sabato, novembre 29, 2008

I massacri di Mumbai come sconfitta del controterrorismo

I massacri di Mumbai come sconfitta del controterrorismo
di Gilad Atzmon

Mentre sto scrivendo è ancora tutt'altro che chiaro cosa sia davvero accaduto a Mumbai. Le domande che mi faccio sono le stesse di tutti: chi erano gli attentatori? Chi c'era dietro di loro e cosa cercavano di ottenere? Ma una cosa appare evidente. La “Guerra al Terrore” è un completo disastro. I cosiddetti “terroristi”, chiunque essi siano, hanno vinto. L'America e i suoi alleati sono stati sconfitti.

Ma non finisce qui, perché in tutta questa guerra l'America ha perso il proprio ruolo dominante di superpotenza. È finanziariamente rovinata. La sua dirigenza politica è vista dalla maggior parte dell'opinione pubblica mondiale come un nucleo solido di malvagità. Non bisogna essere dei geni per dedurre che questa enorme sconfitta è l'esito di una catena di eventi innescata da un unico orchestrato attacco che ha avuto luogo nel settembre del 2001. Per chi non lo ricordasse, i 18 terroristi che hanno devastato il mondo l'11 settembre non avevano con sé una bomba nucleare né armi avanzate. Erano muniti solo di coltelli. Per bizzarro che possa sembrare, per far crollare l'impero americano è bastata una dozzina e mezza di persone molto motivate armate di coltelli.

Sfortunatamente l'America e la Gran Bretagna mentre affondavano sono riuscire a mettere in atto crimini di guerra di proporzioni colossali. Sono morti due milioni di iracheni e di afghani. Molti altri milioni sono rimasti gravemente feriti, altri ancora sono profughi. Ciascuna di queste vittime è il risultato diretto di una guerra illegale lanciata dalle democrazie anglo-americane.

Nonostante i molti massacri che queste guerre coloniali anglo-americane si sono già lasciate alle spalle, la carneficina è ben lungi dall'essersi conclusa. Leggiamo da settimane di aerei americani che sganciano bombe su villaggi pakistani. Apprendiamo che i cosiddetti alleati prendono di mira “presunti terroristi” nelle zone rurali del Pakistan. Evidentemente i nostri leader democratici vedono i civili musulmani innocenti come facili bersagli eliminabili. Dunque non dovrebbe sorprenderci che a Est qualcuno ci consideri ugualmente suscettibili di atti di terrorismo. Ci vedono come potenziali bersagli facili. Tuttavia, se i crimini britannici e americani vengono commessi per contro nostro, in nome della democrazia, da capi che noi stessi abbiamo mandato al potere, i crimini di Mumbai sono stati commessi da un'entità sconosciuta, non da un'entità eletta. I crimini di Mumbai sono stati commessi solo nel nome di chi li ha perpetrati. I crimini anglo americani in Iraq, Afghanistan, Pakistan e Siria vengono commessi da governi eletti, nel nome dei popoli britannico e americano.

Il terrore è un messaggio scritto sul muro, ma per qualche motivo la maggioranza degli occidentali non riesce a leggerlo. L'entusiasmo con cui portiamo la Coca-Cola al mondo musulmano va immediatamente frenato. Dobbiamo tenere per noi le nostre fantasie liberali e democratiche, soprattutto ora che il concetto di base si è dimostrato errato. L'insistenza con cui tentiamo di rendere gli arabi e i musulmani stupidi quanto noi non funzionerà. Dobbiamo permettere alle altre persone di vivere secondo le loro convinzioni e la loro tradizione culturale.

Il Ministro degli Esteri britannico Miliband ha dichiarato ieri insieme ad altri politici che l'attacco di Mumbai è un attacco alla democrazia occidentale. Penso che faremmo meglio ad ammetterlo: finché le democrazie occidentali tratteranno i musulmani come facili bersagli, gli occidentali potranno essere altrettanto suscettibili di ritorsioni e di atti di terrorismo.

Vorrei suggerire a Miliband e ai suoi colleghi di cessare immediatamente i loro tentativi di democratizzare il mondo. Così facendo renderebbero semplicemente il mondo un luogo di gran lunga migliore e più sicuro in cui vivere.

Originale: Mumbai Massacres as the Defeat of Counter-terrorism

Articolo originale pubblicato il 28/11/2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

Nessun commento: