lunedì, marzo 31, 2008

L'intervista del Financial Times a Medvedev

Trascrizione dell'intervista a Dmitrij Medvedev

Lionel Barber, direttore del Financial Times, Neil Buckley, capo dell'ufficio di Mosca e Catherine Belton, corrispondente da Mosca, hanno intervistato Dmitrij Medvedev, eletto presidente della Federazione Russia, al Cremlino, a Mosca, il 21 marzo 2008. Quella che segue è la trascrizione.

FINANCIAL TIMES: Signor presidente, quali saranno le sue tre priorità quando entrerà in carica?

DMITRIJ MEDVEDEV: Credo che queste priorità siano assolutamente ovvie. La principale è continuare il corso sociale ed economico emerso e sviluppatosi nel nostro paese negli ultimi anni. L'obiettivo di questo corso è il miglioramento della qualità della vita per tutti i cittadini russi.
Siamo riusciti a migliorare la situazione economica: sotto questo aspetto siamo diventati uno stato molto più forte. La Russia ha raggiunto le sette maggiori economie in termini di potere d'acquisto, ma non è tutto. La sfida principale adesso consiste nel tradurre questi successi economici in programmi sociali per dimostrare che lo sviluppo dell'economia migliora la vita di ogni cittadino russo. Recentemente abbiamo cominciato a mettere in atto programmi sociali nei settori dell'istruzione e della sanità, e credo che sia molto importante mantenere e sviluppare questi programmi, continuando sulla strada della modernizzazione su vasta scala nella sanità e nell'istruzione e permettendo alla maggioranza dei cittadini russi di migliorare le loro condizioni abitative, altro aspetto molto importante. E infine la Russia ha perseguito e continuerà a perseguire un'equilibrata politica estera mirata a difendere i suoi interessi in modo non conflittuale, così che le posizioni della Russia possano contribuire al rafforzamento della sicurezza mondiale. Ci sono dunque diverse priorità: mantenere la stabilità sociale, sviluppare la libertà economica, promuovere programmi sociali e far sì che la Russia mantenga la propria posizione nel mondo.

FT: L'economia mondiale sta rallentando. Abbiamo una crisi finanziaria in America. C'è il rischio che crolli il prezzo del petrolio. L'economia russa è destinata a subire una doccia fredda, quest'anno?

DM: Sono convinto che ci siamo preparati adeguatamente ai vari problemi emersi sui mercati finanziari mondiali. Ciò che ci rende fiduciosi è il fatto che negli ultimi otto anni siamo riusciti a creare un sistema macroeconomico stabile. Le nostre riserve finanziarie, le nostre riserve d'oro e di valuta, sono più alte che mai, riflettendo lo stato generale delle cose nell'economia russa. Dunque a questo proposito siamo assicurati contro le fluttuazioni del mercato azionario e di quello delle materie prime, anche se non siamo immuni alle difficoltà sperimentate dall'economia mondiale.
La Russia oggi ha un'economia aperta e dobbiamo pensare a questo. Cosa possiamo contrapporre alla crisi finanziaria mondiale? Solo una sensata e ben ponderata politica finanziaria, in grado di mitigare i problemi sui mercati finanziari mondiali. Dobbiamo sorvegliare la stabilità di tutti gli indici finanziari, dei nostri indici finanziari russi. Dobbiamo far sì che il nostro bilancio sia ben equilibrato. Non dobbiamo permettere alcuna spesa sconsiderata. E dobbiamo pensare a come rafforzare i nostri mercati azionario e finanziario. Oggi sono entrambi isole di stabilità nell'oceano dell'instabilità finanziaria. L'interesse degli investitori stranieri nei confronti dei mercati azionario e finanziario della Russia è più alto che mai, e noi diamo il benvenuto a questo genere di investimenti. Anche se naturalmente dobbiamo vigilare perché la nostra spesa interna non esca dai parametri attuali, per assicurarci il mantenimento della nostra situazione di stabilità macroeconomica. Questo progetto è anch'esso una grande sfida. Stiamo facendo di tutto per esserne all'altezza.
L'inflazione, tuttavia, resta una questione piuttosto seria per l'economia russa, benché oggi sia un problema anche per molti altri paesi. Dobbiamo arrestare la crescita dell'inflazione manifestatasi nella nostra economia verso la fine dello scorso anno. Questa crescita era in realtà una conseguenza dell'integrazione dell'economia russa in quella mondiale. È un prezzo che paghiamo essenzialmente per far parte del circolo delle potenze economiche mondiali. Naturalmente ci sono altri fattori che contribuiscono alla nostra inflazione, in particolare non abbiamo ancora un mercato interno su vasta scala di prodotti alimentari. Siamo costretti a comprare molti prodotti alimentari oltreoceano, e dato l'aumento dei prezzi sui mercati mondiali, anche questo ha il suo impatto.

FT: È dunque favorevole a un congelamento dei prezzi dei prodotti alimentari di base?

DM: In senso stretto non c'è stato, e non c'è, alcun congelamento dei prezzi. Certo, alla fine dello scorso anno sono stati firmati accordi per i livelli di markup nella vendita al dettaglio, così da non superare i ragionevoli limiti del mercato, ma niente di più. Innanzitutto queste decisioni non sono state prese con decreti legge, ma erano accordi tra i venditori e i produttori agricoli. In secondo luogo, coprivano non più del 10-15% dei prodotti agricoli. Il problema sta anche nel fatto che i prodotti alimentari occupano un posto molto significativo nel paniere del cittadino russo, e questo è un dato che non possiamo ignorare. La conclusione è semplice: dobbiamo sviluppare la nostra economia e la nostra agricoltura.

FT: Lavorerà in stretta collaborazione con Vladimir Putin. Chi avrà l'ultima parola?

DM: Credo che il punto non sia chi avrà l'ultima parola, ma come si presenterà il sistema politico e e legale della Federazione Russa. Questo sistema stabilisce molto chiaramente le rispettive aree di competenza dei due principali livelli di potere, la presidenza e l'esecutivo, mi riferisco all'ambito effettivo del presidente e del governo. È la costituzione stessa che predetermina la risposta alla domanda su chi prenderà le decisioni e su quali questioni. Il presidente indica le principali direzioni della politica interna ed estera. È il comandante in capo, prende le decisioni cruciali sulla formazione dell'esecutivo. È il garante dei diritti e delle libertà dei cittadini russi. Anche il governo ha una sua estesa area di competenza. Il governo implementa le attività economiche adottando le più importanti decisioni economiche. La competenza del governo è molto vasta e la sua struttura comprende un numero considerevole di organi esecutivi. Il compito del governo è complesso, grande e impegnativo. Ed è del tutto ovvio che ha abbastanza a cui pensare. In altre parole, è tutto molto semplice. La Russia è una repubblica presidenziale con un forte potere esecutivo.

FT: Ci troviamo a un punto unico della storia russa. Un leader molto popolare ha volontariamente rinunciato al potere, lo sta puntualmente facendo e lo sta trasferendo a un nuovo successore. Questo non è mai accaduto prima. Ma la Russia non ha trascorsi molto fortunati quando si tratta di affidare il governo del paese a due persone. Perché è così fiducioso che possa funzionare?

DM: Sono d'accordo con la sua prima affermazione ma non posso accettare l'altra. Ha ragione ha dire che questa situazione è unica. La storia russa praticamente non conosce esempi di un leader di successo che all'apice della sua popolarità passa a un altro ruolo. Ma il presidente Putin aveva detto dall'inizio che avrebbe rispettato scrupolosamente la costituzione russa e che si sarebbe fermato a due mandati. Questo significa che in Russia si sta finalmente formando una tradizione di rispetto delle procedure che derivano dalla costituzione e dalle leggi. Il presidente uscente è un ottimo leader, ed è pronto e in grado di continuare a lavorare per lo sviluppo del nostro paese, per far sì che tale sviluppo continui secondo le linee tracciate otto anni fa. Ecco perché è stato formato questo tandem, o questa squadra composta da due persone, tra il candidato presidenziale e il presidente russo come possibile futuro primo ministro. Sono convinto che il nostro tandem si dimostrerà assolutamente efficace. Ma non posso essere d'accordo con lei quando dice che in questo caso emergerà una doppia struttura di potere, del tipo che storicamente ha avuto varie conseguenze negative per la Russia.
Ciascun ramo del potere deve occuparsi dei propri affari. Il presidente è il garante della costituzioni. Ha i poteri che abbiamo appena descritto. Il governo gestisce i propri compiti. È assolutamente normale. In vari paesi europei non ci sorprende vedere ex capi di stato che in seguito assumono la carica di vice premier o di ministro degli esteri nonostante la loro considerevole popolarità personale. Dunque ritengo che il sistema per garantire una situazione politica normale e continuare lungo la strada intrapresa anni fa sia il rispetto della legge, basata sulla teoria della separazione dei poteri.

FT: Nel suo importante discorso di Krasnojarsk ha parlato dell'importanza della libertà, in tutti i suoi aspetti. Possiamo dunque aspettarci un disgelo, un ammorbidimento delle restrizioni imposte ai mezzi di informazione e alle adunanze politiche?

DM: Di fatto ho praticamente ripetuto quello avevo detto a Davos un anno fa, e cioè che la libertà è migliore della non-libertà, e credo che sia il principio fondamentale della vita di qualsiasi società e di qualsiasi sistema politico.
Parlando dei mezzi di informazione di massa, credo che negli ultimi otto anni i nostri mezzi d'informazione abbiano fatto molta strada. Da media deboli e avvizziti che servivano gli interessi di singoli gruppi di potere economico o di alcuni individui, si sono trasformati in una potente forza sociale.
Otto anni fa la capitalizzazione totale dei media non arrivava neanche a 1 miliardo di dollari. Penso che ora si parli di decine di miliardi di dollari, almeno 50, così stimerei il valore del mercato dell'informazione nella Federazione Russa. E cos'è, questo, se non un rafforzamento della posizione dei media?
Ed è molto importante, perché il moderno mercato dell'informazione – voi lo sapete meglio di me – si sta sviluppando molto rapidamente. E se non si investe in nuove tecnologie si resta indietro, perdendo lettori e spettatori. Per esempio il Financial Times, mi sembra, non ha solo una versione cartacea, ma naturalmente anche una versione elettronica, che diffonde in rete tutto quello che viene pubblicato sul giornale. Aggiungendo file audio e video, postando informazioni su YouTube e via dicendo. Per questo servono soldi ed energie. Sono molto lieto che i nostri principali mezzi d'informazione, sia elettronici che cartacei, abbiano avuto l'occasione di operare in questo spazio globale.
Posso dirle come comincia la mia giornata-tipo. Accendo il mio PC per controllare le notizie. Guardo i siti dei nostri quattro maggiori canali televisivi, che hanno già in rete una sezione dedicata alle ultime notizie. Guardo i siti dei maggiori media russi e stranieri. Guardo i siti dei media russi: alcuni di essi hanno un atteggiamento positivo nei confronti del potere, altri si oppongono ferocemente a esso. È il normale flusso dell'informazione globale, che dà ai cittadini della Russia e a quelli degli altri paesi il diritto al libero accesso all'informazione. In Russia ci sono già 40 milioni di utenti di internet. Ma il punto non è semplicemente la rete, il punto è che tecnologicamente parlando i media sono cambiati. E non sto cercando di presentare una situazione idilliaca. Ci sono molti problemi. Ci sono problemi e conflitti all'interno delle redazioni, problemi tra le redazioni e i proprietari. Di fatto, succede anche in altri paesi. E a volte quello che viene pubblicato o detto dai media non piace né alle autorità, né alle compagnie. Su questo dobbiamo stare tranquilli. Operando nell'ambito legale a nostra disposizione, cioè elaborando norme legali, corporative per la condotta dei media, la loro reciproca interazione e i loro rapporti con il potere. Ecco perché sono convinto che i nostri mezzi d'informazione abbiano un ottimo futuro davanti.

FT: Lei è un avvocato, un avvocato molto esperto. Dunque vorrei chiederle quali passi concreti farà per rafforzare la legge in Russia.

DM: Eh, sì, sono proprio un avvocato, forse più di quanto sia necessario. Si potrebbe dire che lo sono fino al midollo. Ma la cosa ha anche i suoi vantaggi.
Penso che dovremmo muoverci in tre direzioni. Una direzione è l'affermazione della supremazia della legge nella nostra società. Il sistema legale russo è molto giovane, ha circa 15 anni. Ma è anche vero che si basa sulle tradizioni del diritto continentale romano-germanico, e in questo senso per noi è forse stato più facile costruire la nostra legislazione. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo affermare la priorità delle leggi sui documenti legali e sulle decisioni prese dal potere esecutivo e singoli decreti. Dovremmo infine trasformare la costituzione in un atto d'azione diretta. Il secondo compito deriva dal primo. Sfortunatamente – l'ho detto molte volte – la Russia è un paese in cui le persone non amano rispettare la legge. È, come si dice, un paese caratterizzato dal nichilismo legale.
Purtroppo questa tradizione non risale a oggi, ma a molti anni fa. Già prima della Rivoluzione d'Ottobre sotto questo punto di vista le cose non andavano come avremmo voluto. E oggi dobbiamo assicurare che ogni cittadino comprenda non solo la necessità e desiderabilità di osservare la legge ma capisca anche che senza un tale rapporto con la legge non può esserci un'evoluzione normale del nostro stato o della nostra società. E ciò è molto difficile, perché l'abitudine di violare la legge, di violare le regole di comportamento, è molto sviluppata ed esiste perfino a livello quotidiano.
Lei ha nominato Krasnojarsk, ma in un'altra importante occasione – un forum sociale svoltosi a Mosca – ho fatto ricorso a un esempio abbastanza ovvio: alcuni dei nostri cittadini non pensano neanche che quando comprano dei cd pirata violano i diritti di proprietà intellettuale di qualcuno. Dobbiamo cambiare il sistema di pensiero, il modo di pensare. In questo senso dovremmo tentare di creare un nuovo atteggiamento nei confronti della legge.
Infine, una terza cosa molto importante collegata al sistema legale e all'applicazione delle leggi nel nostro paese è un attivo ed efficace sistema giudiziario. Anche questa situazione risente di tradizioni negative formatesi nel XVIII e XIX secolo, e oggi dobbiamo tentare in tutti i modi di far sì che i tribunali russi siano indipendenti e obiettivi e agiscano sulla base della legislazione procedurale esistente. In grandissima misura questo dipende da un lato dalla posizione dello stato, e dall'altro dalla corporazione dei giudici. I giudici in tutto il mondo sono persone molto rispettate. Per la maggior parte dei laureati in giurisprudenza, la carica di giudice è l'apice della carriera legale, il suo coronamento. E noi dovremmo fare tutto il possibile per far sì che coloro che assumono la carica di giudici comprendano la propria responsabilità in merito alle decisioni che prendono, al destino delle persone che giudicano basandosi sulla legge.
Per questo ci servono due cose: un legislazione moderna che contenga tutte le migliori tradizioni del diritto sullo status dei giudici e sulla procedura.
E la seconda cosa sono i salari, i redditi dei giudici. Credo che in un tempo piuttosto breve dovremo creare un sistema legale estremamente efficiente, perché in tutte le decisioni più importanti sulle contese tra le compagnie e sui casi civili e penali vendono prese dai giudici. I nostri cittadini non devono temere il tribunale e devono essere in grado di farvi ricorso se necessario.

FT: Come ha detto, è un compito colossale...

DM: È così.

FT: Ritiene dunque che per far prevalere lo stato di diritto in Russia sia necessario che l'establishment rispetti l'indipendenza dell'organo giudiziario?

DM: È davvero un compito colossale. Sono d'accordo con lei: la Russia può garantire la supremazia dello stato di diritto solo a condizione che l'establishment rispetti l'indipendenza dei tribunali e dei giudici. Le autorità dovrebbero capire che nel dirimere diversi tipi di contese l'ultima parola spetta al tribunale. Se si tratta di una contesa locale, spetta al tribunale a livello locale o comunale. In fase di appello spetta alle corti più alte. E infine abbiamo un sistema di giustizia costituzionale che si applica quando si tratta di decidere se una legge o un atto legale è in linea con la costituzione. In questo senso le autorità dovrebbero basarsi sull'assoluta indipendenza del sistema giudiziario.
Secondo la ben nota teoria della separazione dei poteri, i tribunali sono anch'essi un potere. Forse lei intendeva se il potere esecutivo debba osservare le decisioni prese dalla corte? Senza dubbio sì. Esattamente come deve osservare le leggi.

FT: Ma intende dire ai funzionari del Cremlino di non ostacolare le corti e di non interferire con il potere e il processo giudiziario?

DM: Nessuno può interferire con le decisioni di una corte: né i funzionari di una piccola città siberiana né chi lavora al Cremlino. La cosa non è così banale, perché come in ogni paese il sistema giudiziario non esiste in un vuoto. Coesiste nella stessa società con il sistema politico. Il problema è quale sia l'autorità dei giudici, che si tratti di un giudice del livello più basso o del presidente di una delle corti più alte. Questa autorità deve esistere senza alcun dubbio.

FT: Vorrei parlare della definizione russa di democrazia e della sua definizione di democrazia in quanto avvocato. La definizione russa tiene conto dei diritti individuali e di un potere limitato dello stato?

DM: La democrazia è un sistema di gestione della società e dello stato in cui i cittadini consegnano parte del loro potere a persone da loro elette. Questa è la cosiddetta democrazia rappresentativa.
C'è poi la democrazia diretta, nella quale i cittadini prendono direttamente le decisioni su come debbano vivere, sulle questioni principali dello sviluppo del paese, tramite i referendum. Questa è la democrazia diretta.
Come vede, la mia definizione di democrazia come potere del popolo non si distacca in alcun modo dalle definizioni classiche che esistono in tutti i paesi. Al contempo io ho sempre ritenuto e ritengo che la democrazia come valore e come forma di regime politico abbia carattere universale e che non abbia bisogno di essere ulteriormente codificata.
Tuttavia, vorrei osservare che ci sono due pericolosi estremi nell'interpretazione della democrazia. Il primo è la comprensione di come la democrazia possa essere sviluppata in questo o in quello stato, in questo o in quel paese, al di fuori del suo contesto storico o territoriale. Ciascuna democrazia ha una storia e una nazionalità. E la democrazia della Gran Bretagna, nata in un'era di costituzioni non scritte, è in alcuni aspetti diversa da una democrazia degli inizi del XXI secolo. La nostra democrazia è molto giovane. Ha meno di vent'anni. Il fatto è che prima in Russia la democrazia non c'era, né in epoca zarista né in epoca sovietica. Nella nostra pratica democratica quotidiana dobbiamo tenerne conto. L'altro estremo si ha quando gli analisti (stranieri, e alcuni russi) affermano che la Russia non è capace di democrazia: che non è questo il suo percorso evolutivo, e che i valori umani universali non possono funzionare in Russia. La Russia è un paese europeo ed è perfettamente capace di evolvere insieme ad altri stati che hanno scelto il percorso democratico.
Dunque, allontanandomi da questi due estremi, penso che la Russia abbia tutte le opportunità di costruire una società democratica evoluta e uno stato democratico a tutti gli effetti.

FT: Dunque lei si descriverebbe come un democratico?

DM: Sono un sostenitore dei valori della democrazia nella forma in cui li ha sviluppati l'umanità negli ultimi secoli. Lasciamo che siano gli altri a giudicare il grado di democraticità, o di liberalismo o di conservativismo di un funzionario o di questo o quel politico.

FT: È un Occidentalista o uno Slavofilo? Il mondo vuole saperlo.

DM: Se vivessi alla fine del XIX secolo probabilmente potrei rispondere con facilità a questa domanda. Suppongo che avendo letto i migliori classici russi sarebbe possibile dare una risposta diretta. Ma il mondo è cambiato e oggi dobbiamo essere moderni. Ecco perché baso la mia posizione sugli interessi della Russia.

FT: Tra un attimo parleremo di quelle priorità, ma ha appena nominato la letteratura russa, e anch'io ne ho letta moltissima. Amo la letteratura russa. Ha un personaggio preferito?

DM: È difficile parlare di un personaggio, ma posso dirle quali sono gli scrittori che amo di più. Fin dall'infanzia amo Čechov, Bunin e molte opere di Dostoevskij. Durante le lezioni di letteratura, in epoca sovietica, naturalmente discutevamo dei personaggi. Ma sono cose che si fanno a scuola, e io non sono un insegnante di letteratura.

FT: No, ma è, lo ricordo ancora una volta, un avvocato. Può darci indicazioni se nel perseguire lo stato di diritto si orienterà verso il riesame di un caso ad altissimo profilo, il caso Chodorkovskij, e se potrà prendere in considerazione la grazia o far cadere le nuove imputazioni? Perché come saprà una corte svizzera ha detto che è politicamente motivato, e lei come presidente ha il potere per farlo?

DM: Ha osservato del tutto giustamente ancora una volta che ho il modo di pensare di un avvocato. Dunque le risponderò da avvocato. Tutte le procedure connesse con questo o quel caso criminale – compreso il caso Chodorkovskij – devono e possono essere messe in atto esclusivamente sulla base della legge, e non sulla base delle opinioni di una qualche persona, per quanto autorevole, o di alte cariche, tanto più se si tratta di tribunali stranieri.
Tenendo conto del sistema attuale di separazione dei poteri, tenendo conto della dottrina dell'indipendenza delle corti, dell'indipendenza dell'attività delle corti, nessuno dovrebbe interferire: né l'anziano di un villaggio né il presidente del paese. Dobbiamo operare tutti nell'ambito delle procedure descritte nel codice civile e penale. E nell'ambito dell'autorità che hanno i singoli rami del potere.

FT: Ha detto anche che vuole combattere la criminalità, che è un problema molto grave. Ma come si fa – ho guidato per queste strade e ne ho sentite, di storie, e ieri mia moglie è stata fermata da un agente della stradale – quando la gente paga i poliziotti perché non vuole andare alla stazione di polizia e farsi controllare i documenti? Come si fa a cambiare questo?

DM: È un problema molto complesso è la cosa principale è eliminare la causa del comportamento corrotto. L'esempio che ha citato è tipico. È anche conseguenza del disprezzo della legge. Quando un cittadino paga una mazzetta a un poliziotto probabilmente non gli passa neanche per la testa che sta commettendo un crimine: non una violazione amministrativa, lo sottolineo, ma un crimine. La gente dovrebbe pensarci. E questo sta alla radice di tutto.
Cosa fare? Nel mio discorso ho detto che dobbiamo preparare un piano per combattere la corruzione nel paese. Dovrebbe articolarsi in almeno tre parti. La prima sono i cambiamenti legislativi nella sfera del codice e della procedura penale in linea con i nostri obblighi internazionali e l'attuale situazione del paese. Probabilmente questa non è la parte più difficile. È impossibile soffocare la corruzione con emendamenti alla legge. La seconda è un processo ben più complicato: la creazione di stimoli in grado di contrastare la corruzione. Dipende da vari fattori molto significativi: la qualità generale della vita nel paese, il livello dei salari, quanto rigidamente siano applicate le leggi contro i trasgressori, contro i corrotti, contro coloro che prendono le bustarelle o sono colpevoli di altre forme di corruzione. E infine forse la forma più alta di demotivazione per le persone che intendono commettere un crimine, come prendere una bustarella e così via, è quando capiscono che potrebbe distruggere loro la vita. Quando una persona non ha solo paura di prendere una bustarella, ma la cosa è inaccettabile per altri motivi. Quando è indecente e può mettere in pericolo la vita, la carriera e la pensione. È questo che trattiene i poliziotti e altri funzionari pubblici dal commettere tali azioni in altri paesi.
Terza parte, è quello di cui ho già parlato: cambiare la percezione della legge e il modo di pensare delle persone. Dunque sono le leggi, un sistema di incentivi, e il miglioramento del clima economico del paese. E formare una percezione moderna della legge.

FT: Prima di passare ad alcune domande importanti sulla politica estera, ne ho ancora un paio su questioni interne. La prima è facile: intende portare nuova linfa, o qui tutti vengono da San Pietroburgo? La Russia è un grande paese.

DM: Sa, non credo che l'attuale sistema di potere sia completamente basato su gente di San Pietroburgo, anche se ce n'è molta. È normale: tutti tendono a fare affidamento sulle persone con cui hanno lavorato e che conoscono bene. Ma secondo me in ogni squadra dovrebbe esserci un equilibrio ragionevole tra le persone che si conoscono bene perché ci si è lavorato in altri luoghi e in altre città, e i professionisti che vengono da altre esperienze. Dunque non intendo fare preferenze basandomi su principi territoriali.
Abbiamo molte persone intelligenti e creative che vengono da altre parti.

FT: Bene, dopo la domanda facile quella difficile. Recentemente un signore chiamato Viktor Čerkesov, che è un alto funzionario, ha detto che i membri delle forze di sicurezza si fanno la guerra per conquistare ricchezza e potere in Russia. Come presidente come può porre fine a questo?

DM: Innanzitutto i servizi di sicurezza non sono stati creati per combattersi ma per svolgere il loro compito costituzionale di difendere l'ordine sociale. È anche vero che in tutti i paesi i servizi di sicurezza sono in competizione gli uni con gli altri. Questo garantisce che sulla scrivania di chi governa giungano informazioni di diversa provenienza sulla situazione del paese. Se parliamo di violazioni commesse da un dipendente dei servizi di sicurezza, queste vanno investigate e la relativa punizione va inflitta come per qualsiasi attività illegale commessa da un altro funzionario pubblico. Dunque non c'è niente da aggiungere, quando parliamo di violazioni e di reati.
Ha ragione a dire che i servizi di sicurezza di tutti i paesi competono per il potere. Ma non competono per la ricchezza.
Sa, voglio dirle che non ho informazioni che i servizi di sicurezza russi competano per la ricchezza. Ma se dovessi sapere che i rappresentanti degli organi di sicurezza sono coinvolti in conflitti per la ricchezza materiale, queste persone verrebbero immediatamente licenziate e perseguite.
Nel nostro paese tutto dovrebbe essere controllato dalla legge e dalle strutture corrispondenti che esistono per vigilare sull'applicazione delle leggi.

FT: Ridurrà il ruolo e l'influenza delle compagnie statali nell'economia russa? E come pensa di aumentare il ruolo delle piccole imprese? Questo è un aspetto molto importante.

DM: È importante davvero. Per quanto riguarda le compagnie statali: abbiamo un gran numero di compagnie statali, per ragioni storiche ed economiche. Ma è anche vero che solo circa un terzo del PIL è creato da compagnie statali. Un numero significativo di compagnie statali è stato privatizzato, e questo processo è destinato a continuare.
Però ci sono compagnie statali la cui esistenza è necessaria a garantire la sicurezza economica del paese. Parlo dei monopoli come Gazprom o le ferrovie russe, di compagnie del settore della difesa che producono equipaggiamento militare.
A proposito, solo circa il 20% del petrolio è prodotto e raffinato da compagnie statali. Da questo punto di vista la nostra industria è molto più privata di quella norvegese. A parte questo, vorrei anche dire che il numero di compagnie, società per azioni e imprese di proprietà dello stato dovrebbe essere quello necessario ad assicurare gli interessi di tutto il paese, niente di più. Naturalmente continueremo il percorso già intrapreso dalla Russia verso la creazione di un'economia privata a tutti gli effetti, che naturalmente conserverebbe gli aspetti che ho appena descritto.
E non parlo neanche dei diversi generi di complicazioni che si stanno verificando nel mondo. Non vorrei, naturalmente, che simili problemi si presentassero qui. Ma so che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e in Svizzera hanno dovuto nazionalizzare delle compagnie a causa della crisi finanziaria. Ne parlo perché in determinate situazioni lo stato dovrebbe decidere quello che è necessario tenere e quello che può essere liberalizzato e restituito, così da garantire la stabilità economica.
Prendiamo come esempio le corporazioni statali, non le società per azioni ma quelle corporazioni create in tempi recenti nel settore dell'edilizia popolare, nella nanotecnologia. Sono state create solo per un certo periodo di attività, dopo di che dovevano essere privatizzate o liquidate. Per quanto riguarda le società per azioni, ne ho parlato anche a Krasnojarsk. Credo sia assolutamente ragionevole aumentare in queste compagnie il numero di direttori indipendenti che rappresentano gli interessi dello stato come azionista. Soprattutto perché di solito i direttori indipendenti hanno una maggiore esperienza imprenditoriale dei funzionari statali e possono per questo essere ben remunerati, e allo stesso tempo è loro dovere agire nell'interesse dello stato in quanto principale azionista.

FT: Parliamo di politica estera. Ha ragione il signor Putin quando dice che l'Occidente, il mondo, con lei non avranno vita più facile?

DM: Certo che ha ragione. Mi ha chiesto se ha ragione o no, e ha ragione.

FT: Ha ragione quasi su tutto?

DM: Certamente. È un leader esperto e molto bravo.

FT: Ma poi ha detto che lei non è meno nazionalista, nel senso buono della parola. Come definisce questo termine, allora: un nazionalista nel senso buono della parola?

DM: Innanzitutto voglio spiegare cosa intendo per buon leader di un paese, della Russia ma non solo. Un capo di stato moderno dovrebbe condurre una politica economica assolutamente obiettiva, equilibrata e quanto più possibile efficace basata sulle priorità dei valori di mercato e del diritto di proprietà.
Non è importante come si caratterizzi questo leader, se sia liberale, democratico o conservatore. A mio parere nel mondo moderno un capo di stato che voglia essere incisivo deve partire da questi valori che ho appena menzionato.
Per quanto riguarda la politica estera, indipendentemente da qualsiasi etichetta o classificazione, un leader efficace deve preoccuparsi di difendere gli interessi del suo paese, curarli costantemente e lungo tutto il perimetro della nazione.
In politica estera non si può essere liberali, conservatori o democratici. Bisogna basare le proprie posizioni esclusivamente sugli interessi del proprio paese. Se c'è una tale comprensione dell'equilibrio tra la politica interna e la politica estera, un tale leader può dirsi un leader di successo. Ecco perché Putin ha ragione.

FT: È ora negli interessi della Russia migliorare le relazioni con la Gran Bretagna?

DM: Senza alcun dubbio. Tutto quello a cui assistiamo oggi riflette due facce. Abbiamo ottimi legami economici. Magnifici. Nell'ultimo anno, gli investimenti della Gran Bretagna in Russia sono cresciuti 3,7 volte – quasi quattro – e ammontano a circa 26 miliardi di dollari e qualche copeca. La Barclays ha appena comprato una banca russa per circa 800 milioni di dollari. Dunque non ci sono ostacoli allo sviluppo dei legami economici. Sono oggi più potenti che mai. E ciò è bene.
Ma i contatti politici bilaterali sono peggiorati in misura significativa. C'è una serie di limitazioni – imposte, tra l'altro, non da noi ma dal governo della Gran Bretagna – ai contatti e gli scambi tra i servizi di sicurezza e via dicendo. E questo, naturalmente, non va molto bene. Non è una tragedia. Possiamo ripristinare appieno il volume della cooperazione bilaterale. Naturalmente dovrebbe avvenire senza precondizioni e riconoscendo la reciproca indipendenza. Dopo la mia elezione, Gordon Brown è stato tra i primi a farmi le congratulazioni. Dunque siamo aperti al pieno ristabilimento della cooperazione.

FT: Si aspetta che accada? Ci saranno concreti progressi quando incontrerà il signor Brown?

DM: Solo il tempo potrà dirlo.

FT: Ma crede davvero, comunque, che il British Council vi spii?

DM: Non sono il capo dei servizi di sicurezza, ma è anche vero che le informazioni che talvolta appaiono sulla stampa e i rapporti che ricevo dimostrano che qui c'è un problema. Però non c'è nulla di sorprendente, perché questi tipi di organizzazioni sono tradizionalmente usati per la raccolta di informazioni.

FT: E questa settimana ci sono state le perquisizioni alla TNK-BP. Crede a chi dice che si tratta di un tentativo di sabotare i tentativi di entrambe le parti – Mosca e il Regno Unito – di migliorare le relazioni?

DM: Dobbiamo capire cosa è successo. In ogni caso le informazioni che ho ricevuto mostrano che in questo caso parliamo della raccolta di informazioni commerciali nell'interesse di altre compagnie. E questo tipo di spionaggio commerciale è un reato secondo le legislazioni di tutti i paesi. Ma è chiaro che sono ancora in corso le indagini preliminari e da quello che so sono stati sequestrati dei documenti e le persone accusate non si trovano in custodia cautelare. Ma sulla base di quanto ho detto in questo colloquio, vorrei che la decisione finale fosse presa da una corte e non dal giudizio di analisti o politici.
Per quanto ne so non si tratta di un reato che riguarda lo stato ma la sfera economica. Purtroppo è una cosa comune, ma dobbiamo aspettare l'esito. Anche le nostre compagnie tentano di osservarsi a vicenda e di procurarsi del materiale.

FT: Vede la Russia come una grande potenza? Quali obiettivi intende perseguire nel campo della sicurezza nazionale, per esempio in materia di proliferazione nucleare?

DM: Senza alcun dubbio la Russia in quanto potenza nucleare si porta dietro tutti gli obblighi connessi con questa condizione. Viviamo in un mondo molto pericoloso e complicato in cui il numero dei paesi nucleari aumenta, in cui c'è un alto rischio di terrorismo nucleare. E tutti i paesi che fanno parte del club nucleare devono adempiere ai loro doveri molto scrupolosamente. Dunque è molto importante avere contatti nell'ambito delle procedure internazionali esistenti e preparare nuovi accordi mirati a ridurre le armi strategiche d'offesa.
Recentemente i nostri colleghi ci hanno fatto visita – mi riferisco ai colleghi americani, la signorina Rice e il signor Gates – e abbiamo parlato di diverse questioni che riguardano la sicurezza internazionale. Per noi questi contatti sono i benvenuti, anche se le divergenze sono molte. Naturalmente non siamo contenti che siano attualmente in fase di applicazione i piani relativi alla terza zona di posizionamento dello scudo di difesa antimissile. Riteniamo che decisioni di questo tipo spezzino il fragile equilibrio di forze e strutture in Europa e non solo in Europa.
Allo stesso tempo siamo pronti a prendere in considerazione le proposte dei nostri interlocutori americani. Non siamo noi ad aver cominciato tutto questo, ma dobbiamo sbloccare la situazione per far sì che non peggiori radicalmente. I colloqui si sono svolti e le proposte dei nostri interlocutori americani verranno da noi prese in considerazione. Potremmo dire lo stesso della questione della firma di un nuovo accordo Start. Anche qui ci sono ancora delle complicazioni, perché noi vorremmo che questo accordo non fosse solo un pezzo di carta ma assorbisse l'esperienza accumulata dai nostri paesi negli anni Settanta, Ottanta e Novanta. In questo senso non bisognerebbe solo discutere di un accordo Start, ma di tutta una serie di procedure e di posizioni. Comunque un certo movimento in tal senso è già cominciato.

FT: C'è la possibilità di un accordo tra i presidenti uscenti Putin e Bush, anche se il vertice NATO proporrà di preparare l'ingresso dell'Ucraina e della Georgia nell'alleanza?

DM: I presidenti Putin e Bush sono in rapporti personali molto buoni. E penso che se non fosse per questi rapporti, le relazioni tra i due stati oggi forse sarebbero molto peggiori. Ho detto questo al presidente Bush durante una conversazione telefonica, quando ha chiamato per farmi le congratulazioni. Ci stiamo lavorando. Ci stanno lavorando esperti, funzionari del ministero degli esteri e della difesa. È naturale che le nostre proposte e quelle degli americani possono essere estremamente diverse. Ma vorrei puntualizzare che non siamo soddisfatti della situazione relativamente a Georgia e Ucraina. Riteniamo che sia estremamente pericolosa per l'attuale struttura della sicurezza europea.
Vorrei dire che a nessuno stato può far piacere che i rappresentanti di un blocco militare al quale non appartiene si avvicinino ai suoi confini. Cosa che è ancora più difficile da spiegare dal momento che la stragrande maggioranza di uno degli stati, per esempio l'Ucraina, è categoricamente contraria all'ingresso nella NATO, mentre il suo governo segue una condotta politica diversa. Questa è la vera democrazia. Come minimo in queste situazioni si convoca un referendum.

FT: Lei sta per assumere la carica più alta dello stato dopo un leader enormemente forte e popolare. Sarei tentato di pensare a Margaret Thatcher e a John Major, se non fosse per il fatto Margaret Thatcher fu costretta a lasciare. La mia domanda è: lei ha lavorato con Vladimir Putin per molti anni. Cosa ha imparato da lui e dalla sua presidenza negli ultimi otto anni, e dal suo stile?

DM: Ho imparato moltissimo dal presidente Putin. E a dire il vero il nostro rapporto risale a diciassette, diciotto anni fa. Quando ci siamo conosciuti io ero molto giovane. Avevo 24 anni, e lui era più giovane di me adesso. Ma aveva già molta esperienza, essendo passato per la scuola dei servizi in Russia e all'estero, ai tempi dell'Unione Sovietica. Sa, quello che mi ha subito colpito è il suo atteggiamento meticoloso nei confronti delle informazioni, e come cerchi di esaminare minuziosamente tutti i problemi nei quali si imbatte, e nei quali si imbatteva già allora. E come sia in grado di prendere delle decisioni solo sulla base di queste complesse e complete analisi. Credo che questo sia molto importante per un leader, e ancor più per un presidente. E qui molti possono imparare dal presidente Putin.
Ogni leader e dirigente dovrebbe esaminare una questione con la maggiore completezza possibile. E poi, dopo aver preso una decisione, metterla in atto con lo stesso grado di intensità.
Queste sono precisamente le qualità del presidente Putin, e fanno di lui un leader così popolare ed incisivo. Ed è anche molto importante il fatto che siamo legati da un rapporto di amicizia e fiducia. In politica questo è molto importante. Solo così possiamo risolvere i problemi su vasta scala che lo stato e la società russi si trovano ad affrontare. Alla Russia serve il massimo consolidamento del potere, della classe dirigente e della società. Solo in questo modo possiamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi. Sono convinto che riusciremo a farlo.

FT: Mi dica una cosa che mi incuriosisce ancora: quando ha saputo che sarebbe diventato presidente? E come si è sentito?

DM: Ho capito che sarei diventato presidente la notte tra il 2 e il 3 marzo quando si sono saputi i risultati del voto. È lì che ho capito che potevo diventare il presidente della Russia. Il resto – con tutto il rispetto – sono solo discussioni di varie persone ma non i risultati delle elezioni.
Per quanto riguarda il mio sentire, avevo molti sentimenti diversi. Questo non posso nasconderlo. È assolutamente chiaro che il presidente è il maggior responsabile dello stato degli affari del paese. È il genere di funzione, o se vuole di missione, che non si può semplicemente spegnere con un interruttore per smettere di essere presidente.
È un lavoro molto difficile ma qualcuno deve farlo, e comunque è così interessante. Sono convinto che per il nostro paese tutto dovrebbe andare secondo le previsioni ottimistiche.
Vorrei dire un'ultima cosa, molto concreta. In giugno ospiteremo il Forum Economico di San Pietroburgo. È una piattaforma seria. Intendo tenervi un discorso, e speriamo di avere molti ospiti, molti politici stranieri e molti rappresentanti del mondo imprenditoriale e della finanza di numerosi paesi, compresa la Gran Bretagna. Vorrei invitarvi a partecipare a questo evento, e potremo continuare lì la nostra discussione.

Originale: Financial Times

Articolo originale pubblicato il 24 marzo 2008

domenica, marzo 16, 2008

La Russia mette i bastoni tra le ruote alla NATO

La Russia mette i bastoni tra le ruote alla NATO

di M. K. Bhadrakumar

Per la prima volta nei sessant'anni di storia dell'Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO), la Russia parteciperà al vertice dell'alleanza che si terrà dal 2 al 4 aprile a Bucarest, in Romania.

È chiaro che la NATO rinvierà a data futura qualsiasi decisione in merito all'inserimento di Georgia e Ucraina nel suo Membership Action Plan. Questo significa che le due ex-repubbliche sovietiche non potranno avvicinarsi ulteriormente alla NATO per almeno un altro anno, il che a sua volta implica che i due paesi non riusciranno a entrare nell'alleanza prima di almeno quattro anni.

Si tratta di un grande gesto da parte della NATO per non urtare la sensibilità di Mosca, e plausibilmente prepara il terreno per quella che potrebbe rivelarsi una svolta nelle relazioni Russia-NATO. La Russia potrebbe essere sul punto di affiancarsi alla NATO in Afghanistan. Un quadro più chiaro emergerà dalle consultazioni intensive tra i ministri degli esteri e della difesa di Russia e Stati Uniti nel cosiddetto formato 2+2 che si terranno a Mosca questa settimana da lunedì a giovedì. Dai cauti commenti di entrambe le parti e il fermento dell'attività diplomatica statunitense, appare altamente probabile che la Russia verrà coinvolta nella soluzione del problema afghano, insieme alla NATO.

Secondo il quotidiano russo Kommersant' e il londinese Financial Times, l'iniziativa è partita dalla Russia quando il suo nuovo ambasciatore alla NATO, Dmitrij Rogozin – già politico russo dai controversi trascorsi nazionalisti e fortemente critico nei confronti dell'Occidente – ha segnalato un forte interesse in tal senso durante un recente incontro del Consiglio NATO-Russia a Bruxelles. In base a questo progetto la Russia avrebbe dovuto fornire alla NATO un corridoio di transito via terra per il trasporto di forniture “non militari” destinate alla missione in Afghanistan. Da allora si è lavorato intensamente a un'intesa su questa proposta.

I ritmi febbrili dell'attività diplomatica sembrano indicare che le due parti si aspettino che al summit di Bucarest possa essere formalizzato un accordo. In un'intervista con il tedesco Der Spiegel, lunedì scorso, Rogozin confermava queste aspettative, affermando: “Noi [la Russia] sosteniamo la campagna anti-terroristica contro i talebani e al-Qaeda. Spero che al summit di Bucarest riusciremo a giungere a una serie di accordi molto importanti con i nostri interlocutori occidentali. Dimostreremo che siamo pronti a contribuire alla ricostruzione dell'Afghanistan”.

Secondo fonti diplomatiche russe, Mosca si sta impegnando in consultazioni con i governi del Kazakistan e dell'Uzbekistan in merito al corridoio terrestre da offrire alla NATO.

Data la complessa storia delle relazioni Russia-NATO, la questione è densa di implicazioni geopolitiche. Il presidente russo Vladimir Putin l'ha fatto capire durante una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Angela Merkel in visita a Mosca lo scorso sabato. Putin ha detto: “La NATO oggi sta già oltrepassando i suoi limiti. Non abbiamo problemi ad aiutare l'Afghanistan, ma la questione è diversa quando è la NATO a offrire assistenza. Ed è una questione che supera i confini nord-atlantici, come sapete bene”.

Putin ha anche colto l'occasione per criticare aspramente i piani di espansione della NATO: “In un momento in cui non esiste più una contrapposizione tra due sistemi rivali, l'infinita espansione di un blocco militare e politico ci sembra non solo inutile ma anche dannosa e controproducente. L'impressione è che si stia tentando di creare un'organizzazione che rimpiazzi le Nazioni Unite, ma è ben difficile che la comunità internazionale nella sua globalità acconsenta a una tale struttura per le future relazioni internazionali. Penso che la possibilità di un conflitto ne verrebbe solo accresciuta. Questi sono discorsi di natura filosofica. Si può essere d'accordo o dissentire”.

Le implicazioni sono ovvie. La Russia sarebbe disposta a cooperare con la NATO, ma su base equa e ampia. In secondo luogo, il coinvolgimento selettivo della Russia nella NATO voluto dagli Stati Uniti per Mosca è inaccettabile. Significativamente, Putin ha messo in dubbio in maniera esplicita il monopolio della NATO nella risoluzione del conflitto in Afghanistan.

In separata sede, anche il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha lasciato intendere la disponibilità della Russia a offrire alla NATO il transito militare verso l'Afghanistan purché “tra la NATO e l'Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva [CSTO] si raggiunga un accordo su tutti gli aspetti del problema afghano”. Significativamente, le parole di Lavrov seguivano la settima sessione del Consiglio di Cooperazione russo-francese dell'11 marzo a Parigi. Lavrov ha detto che “la maggioranza dei membri della NATO, Francia compresa”, sono favorevoli all'idea di Mosca di una cooperazione NATO-CSTO per l'Afghanistan, ed è stato sul punto di suggerire che Washington stava bloccando questa cooperazione tra la NATO e la CSTO guidata dalla Russia.

Washington dovrebbe invece essere ben contenta dell'offerta russa di sostegno alla missione NATO in Afghanistan. Il Pakistan si è dimostrato un interlocutore inaffidabile nella “guerra al terrore”. La crescente incertezza politica del Pakistan pone degli interrogativi sull'opportunità che gli Stati Uniti continuino a dipendere così fortemente dal Pakistan per rifornire le proprie truppe in Afghanistan.

Secondo fonti militari americane, circa tre quarti di tutti i rifornimenti diretti in Afghanistan passano per il Pakistan. Sono qui in gioco questioni fondamentali, come la capacità degli Stati Uniti di influenzare la politica pakistana, e, di fatto, l'evoluzione stessa dell'economia politica pakistana in questo momento critico.

L'ascesa al potere dell'Awami National Party (ANP), un partito pashtun nazionalista e di sinistra, nella sensibile provincia nord-occidentale del Pakistan, complica ulteriormente gli allineamenti politici.

Questa settimana il capo del'ANP Amir Haider Khan Hoti ha detto a Radio Free Europe/Radio Liberty in un'intervista esclusiva: “Le nostre priorità sono chiare. Prima vogliamo arrivare alla pace attraverso i negoziati [con i talebani], i jirgas [i consigli tribali] e il dialogo. Se Dio vorrà, impareremo dai [falliti dialoghi e jirgas del passato] e cercheremo di non ripetere gli stessi errori. Tenteremo di conquistare la fiducia del popolo, dei capi tribali e dei [religiosi], e insieme a loro proveremo ad arrivare alla pace attraverso i negoziati”.

Hoti non ha detto una sola parola a proposito della “guerra al terrore” o delle aspettative dell'amministrazione Bush sulle operazioni militari pakistane nelle aree tribali. Resta un enigma perché l'amministrazione Bush abbia insistito finora a tener fuori dal problema afghano paesi come la Russia e la Cina, i cui interessi sono pesantemente coinvolti, forse più di quelli americani ed europei. Come scriveva Henry Kissinger sull'International Herald Tribune di lunedì scorso, “Resta imperativo un consenso strategico... la stabilità del Pakistan non andrebbe vista come una sfida esclusivamente americana”.

La domanda da un milione di dollari è se ci sia una volontà politica da parte dell'amministrazione Bush di raggiungere un “consenso strategico” sull'Afghanistan con la Russia al summit NATO. Mosca è chiaramente ben disposta. Membri storici della NATO come la Francia e la Germania sono anch'essi consapevoli che l'alleanza può subire in Afghanistan una sconfitta che infliggerebbe un colpo catastrofico al suo ruolo, e che la NATO e la Russia dopo tutto condividono gli stessi obiettivi in Afghanistan.

Il Cremlino ha messo all'angolo l'amministrazione Bush. Accettare l'aiuto della Russia in questo momento critico è estremamente importante per la NATO. L'alleanza sta lottando per far fronte alla guerra in Afghanistan. Per analogia con l'Iraq, alcuni osservatori stimano che per stabilizzare l'Afghanistan, date le sue dimensioni e le difficoltà sul terreno, sarebbe necessario circa mezzo milione di soldati.

Ma la cooperazione con la Russia implica che la NATO si imbarchi nella cooperazione con la CSTO e magari anche con l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). (L'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitalij Čurkin, parlando al Consiglio di Sicurezza lo scorso mercoledì, ha suggerito che per combattere efficacemente il traffico di droga dall'Afghanistan sarebbe utile adottare il sistema di anelli di sicurezza promosso dalla Russia nella regione centro-asiatica negli ultimi anni, utilizzando le strutture della CSTO e della SCO)

Quello che preoccupa gli Stati Uniti è che un simile legame tra NATO e CSTO e SCO possa minare la sua politica di “contenimento” nei confronti della Russia (e della Cina), oltre a minacciare la strategia globale degli Stati Uniti tesa a proiettare la NATO come organizzazione politica sulla scena mondiale.

La parte più rischiosa è che la cooperazione Russia-NATO rafforzerà inevitabilmente i legami della Russia con i paesi europei indebolendo la supremazia transatlantica degli Stati Uniti nel 21° secolo.

All'incontro tra i ministri degli esteri dell'alleanza tenutosi a Bruxelles il 6 marzo, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner ha sollecitato il Consiglio della NATO a “tener conto della sensibilità della Russia e del suo importante ruolo”. Inoltre, ha detto, le relazioni con la Russia sono già tese per il Kosovo e lo scudo di difesa anti-missile che gli Stati Uniti prevedono di installare in Europa, e non dovrebbero essere sottoposte a ulteriori tensioni. Il quotidiano francese Le Monde riporta queste parole di Kouchner: “Noi [la Francia] pensiamo che le relazioni Unione Europea-Russia siano importantissime. E la Francia non è l'unico paese a desiderare di mantenere un rapporto con la Russia in quanto grande nazione”. (In luglio la Francia assumerà la presidenza dell'UE).

In effetti la Francia in questo non è sola. Anche la Germania recentemente è passata a un atteggiamento equidistante nei confronti di Stati Uniti e Russia sulle questioni della sicurezza globale e – richiamandosi all'era Schroeder – si sta nuovamente avvicinando alla Russia come partner strategico nelle relazioni tra Unione Europea e Russia.

Lo scorso lunedì, due giorni dopo la recente visita a Mosca, Angela Merkel ha parlato al prestigioso congresso dei vertici militari tedeschi (Kommandeurtagung) a Berlino, dove alla presenza del Segretario Generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer, si è affrettata ad affossare le proposte di ammissione nella NATO di Ucraina e Georgia già prima del vertice di Bucarest.
“Paesi coinvolti in conflitti interni o regionali non possono diventare membri”, ha detto. Merkel ha aggiunto che i paesi che aspirano a entrare nell'alleanza devono assicurarsi un consenso politico interno “qualitativamente significativo”. La Germania ha praticamente bloccato l'ulteriore allargamento della NATO nei territori dell'ex Unione Sovietica: un obiettivo dichiarato della Russia.

Avanzando un audace schema di cooperazione con la NATO per l'Afghanistan, la Russia ha efficacemente sfidato gli Stati Uniti a fare una scelta. Non è una scelta facile per Washington. Come trattare in futuro con un paese le cui esportazioni energetiche si avvicinano al traguardo del miliardo di dollari al giorno? Questa settimana il greggio Urals ha superato la cifra record di 100 dollari a barile, e una volta raggiunti i 107,5 dollari a barile il valore giornaliero del greggio, dei prodotti raffinati e delle esportazioni di gas arriveranno al miliardo di dollari. E il bilancio della Russia per il 2008 si basa su un prezzo medio dell'Urals di 65 dollari al barile.

Inoltre l'influenza della Russia post -sovietica nell'Asia Centrale ha raggiunto l'apice quando si è profilata la prima reale possibilità di creare un “OPEC del gas” tra la Russia e i paesi centro-asiatici, che potrebbe mettere in ombra gli altri successi in politica estera dell'era di Putin. La Russia ha tentato per molto tempo di associare i produttori e gli esportatori di gas delle ex-repubbliche sovietiche sul modello del cartello petrolifero. La Russia e i fornitori centro-asiatici – il Kazakistan, l'Uzbekistan e il Turkmenistan – hanno concordato che a partire dal 2009 il loro gas sarà venduto a prezzi europei.

Questa mossa, che porta il marchio del Cremlino, innalza la cooperazione energetica tra la Russia e i produttori centro-asiatici a un livello molto più alto di coordinamento e strategia comune sui mercati stranieri. Questo avrà conseguenze di vasta portata per i paesi europei e gli Stati Uniti. La Russia ha messo sotto scacco i progetti di rotte energetiche trans-caspiche promossi dagli Stati Uniti.

Sicuramente la grande mancanza dell'eredità di Putin è stata l'incapacità di rendere la Russia un partner a tutti gli effetti dell'Europa. Ora Putin ha fatto alla NATO una proposta irresistibile: la partecipazione della Russia alla missione dell'alleanza in Afghanistan. La proposta russa giunge proprio mentre la guerra in Afghanistan sta andando male e la NATO è nella condizione di dover accettare aiuti da chiunque sia in grado di offrirglieli.

Washington dovrà affrontare una situazione difficile nella misura in cui Mosca non si accontenterà di un coinvolgimento selettivo limitandosi a fornire alla NATO una rotta di transito ma amplierà e approfondirà ulteriormente il proprio impegno, cosa che i maggiori alleati europei potrebbero vedere favorevolmente. Mosca insiste sul coinvolgimento della CSTO e perfino della SCO. D'altro canto, il coinvolgimento della Russia potrebbe dare nuovo vigore alla missione NATO in Afghanistan e far sì che la missione non venga pregiudicata dal fattore altamente imprevedibile della collaborazione del Pakistan.

Washington abboccherà? Putin, con il suo spirito combattivo da cintura nera di judo, potrebbe contare sul fatto che la sua presidenza ha ancora cinque o sei settimane di vita, tempo sufficiente per fare della Russia il principale partner della NATO sulla scena globale e assicurarle una pace duratura all'interno della casa comune europea.

In ogni caso, quando Putin arriverà a Bucarest, tra 18 giorni, la storia avrà fatto un giro completo: sono passati 54 anni da quando l'Unione Sovietica propose di entrare nella NATO per preservare la pace in Europa.

M. K. Bhadrakumar è stato diplomatico di carriera nel servizio estero indiano per più di 29 anni, con ruoli come ambasciatore in Uzbekistan (1995-98) e Turchia (1998-2001).

Originale da: Asia Times

Articolo originale pubblicato il 16 marzo 2008

lunedì, marzo 10, 2008

Ancora su Paolo Barnard e la censura legale

"Sono Paolo Barnard. Insisto nello scrivervi perché la gravità degli accadimenti è inaudita.

Nel dibattito su Censura Legale (censurato, prove alla mano, da tutti i media di sinistra e di centrosinistra italiani, nonostante sia in gioco la libertà d'informazione) sta accadendo una cosa sempre più sconcertante. La redazione di Report e Milena Gabanelli, coinvolti ahimè nella mia denuncia, nonché quella di Anno Zero, hanno agito per censurare qualsiasi critica o dissenso proveniente da alcuni loro spettatori, facendo le seguenti cose in ordine:

1) Le 4 discussioni sul forum di Report che parlavano di Censura Legale e della collusione della Gabanelli-RAI in essa, sono state accorpate in una. Questa è stata artificiosamente fatta sparire dalla prima pagina (e relegata a pag. 14 [oggi pag. 15, nota mia]) con un improvviso e inedito cambio di criterio di visualizzazione delle discussioni. La stessa redazione di Report lo ha ammesso con un post vergognoso (http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=198196&f=141). Ciò, nonostante le oltre 30.000 letture di quelle discussioni da parte di cittadini.

2) Hanno cancellato impietosamente e ripetutamente tanti post di critica e di protesta che venivano inviati dai cittadini alle discussioni su Censura Legale (prima che sparissero).

3) Hanno cancellato persino i post di critica e di protesta indirizzati ai threads ufficiali della redazione (quelli in alto nella prima pagina).

4) Hanno bannato (bandito) decine di spettatori che partecipavano al forum per portare commenti critici o di protesta. Gli stanno impedendo di scrivere, e questo su un forum di un'emittente pubblica e in dispregio del dettato costituzionale.

5) Tutto questo sta accandendo, identico, sul forum di Anno Zero, dove era in corso la medesima discussione su Censura Legale.

6) I cittadini censurati da questi forum pubblici stanno ri-postando insistentemente i post censurati nei medesimi forum. Essi riappaiono e poi scompaiono, per poi riapparire, ecc.

Tutto ciò è gravissimo. Già sarebbe inaudito se fosse fatto da un editore retrivo e illiberale, ma in questo caso viene fatto da chi si è venduto agli italiani per anni come i 'paladini della morale civica del Paese'. Che fine sta facendo l'informazione libera, se anche quella poca rimasta replica le nefandezze del Sistema?

Questo non può continuare, ne va del futuro democratico di questo Paese. Perché come disse Brecht 'talvolta il nemico marcia alla vostra testa'.

Paolo Barnard

DI SEGUITO ALCUNE MAIL DI SPETTATORI DI REPORT CHE TESTIMONIANO L'ACCADUTO (ometto le identità poiché non ho avuto il tempo di chiedere il loro consenso, visto che ci bannano all'istante)

Ciao, sono uno di quelli che cercavo di far emergere la tua vicenda nei forum di anno zero e report.
Con il nick ----, volevo solo dirti (anche se non sò se ti importa) che siamo stati bannati in molti, ieri avevano già affossato il tuo tema cambiando l' ordine dei messaggi (invece che per ultima risposta per data di postaggio 3d, inoltre quando cercavamo di postare il nostro dissenso per la scelta (motivate per tenere alta la conversazione) in cima hanno cancellato anche quelli, accorpandoli nel 3d principale (che è passato da pagina 1 a pagina 15). Abbiamo inziato a
postare su un 3d in rilievo "Bernardo Iovene online lunedi alle 19:00" perchè non potevamo
scrivere altrove, hanno cancellato anche quelli.
Abbiamo iniziato a mettere in firma il link per la discussione su Anno Zero e sul video Arcoiris e sulle nostre opinioni sul nuovo modo di catalogare le discussioni, ci hanno bannato sia sul forum di Report che su Anno Zero.
Vogliono eliminare i dissensi per fare la bella figura quando vanno in onda.
Hanno una coda di paglia lunga come una casa, avevano iniziato a pensare a manifestazioni per i diritti dei freelance in varie città, doveva essere una cosa molta apprezzata da dei giornalisti, invece non è stato così.
Ormai oltre a zittire te, zittiscono anche chi pensa che tu abbia ragione.

Buona Domenica, e scusa se sembro un pò arrabbiato per una vicenda che rispetto alla tua è davvero minima, ma sono indignato anche perchè è un forum della Rai e pago il canone senza poter decidere nulla del palinsesto epnsavo di poter esprimere il mio dissenso almeno su Internet.

Tuo
L.
__________________

Ho messo una risposta (firmata) al tuo thread ma la cancellano di continuo (che m...!)

B.
___________________

ahahahah
l'ho ripostato tre volte, cancellato.
mah... devi fargli proprio paura ;)
Ma come hai fatto a lavorare con simili miserabili?

B.
____________________

Caro Paolo,
scusa se rispondo alla tua e-mail ma ci hanno censurati, abbiamo provato a scrivere ma come già ti ho scritto, ma hanno cancellato tutti i nostri post diretti ai thread che hanno messo loro della redazione in altro sul forum, quelli che hai citato tu.

Ci hanno di fatto censurati!
Ora, se vogliamo fare qualcosa dobbiamo denunciare questa cosa a chi ha in rete molta visibilità. Penso al blog di Grillo, a quello di Beha, a Giulietto Chiesa.
Altrimenti dovresti tu metterci in contatto, se vuoi puoi dare la mia e-mail a chi si firmava nel forum come:
----
----
----
----
----

Se hai qualche altra idea in proposito fammi sapere.
grazie

C.
___________________

Ciao,
ne sono stata testimone e insieme coloro che si firmavano ----, ----, ---- e altri, tra l'altro abbiamo diffuso la cosa anche sul forum di Anno Zero e hanno tolto i nostri messaggi anche da lì. Io ho salvato sul mio pc tutto il thread (quello originario).
Perchè non ci metti in contatto tra di noi? Se hai gli indirizzi e-mail ovviamente.

F.
____________________

Caro Paolo,
sono stata bannata. Non posso più scrivere, manco sul forum di Anno Zero.
Darò informazione di questa censura a tutti.
Ciao

V.
_____________________

Ciao, ti volevo soltanto dire che ieri, dopo essermi accorta di quel che succedeva sul forum, non ho potuto fare ammeno di contravvenire al mio proposito di non scriverci più. La cosa mi ha fatto ribollire il sangue. Ovviamente mi hanno revocato la possibilità di inserire messaggi sia sul forum di Report che su quello di Anno Zero. Poi più in là ti spiegherò altri dettagli.

M.
_____________________

Ti aggiorno. L'Admin ha bannato altri due utenti, ---- e ----.
---- mi ha inviato un'email per farci sapere che sta mandando in giro la cosa a tutti quelli che conosce.
Così faremo anche noi.
Ciao

D.
______________________

Questo era un altro post che avevo messo stamattina e puntualmente cancellato... (segue testo)

P.
_______________________

Caro Paolo, non sanno più cosa inventarsi.

---- aveva postato:

"Il sottoscritto valuterà seriamente l'ipotesi di adire le vie legali per qualsivoglia abuso riguardante il negargli il diritto di parola e libera informazione sanciti dalla costituzione.

State giocando con il fuoco, siete avvisati."

aggiungendo gli appelli di Zanotelli e Colombo. Il titolo del thread era "Censura legale".

Sai cosa hanno fatto? Lo hanno accorpato, come al solito, alla discussione principale, cambiandole, però, il titolo. Ora, si intitola Censura legale. In questo modo, hanno tolto il richiamo a Barnard/Gabanelli.

Alcuni amici del forum mi stavano consigliando come registrarmi di nuovo, con un altro IP, ma io ci ho pensato e non voglio il "contentino". Io voglio che mi ridiano i permessi per postare.
Adesso preparo una mail che farò postare, domani, sul forum di Anno Zero, da inviare in giro con le firme degli utenti più sensibili al problema.

Uniti si vince.
Ciao

S."

giovedì, marzo 06, 2008

Basi, non baci

Su Bye Bye Uncle Sam, l'elenco aggiornato a marzo 2008 delle 115 basi USA-NATO presenti in Italia:

1. Cima Gallina (BZ): stazione telecomunicazioni e radar US Air Force (USAF).
2. Aviano (PN): base USAF, ospita la 16° Forza Aerea ed il 31° Gruppo da Caccia nonché uno squadrone di F-18 dei Marines.
3. Roveredo in Piano (PN): deposito armi e munizioni USAF.
4. Monte Paganella (TN): stazione telecomunicazioni USAF.
5. Rivolto (UD): base dell’Aeronautica Militare Italiana (d’ora in poi, AMI), base USAF saltuaria.
6. Maniago (UD): poligono di tiro USAF.
7. S. Bernardo (UD): deposito munizioni US Army.
8. Istrana (TV): base dell’AMI “Vittorio Bragadin”, base USAF saltuaria.
9. Ciano (TV): stazione telecomunicazioni e radar USA.
10. Solbiate Olona (MI): base US Army.
11. Sorico (CO): sede di sistemi di sorveglianza elettronici della National Security Agency (NSA) e del Government Communications Head Quarters.
12. Ghedi (BS): base dell’AMI “Luigi Olivari”, base USAF ospitante anche il Munitions Support Squadron per la conservazione degli armamenti atomici.
13. Montichiari (BS): base USAF, ospita le testate nucleari per missili antiaerei Nike-Hercules dislocati in varie località del Nord-est.
14. Remondò (PV): stazione radar dell’AMI e USA, sotto copertura NATO.
15. Vicenza: base US Army presso la Caserma Ederle, ospita il comando della Southern Europe Task Force (SETAF).
16. Torri di Quartesolo (VI): centro autoveicoli US Army.
17. Lerino (VI): centro logistico gestione strutture US Army.
18. Tormeno - Fontega di Arcugnano (VI): base in parte sotterranea, con deposito di armi e munizioni.
19. Longare (VI): deposito sotterraneo di armamenti, noto come Site Pluto, dove almeno fino al 1992 erano custodite 200 testate nucleari e 1.000 kg di plutonio, facendone il più importante deposito d’armi atomiche in Italia ed uno dei più importanti d’Europa.
Continua qui.

martedì, marzo 04, 2008

Ilan Pappe e il Salone del Libro di Parigi

Cari Amici,

come certamente sapete, il Salone del libro di Parigi, quest'anno, è dedicato al sessantesimo anniversario di Israele. Supponevo, e speravo, che le manifestazioni organizzate dalla casa editrice "La Fabrique" non rientrassero tra le iniziative di questo Salone. Avevo torto, e mi ha rattristato apprendere che ne fanno parte integrante. La decisione di associare il Salone del libro, quest'anno, alla celebrazione dei sessanta anni d'indipendenza di Israele ha portato molti autori e artisti progressisti, palestinesi e più generalmente arabi, a ritirarsi, e boicottare questa manifestazione. È fondato supporre che le ultime aggressioni genocide di Israele contro la Striscia di Gaza possano soltanto indurre molti loro colleghi a fare la stessa cosa.
In tali circostanze non posso, per quanto mi riguarda, partecipare a
questo Salone, né da vicino, né da lontano.

Suggerisco di decidere insieme una nuova data, lontana da quella del Salone del libro, per non essere associati alla celebrazione dell'indipendenza di Israele, come pure al suo totale rifiuto della Naqba palestinese.

Tuttavia, se le edizioni "La Fabrique" e altri partecipanti non dovessero condividere questa posizione, mi ritirerò - personalmente - da queste celebrazioni.

Cordiali saluti

Ilan Pappe, 2 marzo 2008

http://www.lafabrique.fr/chronique.php3?id_article=82

[Grazie a Silvia Cattori per la segnalazione e la traduzione]

sabato, marzo 01, 2008

In Russia si avvicina il momento di Medvedev

In Russia si avvicina il momento di Medvedev
di
Nicolai N. Petro

Coloro che cercano di categorizzare Dmitrij Medvedev, il probabile prossimo presidente della Russia (le elezioni si svolgeranno il 2 marzo), si sono rapidamente suddivisi in due campi: i pessimisti, che lo liquidano come un fantoccio di Vladimir Putin, e gli ottimisti che si aggrappano all'esile speranza che possa un giorno elaborare una condotta autonoma.

Un'attenta lettura delle 2000 e passa dichiarazioni pubbliche fatte da Medvedev negli ultimi sette anni, però, suggerisce che nessuna delle due descrizioni è esatta. I suoi trascorsi indicano che Medvedev intende effettivamente imprimere alla politica russa una svolta liberale, non come alternativa al Piano di Putin, ma come la logica fase successiva della sua evoluzione.

Professore di legge per formazione, Medvedev (43 anni) è stato inizialmente incaricato di occuparsi della riforma giudiziaria. In soli quattro anni è riuscito a eliminare la maggior parte delle leggi locali che contraddicevano la Costituzione russa e ha promosso l'introduzione di un nuovo codice penale, di un sistema giudiziario per i minori, di una corte dei giurati, dell'habeas corpus e di un sistema nazionale di ufficiali giudiziari.

In seguito, pur supervisionando quattro nuovi Progetti Nazionali Prioritari nei settori della sanità, dell'istruzione, dell'edilizia abitativa e dell'agricoltura, ha continuato a occuparsi attivamente delle riforme legali, promuovendo una nuova rete nazionale di centri di assistenza legale gratuita e rendendo più liberale la politica governativa sull'immigrazione.

Secondo alcuni, è stato questo tentativo di riforma dell'ingombrante sistema legale sovietico a portarlo a formulare un semplice credo economico: “Se la partecipazione del governo non è essenziale, il governo non dovrebbe essere coinvolto”.

Secondo Medvedev lo stato ha solo due obblighi economici concreti. Primo, aiutare le compagnie russe a diventare globalmente più competitive. Secondo, combattere la povertà. Oltre a questo, secondo Medvedev, che a volte pare esprimersi come un sostenitore dell'economia dell'offerta, le sole tasse che il governo può legittimamente riscuotere sono quelle necessarie al funzionamento della stato e quelle in grado di far sì che gli affari in Russia diventino i più vantaggiosi del mondo.

Le soluzioni che Medvedev ha proposto per i problemi sociali della Russia riflettono costantemente una chiara preferenza per le risposte basate sul mercato. Ha costretto le regioni a competere per ricevere i finanziamenti federali. Nell'istruzione, nella sanità e nella riforma pensionistica ha sostenuto l'idea che il finanziamento dello stato deve seguire gli individui più che le istituzioni. Ha fatto forti pressioni per permettere alle università di operare come imprese e di costituire lasciti per garantirsi finanziamenti indipendenti dallo stato.

Anche quando lo stato mantiene il controllo su una corporazione, Medvedev ha insistito che essa venga ricostituita come public company e costretta a competere sul piano globale per ottenere investimenti privati. Il suo modello è Gazprom, dove negli ultimi sette anni è stato presidente del consiglio d'amministrazione e la cui capitalizzazione in quel periodo è aumentata di 50 volte. Ora propone cambiamenti in altre corporazioni statali per attirare nell'infrastruttura russa ormai in rovina investimenti per un trilione di dollari.

La terminologia legale ed economica ispira anche l'approccio di Medvedev nei confronti della società civile. Ha descritto il rapporto tra il governo e la società civile come un contratto che il governo “offre” alla società civile sotto forma di specifiche priorità nazionali. Se l'offerta viene accettata i risultati saranno positivi e se non viene accettata va cambiata. La società civile, dice, serve splendidamente “a evitare gli stupidi eccessi” del governo.

Le organizzazioni non governative devono svolgere un ruolo chiave in ogni sana società civile, e per questo motivo Medvedev insiste affinché lo stato a tutti i livelli “faccia assolutamente tesoro dell'esperienza delle ONG e delle organizzazioni pubbliche, che, tra le altre cose, hanno imparato meglio del governo a tenere sotto controllo le spese”. I funzionari del governo devono stabilire un saldo sistema di “contatti diretti e permanenti le ONG”. Senza questo feedback, dice, “Il governo è cieco e finisce per lavorare solo per sé”.

Per incoraggiare la crescita delle ONG ha promosso una legislazione che sostiene la filantropia e ha concesso l'esenzione fiscale alle imprese che finanziano le ONG. Gli enti di volontariato, dice, non solo fanno un buon lavoro, ma “sono un antidoto alla dipendenza e al paternalismo, ai quali siamo storicamente soggetti”.

Altre iniziative degne di nota comprendono: una televisione pubblica indipendente e un controllo giudiziario e parlamentare indipendente sul potere esecutivo. Diversamente da Putin, Medvedev ha detto che i futuri presidenti russi dovrebbero essere membri di un partito politico, e che dei partiti politici forti sono “l'unico sistema per rendere i politici responsabili delle proprie idee”.

Rivolgendosi alla comunità imprenditoriale russa, che vorrebbe più coinvolta nella politica, Medvedev ha creato un Consiglio di Esperti che contribuisca a generare nuove idee per i Progetti Nazionali. La sua politica di “mutua compenetrazione” di impresa e governo è in evidente contrapposizione con l'atteggiamento di Putin, tendente ad “allontanare in modo equidistante” i grandi interessi finanziari dal governo.

Sguardo sul mondo
È nella politica estera, però, che l'enfasi di Medvedev sul pragmatismo è più evidente: qui non fa che mettere in luce le aree in cui l'Occidente e la Russia dovrebbero collaborare.


La Russia si conquisterà il rispetto del mondo “non con la forza, ma con un comportamento responsabile e con il successo”, dice Medvedev; fino ad allora, propone che gli europei imparino dalla storia della formazione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (precursore dell'Unione Europea) e prendano in considerazione un "asset swap" con la Russia che garantirà la sicurezza energetica all'intero continente e promuoverà la “forma migliore di collaborazione”.

Permettere uno scambio tra gli investimenti russi nella raffinazione e nella distribuzione in Europa e gli investimenti europei nell'estrazione del gas e del greggio in Russia, dice Medvedev, creerebbe un “circolo virtuoso” in grado di rafforzare l'efficienza economica e la sicurezza energetica in tutto il continente. “Gli europei dicono che li mettiamo all'angolo perché finiscono per dipendere troppo dalle forniture di gas russo. Allora facciamo uno scambio di asset, e anche noi dipenderemo da loro”.
È già evidente un probabile tema ricorrente della politica estera sotto Medvedev: quando i paesi si spartiscono i rischi la sicurezza ci guadagna. Questo modello può anche estendersi dal settore economico a quello politico e militare.

Allora l'Occidente cosa dovrebbe aspettarsi da un'amministrazione Medvedev?

I suoi più recenti discorsi, fatti durante la campagna elettorale, sono stati sempre coerenti con il suo passato. Ha proposto un nuovo canale televisivo nazionale dedicato all'educazione in materia legale, un sostegno “aggressivo” alle imprese, il trasferimento di una parte “significativa” delle funzioni del governo locale alle ONG, un piano nazionale per combattere la burocrazia ed esenzioni fiscali per le cure sanitarie, l'istruzione e gli schemi pensionistici.
Tuttavia, anche se si è tentati di considerare questa retorica liberale come una drastica rottura con il passato, Medvedev non la vede così. Secondo Medvedev, durante il caos degli anni Novanta il governo doveva concentrarsi sul ripristino dell'autorità centrale, sulla creazione di uno “spazio legale unico”, sul sostegno all'economia, e impegnarsi a liberare la politica e i media dal controllo degli oligarchi e gettare le basi di una politica estera indipendente. In tutti questi campi Medvedev non si è limitato a condividere i piani di Putin, ma ha svolto un ruolo centrale nel formularli.

Adesso che la situazione nel paese si è stabilizzata è ora di passare dal consolidamento alla svolta liberale. Se negli anni Novanta "le viti erano, forse, troppo strette", adesso si possono allentare. Le parole chiave dell'approccio di Medvedev alla politica, allora come oggi, sono “flessibilità” e “pragmatismo”.

La visione di Medvedev come un lacchè che esegue ciecamente gli ordini di Putin è dunque chiaramente infondata, come lo è l'idea che Medvedev possa elaborare una condotta in contrasto con quella che ha seguito negli ultimi sette anni.

Sembra, piuttosto, che la maggioranza degli osservatori abbia sottovalutato la capacità del governo russo di concepire e attuare la propria strategia di modernizzazione democratica, ora comunemente nota come Piano di Putin, e che sia stata completamente incapace di comprendere il suo scopo, che Medvedev riassume come “una società civile efficiente... composta da individui maturi pronti alla democrazia”. Così, secondo colui che ormai è da molto tempo il consulente politico di Medvedev, Gleb Pavlovskij, in pratica l'Occidente “durante la rinascita della Russia ha dormito”.

L'ascesa di Medvedev è dunque un presagio della sfida storica che la prima vera generazione russa post-sovietica sta per affrontare: la creazione della prima società russa autenticamente liberale.

Per l'Occidente questo presidente giovane, dinamico, liberale e patriottico rappresenta una singolare opportunità per impegnarsi nuovamente con la Russia, un'opportunità che si realizzerà però solo se ci sveglieremo dal nostro lunghissimo sonno post-sovietico.

Nicolai N. Petro è stato assistente speciale del Dipartimento di Stato americano per i rapporti con l'Unione Sovietica sotto George H.W. Bush e ora insegna politica internazionale all'Università di Rhode Island.

(Copyright 2008 Nicolai N. Petro.)

Fonte: http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/JC01Ag01.html

Articolo pubblicato il 1° marzo 2008