mese di maggio i suoi uomini fecero scoppiare una serie di bombe a Bombay, uccidendo più di 300 persone. Le sue convinzioni personali avevano – stranamente – avuto la meglio sulla sua imparziale etica professionale. Sconvolto, il suo braccio destro indù tentò di ucciderlo. Seguì una cruenta guerra intestina, ma come sempre Ibrahim trionfò, anche se in esilio a Dubai e Karachi.

Nel decennio successivo, al culmine delle violenze nel Kashmir, Ibrahim mandò in barca da Karachi i suoi uomini ben addestrati e pesantemente armati per farli sbarcare in segreto sulle spiagge indiane. Lo stesso metodo usato nell'assalto di Mumbai con un maggior numero di barche: sette secondo le prime dichiarazioni della marina.

Perché questa azione è avvenuta proprio all'alba di quello che in America è il Giorno del Ringraziamento? Il capo dell'opposizione indiana ed ex vice Primo Ministro L. K. Advani aveva chiesto a lungo l'estradizione di Ibrahim dal Pakistan, una mossa avversata dall'allora governo militare di Islamabad. Con il ritorno di un governo a guida civile, il nuovo Primo Ministro pakistano (Gillani) aveva acconsentito alla richiesta di estradizione di New Delhi.

Washington e Londra si erano dette d'accordo con la richiesta legale dell'India e avevano tolto la “protezione ufficiale” accordata a Ibrahim per i passati servigi offerti ai servizi segreti occidentali. I diplomatici statunitensi, tuttavia, non avrebbero mai potuto permettere il ritorno di Dawood: sa troppe cose dei più oscuri segreti dell'America in Asia Meridionale e nel Golfo, segreti che se rivelati potrebbero affossare le relazioni tra Stati Uniti e India. Alla fine di giugno Dawood è stato portato in una casa sicura a Quetta, nei pressi dell'area tribale del Waziristan, ed è poi scomparso, probabilmente di nuovo in Medio Oriente.

Come nel caso del beniamino americano della guerra afghana, Osama bin Laden, il contraccolpo delle secrete manovre statunitensi è giunto all'improvviso, questa volta con effetti spettacolari a Mumbai. L'assalto al Taj Mahal Palace Hotel verrà probabilmente ricordato come il primo colpo letale inflitto all'entrante amministrazione Obama. Gli assalitori, che parlavano punjabi e non il dialetto del Deccan, hanno faticato parecchio per incendiare il prestigioso albergo, di proprietà del Gruppo Tata. Questo gigante industriale è tra i maggiori sostenitori dell'accordo di cooperazione nucleare tra Stati Uniti e India, e sta ora progettando di diventare un importante fornitore di energia nucleare. I Clinton, in qualità di emissari di Enron, furono i primi a suggerire l'accordo nucleare con New Delhi, dunque Obama eredita la catastrofe di Mumbai ancor prima di insediarsi alla presidenza.

Dawood Ibrahim è quarto sulla lista di Forbes dei 10 uomini più ricercati del mondo. Dopo la nuova serie di attacchi che hanno ucciso più di 100 persone e devastato prestigiosi alberghi di lusso Ibrahim può ora ambire al primo posto. Contrariamente al fanatico e spesso inefficace bin Laden, Ibrahim è un professionista sotto tutti gli aspetti e dunque un avversario ancor più formidabile. Tuttavia nei servizi segreti militari pakistani gira voce che Dawood sia morto, assassinato a luglio. Questa versione degli eventi ricorda una variante della storia di bin Laden. Se è vera, i tirapiedi di Dawood stanno continuando la missione di un fuorilegge diventato leggenda.

Originale da: Dawood - Did Criminal Mastermind Stage Mumbai Nightmare?

Articolo originale pubblicato il 28/11/2008

L’autore

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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