venerdì, dicembre 12, 2008

L'amicizia tra India e Russia riprende slancio

L'amicizia tra India e Russia riprende slancio
di M. K. Bhadrakumar

La visita del Presidente russo Dmitrij Medvedev a Nuova Delhi la scorsa settimana si è rivelata per il Governo indiano una buona occasione per ristabilire l'importanza strategica del tradizionale partenariato India-Russia. Senza dubbio la visita si è svolta in un momento cruciale della storia e della politica contemporanee, sullo sfondo di enormi trasformazioni nel sistema internazionale.

Medvedev è giunto in India immediatamente dopo gli orrendi attentati di Mumbai. La situazione della sicurezza regionale – e in particolare dell'Afghanistan – ha naturalmente assunto un ruolo di primo piano nei colloqui.

La Dichiarazione Congiunta firmata dal Primo Ministro Manmohan Singh e Medvedev dopo estesi colloqui a Nuova Delhi dimostra che le due parti si sono seriamente impegnate a comprendere i reciproci interessi vitali e a trovare il modo di conciliarli. Hanno anche consapevolmente tentato di ampliare il terreno comune nel sistema internazionale. Dopo un lasso di tempo considerevole, la relazione russo-indiana sembra ora ripartire.

Si sono presi in considerazione i contenziosi che hanno turbato i rapporti tra i due paesi negli ultimi anni. Il maggiore è la questione dell'aumento dei costi per la portaerei russa Admiral Gorškov, che l'India si è impegnata ad acquistare. Alla vigilia della visita di Medvedev il gabinetto indiano ha preso la decisione di approvare il pagamento degli ulteriori 2,2 miliardi di dollari chiesti dalla Russia. Il governo ha anche approvato l'acquisizione dalla Russia di 80 elicotteri multiruolo Mi-17 del valore di 1,3 miliardi di dollari.

Mani tese in un mondo in transizione
Medvedev aveva anche il compito di discutere l'affitto alla marina indiana di un sottomarino nucleare. La cooperazione militare India-Russia torna a pieno regime con tutta una serie di progetti in cantiere. La Russia ha consolidato la propria posizione di primo fornitore di armi per l'India. Ma la ciliegina sulla torta è stata la proposta di collaborazione nei settori spaziale e nucleare. In base agli accordi firmati, la Russia costruirà in India quattro nuovi impianti nucleari e assisterà un volo spaziale con equipaggio indiano. La Russia ha offerto un nuovo impianto nucleare AES-2006, che incorpora un reattore WER-1200 di terza generazione da 1170MW. La Russia ha anche concordato di fornire uranio per un valore di 700 milioni di dollari per soddisfare i bisogni dell'India.

Manmohan ha descritto questi accordi come una “nuova pietra miliare nella storia della cooperazione con la Russia”. Ha aggiunto: “È una relazione che ha superato la prova del tempo”. Ha riconosciuto che il dialogo dell'India con la Russia si è “intensificato in misura considerevole”. Significativamente, ha affermato che gli attacchi terroristici di Mumbai “costituiscono una minaccia per le società pluraliste” [leggasi Russia] e che “c'è molto che la Russia e l'India possono fare per promuovere la pace globale”.

Chiaramente i due paesi hanno riscoperto il vecchio slancio della loro amicizia. Si tendono la mano ancora una volta in un mondo che appare in transizione. Oltre la mutevolezza della situazione internazionale, sia l'India che la Russia sentono l'imminenza di un cambiamento nelle politiche globali degli Stati Uniti, ma nessuna delle due scommetterebbe sulla direzione e le proporzioni di quel cambiamento. Entrambe sono acutamente consapevoli dell'inesorabile declino dell'influenza degli Stati Uniti nella politica mondiale e dell'urgente necessità di adeguarsi alle realtà emergenti del multipolarismo.

Nello stesso tempo, gli Stati uniti rimangono l'interlocutore unico più importante sia per l'India che per la Russia nel vicino futuro. Nessuna delle due vorrebbe che il partenariato russo-indiano fosse diretto contro gli Stati Uniti. Proprio mentre Medvedev giungeva a Delhi, un alto funzionario indiano prendeva contatti con i consiglieri del presidente eletto Barack Obama per informarli delle prospettive e delle politiche di Delhi. Anche lo stato d'animo di Mosca è di attesa nei confronti della presidenza Obama, benché mitigato da un cauto ottimismo.

Il bilanciamento dei rispettivi interessi russo-indiani che emerge nella Dichiarazione Congiunta mette in luce questi delicati impulsi che interessano vari settori. La dichiarazione è priva di retorica anti-americana in quanto tale ma è ovvio che i due paesi stanno riorganizzando il loro partenariato in armonia con un “secolo post-americano”. L'India si è identificata con la posizione russa sulla necessità di riformare i sistemi economico e finanziario internazionali per adattarli a “nuove realtà” e promuovere un “ordine economico mondiale più giusto basato sui principi del multipolarismo, dello stato di diritto, dell'uguaglianza, del reciproco rispetto e della responsabilità comune”.

La Russia promuove i rapporti sino-indiani
L'India si trova anche a sottolineare l'“interazione crescente e più concentrata” della trilaterale Russia, Cina e India, nonostante lo scarso entusiasmo mostrato nel passato recente per un processo che Washington non approva considerandolo un'iniziativa superflua da parte dell'India.

È significativo che la Dichiarazione Congiunta affermi che la trilaterale “acquista importanza nel quadro dei meccanismi di dialogo multilaterale, contribuisce in maniera sostanziale al rafforzamento dell'emergente multipolarismo e promuove la leadership collettiva di grandi potenze mondiali”. Questa formula accuratamente studiata è indicativa dell'intenzione di iniettare nuovo dinamismo nell'intesa. Presumibilmente Mosca ha convinto Delhi a riaffermare la portata della trilaterale nella mutevole situazione internazionale. La Russia ha visto con crescente sconforto la propria incapacità di promuovere l'intesa sino-indiana.

La Russia deve anche avere sollecitato l'India a svolgere un ruolo più attivo e “a contribuire e partecipare in modo più costruttivo” alla Shanghai Cooperation Organization (SCO, Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione).

Da parte sua, l'India ha abbandonato un'ambivalenza attentamente coltivata per esprimere apertamente il proprio incondizionato appoggio alla posizione russa sulla situazione nella regione caucasica. È una notevole vittoria per il Cremlino essere infine riuscito a tirare l'India dalla propria parte, trattandosi di una questione sensibile che ha un ruolo di primo piano nella politica estera russa ed sarà di fatto un motivo conduttore delle relazioni della Russia con gli Stati Uniti nei prossimi tempi. La dichiarazione comune sottolinea che “L'India appoggia l'importante ruolo svolto dalla Federazione Russa nella promozione della pace e della cooperazione nella regione caucasica”.

L'espressione chiave qui è “caucasica”: tutto ciò che riguarda la regione del Caucaso. Il sostegno dell'India è senza limiti ed esplicito.

Inoltre l'India ha espresso il proprio sostegno al desiderio della Russia di entrare nei meccanismi dell'incontro Asia-Europa e del vertice dell'Asia Orientale, mentre la Russia ha ribadito il proprio sostegno alla richiesta dell'India di diventare membro permanente in un Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite allargato.

Dalla prospettiva indiana, indubbiamente, ha un valore inestimabile il fatto che Mosca abbia espresso “appoggio e solidarietà” totali a New Delhi per gli attacchi terroristici di Mumbai. Il gesto russo supera di gran lunga le parole di solidarietà offerte da Washington. Naturalmente Mosca non deve affrontare il dilemma di Washington, che comporta la necessità di tenersi in equilibrio tra Nuova Delhi e Islamabad. In parole semplici, ciò che gli attacchi di Mumbai hanno messo in luce è che per quanto il terrorismo sia una preoccupazione condivisa da Stati Uniti e India, le loro priorità in questo frangente differiscono ampiamente.

L'India si aspetterebbe che Washington punisse severamente Islamabad costringendola a prendere seriamente le ipotesi indiane secondo cui l'attacco terroristico di Mumbai sarebbe stato perpetrato da elementi con base in Pakistan e forse legati ai servizi di sicurezza del paese. Evidentemente Washington non è nella condizione di soddisfare le aspettative indiane. La sua priorità numero uno è la guerra in Afghanistan e la stabile cooperazione del Pakistan in tale guerra. Washington non può permettersi un Pakistan “distratto”, e il suo principale obiettivo politico e diplomatico è dunque quello di far sì che il Pakistan continui a “concentrarsi” sulla guerra nelle aree tribali alla frontiera con l'Afghanistan.

Nuova Delhi percepisce che con il passare del tempo finirà per trovare frustrante questo paradigma. Non che sia nuovo, come paradigma. Ma le alternative di Delhi sono limitate, benché il governo sia sottoposto a enormi pressioni per far sì che non solo agisca ma lo faccia in modo visibile e attivo. Il delicato equilibrio strategico tra l'India e il Pakistan prefigura perfino l'opzione di una guerra “limitata” per le due potenze nucleari. La sola alternativa praticabile per l'India è quella di rivalutare le proprie opzioni diplomatiche. Ma per questo Nuova Delhi deve elaborare nuove idee.

Ed è qui che entra in gioco la collaborazione con Mosca. La comunità strategica di Nuova Dehli si rende conto con grande sconforto che tutto l'insieme di presupposti su cui si fondava il partenariato strategico Stati Uniti-India nel periodo post-Guerra Fredda attualmente non è di alcun uso all'India nella sua formidabile impresa di mettere sotto pressione il Pakistan. La supposizione che gli Stati Uniti si sarebbero occupati del “problema pakistano” dell'India permettendo a quest'ultima di concentrarsi sull'appuntamento con il proprio destino di superpotenza o di “garante dell'equilibrio” nel sistema internazionale si sta rivelando un grottesco errore di giudizio da parte dei guru strategici indiani. E lo stesso vale per le loro supposizioni in materia di “sicurezza assoluta”.

La dichiarazione congiunta russo-indiana suggerisce che Nuova Delhi si sta rapidamente adattando alla necessità di diversificare i muscoli della cooperazione e rivitalizzare i partenariati con diversi paesi sulla base di preoccupazioni condivise e interessi comuni invece di perseguire una politica estera il cui principale obiettivo è stato quello di armonizzare le politiche regionali indiane con quelle degli Stati Uniti. Ciò è evidente soprattutto nel rivelatore paragrafo della Dichiarazione Congiunta dedicato all'Afghanistan.

Riallineamento sull'Afghanistan
Ironicamente Nuova Delhi sembra aver deciso che se è la guerra afghana a mettere a disagio Washington quando si tratta di sostenere apertamente l'India a proposito degli attacchi di Mumbai, è proprio sull'Afghanistan che la politica regionale indiana dovrà ricominciare sganciandosi per la prima volta dopo tanto tempo dalle aspettative e dai parametri statunitensi.

Il colpo di scena della Dichiarazione Congiunta arriva in maniera quasi innocua. Condividendo la preoccupazione per l'“aggravamento della situazione in materia di sicurezza” in Afghanistan, l'India e la Russia chiedono “un impegno internazionale globale e compatto” nella gestione delle minacce che vengono da quel paese. La critica implicita della guerra guidata dagli Stati Uniti è ovvia, come lo è il rifiuto della politica degli Stati Uniti tesa a mantenere la strategia della guerra come propria prerogativa esclusiva. La Dichiarazione Congiunta afferma poi: “Entrambe le parti accolgono favorevolmente l'iniziativa russa di organizzare una conferenza internazionale nel quadro della Shanghai Cooperation Organization, coinvolgendo i suoi Membri e Osservatori”.

Nuova Delhi ha deciso di appoggiare apertamente un'iniziativa regionale della SCO sull'Afghanistan che Washington avrebbe tanto voluto soffocare nella culla. La posizione indiana è significativa per varie ragioni. L'India ha deciso che non è necessario segnare il passo in attesa che l'amministrazione Obama metta a punto la propria strategia afghana. Sta stabilendo i propri interessi e i propri rischi indipendentemente dalla strategia degli Stati Uniti. In secondo luogo, l'India si sta identificando con la Russia, la Cina e l'Iran, e questo ha un significato immenso nella politica regionale. In terzo luogo, l'India si sta schierando con un'iniziativa regionale sull'Afghanistan guidata dalla Russia in un momento in cui vari influenti opinionisti americani hanno ipotizzato un “approccio regionale” a una soluzione afghana sotto la guida degli Stati Uniti.

È certo che l'India sta implicitamente riconoscendo l'importanza della SCO per la sicurezza sud-asiatica. L'Afghanistan è membro del SAARC (South Asian Association for Regional Cooperation, Associazione Sud-Asiatica per la Cooperazione Regionale) e potrebbe fare da ponte tra l'Asia Meridionale e l'Asia Centrale. Essenzialmente, dunque, l'India sta disdegnando la tanto pubblicizzata strategia degli Stati Uniti per una “Grande Asia Centrale” che mira a sminuire il suolo della SCO nell'Asia Centrale e appunta le proprie speranza sull'India come contrappeso all'influenza regionale della Russia e della Cina.

È evidente che l'India si sta dissociando dalla politica concepita dagli Stati Uniti per tenere fuori dall'Afghanistan la SCO. Mosca ha cercato invano di creare un punto d'appoggio per la SCO come organo regionale mentre Washington persuadeva il Presidente afghano Karzai a non dar peso al Gruppo di Contatto SCO-Afghanistan. Ma soprattutto resta il fatto che l'iniziativa russa per una conferenza della SCO è intesa come una sfida al monopolio arrogatosi da Washington nel decidere i contorni di qualsiasi soluzione afghana.

Questo offre a Karzai maggiori possibilità di ampliare l'“autonomia strategica” nei confronti di Washington, autonomia che è stato incline a esercitare, benché timidamente, negli ultimi tempi. Karzai ha tutte le ragioni per collaborare con un'iniziativa regionale che coinvolga le maggiori potenze che circondano l'Afghanistan come la Russia, la Cina, l'India e l'Iran. Agli Stati Uniti e al Pakistan l'onere di spiegare perché intendano dissociarsi.

Naturalmente gli Stati Uniti avrebbero preferito incoraggiare l'iniziativa turca di mediazione dei colloqui afghano-pakistani. Ad Ankara si è appena concluso l'ultimo incontro a tre tra Turchia, Pakistan e Afghanistan. Washington è stata ben lieta che la Turchia le desse una mano a mantenere il processo di pace afghano in un ambito ristretto, escludendo paesi “esterni” come la Russia o l'Iran. Dal punto di vista turco-statunitense l'iniziativa della SCO è un'intrusione indesiderata.

La posizione della SCO sull'Afghanistan
Un aspetto estremamente significativo della Dichiarazione Congiunta russo-indiana è il suo silenzio assordante sui colloqui con i taliban promossi dagli Stati Uniti. La posizione russa e indiana è che non esistono capi taliban moderati, mentre gli Stati Uniti si stanno orientando verso un approccio in base al quale finché la leadership talebana si disimpegna e disconosce al-Qaeda, non dovrebbero esserci problemi ad assimilarla in un governo di coalizione a Kabul. Di fatto, a breve si svolgerà la seconda sessione di colloqui con i taliban con la mediazione saudita.

Nel contesto degli attacchi di Mumbai, l'atteggiamento indiano nei confronti dei taliban può solo irrigidirsi, entrando in conflitto con la strategia attuale degli Stati Uniti. Per così dire, la convergenza russo-iraniano-indiana nel potenziare la resistenza anti-taliban alla fine degli anni Novanta sta cercando di ricrearsi, anche se sotto una forma completamente nuova. È interessante notare che anche le autorità iraniane hanno svolto recenti consultazioni a Nuova Delhi sull'Afghanistan.

Senza alcun dubbio l'India ha riflettuto sulla posizione collettiva della SCO sul problema afghano prima di concedere il proprio sostegno all'iniziativa dell'organismo regionale di convocare una conferenza internazionale. Il discorso per conto della SCO tenuto dall'ambasciatore russo Vitalij Čurkin il 10 novembre alla sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stato per Nuova Delhi un banco di prova. Evidentemente Delhi si trova in armonia con i principali elementi del discorso di Čurkin, che sono:

  • È necessaria un'“azione concertata” della comunità internazionale per arrestare il “costante aggravarsi della situazione politica e militare” in Afghanistan.
  • La politica di isolare i capi taliban estremisti non va ammorbidita, e la riconciliazione dovrebbe limitarsi a includere “i membri dei taliban che non si sono macchiati di crimini militari”.
  • Bisognerebbe instaurare un sistema di “cinture di sicurezza anti-droga e finanziarie” attorno all'Afghanistan con il coordinamento delle Nazioni Unite e il coinvolgimento dei paesi vicini.
  • La NATO deve cessare operazioni che comportino “un indiscriminato o eccessivo uso della forza, compresi i bombardamenti” che causano pesanti perdite civili. Il livello di danno collaterale nelle operazioni militari ostacola la stabilizzazione a lungo termine dell'Afghanistan.
  • Una durevole soluzione afghana è “impossibile senza un approccio integrato da parte della comunità internazionale, sotto la guida delle Nazioni Unite, e al contempo senza delegare a Kabul una maggiore autonomia nella risoluzione dei problemi inter-afghani”.
  • “La situazione in Afghanistan non può essere risolta con metodi esclusivamente militari”. Dunque la sicurezza dev'essere sostenuta da “provvedimenti concreti” per la ripresa socio-economica.
  • “È essenziale assicurare un atteggiamento rispettoso nei confronti di valori nazionali e religiosi, di tradizioni e usi secolari del popolo multi-etnico e multi-religioso dell'Afghanistan e su questa base conseguire la riconciliazione delle forze antagoniste dell'Afghanistan”.

In sintesi, gli attacchi di Mumbai possono rivelarsi un punto di svolta nelle politiche regionali indiane. Nelle strategie regionali di Nuova Delhi le relazioni con la Russia, la Cina e l'Iran assumono un nuovo livello di importanza. L'avvicinamento all'orbita della SCO è indice di una nuova concezione. Non troppo tempo fa, l'India vedeva la SCO essenzialmente come un “club dell'energia”. Infatti agli incontri della SCO l'India era abitualmente rappresentata dal suo ministro del petrolio. Nuova Delhi ne ha fatta di strada, per giungere a comprendere il ruolo fondamentale di un'iniziativa sull'Afghanistan guidata dalla SCO. Di certo Medvedev dev'essere tornato a Mosca con la quieta soddisfazione di avere incontrato un amico perduto da molto tempo.

Originale: India, Russia regain elan of friendship

Articolo originale pubblicato il 9 dicembre 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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