lunedì, dicembre 01, 2008

Gli attacchi di Mumbai secondo Tariq Ali

[Nota: anche questo pezzo fa parte della prima ondata di commenti e analisi (quando gli attacchi erano ancora in corso), dunque alcune informazioni possono risultare non corrette o datate. Resta interessante per la valutazione: interessa qui offrire come sempre uno spettro abbastanza ampio di opinioni].

Gli attacchi di Mumbai


di Tariq Ali

L'assalto terroristico agli alberghi a cinque stelle di Mumbai era stato ben pianificato, ma non richiedeva una grande preparazione logistica: tutti i bersagli erano facili. Lo scopo era seminare il caos attirando l'attenzione sull'India e i suoi problemi, e in questo i terroristi hanno avuto successo. L'identità del gruppo di uomini incappucciati resta un mistero.

Quello dei Deccan Mujaheddin, che hanno rivendicato la strage in un comunicato stampa via email, è di certo un nome nuovo, probabilmente scelto per quest'unica azione. Ma le speculazioni abbondano. Un alto ufficiale della marina indiana ha affermato che gli assalitori (arrivati via mare, con la MV Alpha) avevano legami con i pirati somali, facendo intendere che si trattava di una ritorsione per l'azione vittoriosa benché cruenta della Marina Indiana contro i pirati nel Golfo Arabo che alcune settimane fa ha comportato un pesante bilancio di vittime.

Il Primo Ministro indiano, Manmohan Singh, ha insistito sulla provenienza straniera dei terroristi. I media indiani hanno riecheggiato questa versione elencando tra i soliti sospetti il Pakistan (attraverso il Lashkar-e-Toiba) e al Qaeda.

Ma queste sono solo costruzioni mentali della fantasia politica dell'India ufficiale. Servono a negare che i terroristi possano essere una varietà nostrana, un prodotto della radicalizzazione di giovani musulmani indiani che hanno infine respinto il sistema politico indigeno. Accettare questa ipotesi significherebbe ammettere che i medici politici del paese devono guarire se stessi.

Al Qaeda, come ha recentemente chiarito la CIA, è un gruppo in declino. Non è più riuscito a ripetere alcunché di vagamente simile agli attentati dell'11 settembre.

Il suo capo, Osama bin Laden, potrebbe anche essere morto (di certo non è intervenuto in video come sarebbe stato nel suo stile a proposito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti) e il suo vice ha ripiegato sulle minacce e le spacconate.

E il Pakistan? L'esercito del paese è pesantemente impegnato in azioni sul confine nord-occidentale, che risente della guerra afghana e ne è destabilizzato. I politici pakistani attualmente al potere stanno ripetutamente aprendo all'India. Il Lashkar-e-Toiba, che solitamente non è timido quando si tratta di rivendicare i suoi attacchi, ha recisamente negato il proprio coinvolgimento nell'assedio di Mumbai.

Perché dovrebbe sorprendere se gli autori degli attacchi fossero musulmani indiani? Non è un mistero che si sia accumulata una grande rabbia tra i settori più poveri della comunità musulmana contro la sistematica discriminazione e gli atti di violenza subiti, dei quali il pogrom anti-musulmano del 2002 nel luminoso Gujarat è stato solo l'episodio più flagrante e più indagato, appoggiato dal Ministro Capo dello Stato e dagli organi statali locali.

Si aggiunga a questo la piaga del Kashmir, che è stato trattato per decenni come una colonia dalle truppe indiane con continue detenzioni arbitrarie, torture e violenze indiscriminate compiute sui suoi abitanti. Le condizioni di vita erano ben peggiori di quelle del Tibet ma hanno suscitato scarsa simpatia a Occidente, dove la difesa dei diritti umani è pesantemente strumentalizzata.

Gli organi di intelligence indiani sono ben consapevoli di tutto questo, e non dovrebbero incoraggiare le fantasie dei loro leader politici. La cosa migliore è ammettere e accettare che all'interno del paese ci sono gravi problemi. Un miliardo di indiani: l'80% è indù e il 14% musulmano. Una minoranza molto consistente che non può essere epurata etnicamente senza provocare un conflitto più ampio.

Niente di tutto questo giustifica il terrorismo, ma dovrebbe almeno costringere i governanti dell'India a concentrare lo sguardo sul loro paese e sulle sue situazioni problematiche. Le disparità economiche sono profonde. L'idea assurda che gli effetti di ricaduta del capitalismo globale avrebbero risolto la maggioranza dei problemi può essere ora vista per quello che è sempre stata: una foglia di fico per nascondere nuove modalità di sfruttamento.

Originale da: The Assault on Mumbai

Articolo originale pubblicato il 27/11/2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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