martedì, gennaio 06, 2009

5 gennaio, turno di notte/attaccata scuola dell'UNRWA

20.00: Devo essere all'ospedale Al Quds per il turno di notte alla Mezzaluna Rossa alle 8 di sera, ma mentre sto finendo di scrivere con l'elettricità del generatore arriva uno stranissimo rumore dal mare. È un sibilo come di un razzo molto vicino; V e io ci guardiano, guardiamo la finestra sul mare. Lui si calca il berretto sulla testa e piegandosi si allontana dalla finestra, io mi copro la testa con la giacca così da non poter vedere quello che succede. Ma invece di finire in un'esplosione il suono si smorza e si allontana.

La cosa si ripete più volte, e mi accorgo che quello che sentiamo non sono razzi ma aerei – molto rumorosi e incredibilmente veloci, il che mi fa venire in mente il termine “supersonico”, sempre che voglia dire qualcosa al di fuori del mondo dei fumetti. Esco per fare la camminata di mezz'ora sulla strada buia che porta all'ospedale Al Quds, ma quando sono a metà strada arrivano altri aerei, e si sentono delle esplosioni in direzione dell'ospedale. Mi perdo d'animo, mi fermo sotto un albero e mando un sms a Eva scrivendole che non ce la faccio a farmi da solo questa camminata. Gli aerei hanno spaventato a morte anche lei. Torno rapidamente nell'appartamento e mi metto a pensare a una soluzione. V mi consiglia di prendere l'altra direzione, di andare all'ospedale Al Shifa e prendere un'ambulanza diretta ad Al Quds.

Cosa significano quegli aerei? Questo pezzetto di terra non ha neanche un vero esercito! Il termine “infierire” non ha mai avuto più senso. Mi ci vuole un po' per trovare il coraggio di rimettermi in cammino. Per fortuna gli aerei misteriosi se ne sono andati.

22.45 Sono ancora ad Al Shifa, essendo stato trattenuto da un giornalista di Press TV che voleva intervistarmi, ma sono riuscito a salire su un'ambulanza in partenza. Proprio mentre sta per partire, ai lati dell'ospedale cadono dei razzi e ci ritiriamo di fretta sotto la pensilina dell'ingresso.

Quando arriviamo ad Al Quds l'atmosfera è febbrile. Hanno appena accolto tre uomini che si trovavano in un'auto fuori di una casa bombardata, non capisco se uno sta morendo o è già morto. Ne portiamo di corsa un altro ad Al Shifa per un intervento neurochirurgico. Poi ci rispediscono fuori a grande velocità nella città buia piena di fumo. I doppi attacchi di Israele adesso si verificano così spesso che i livelli di stress degli autisti delle ambulanze sono molto alti. I medici fanno tutto in grande velocità, urlando. Le macerie coprono le strade dopo i bombardamenti di pochi minuti fa. L'odore familiare del fumo dei razzi impregna l'aria, lo stesso odore che emanano i cadaveri grigi degli uomini che abbiamo raccolto negli ultimi giorni.

Scrutiamo il buio per cercare le persone che ci hanno chiamato. Vediamo un ragazzino che gira l'angolo di corsa per fare ritorno con la sua famiglia, 25 persone, per lo più bambini terrorizzati. Un ragazzino zoppica. I medici corrono a prenderli, urlando qualcosa che dev'essere l'equivalente di “Muovetevi, dobbiamo andarcene di qui!” Stipiamo tutti nelle ambulanze; una bambina di circa sei anni viene sistemata tra le mie braccia attraverso il finestrino abbassato a metà. Schizziamo nuovamente verso l'ospedale, li scarichiamo in un posto relativamente sicuro e corriamo fuori a prendere un padre che porta in braccio la sua bambina di circa otto anni, trauma cranico.

Poi vado a vedere come sta la famiglia di 25 persone, riunita in una stanza dove ha ricevuto coperte e cibo. Non sembrano esserci ferite gravi, e quando ne so di più mi sembra un miracolo. Chiedo a due bellissime ragazzine che parlano bene l'inglese, R ed S, di raccontarmi cos'è successo. Mi spiegano che la famiglia è costituita dalla loro zia e i suoi figli, ospitati nella loro casa perché la loro era stata distrutta. Dice R, “nelle ultime 3 notti siamo stati colpiti 13 volte la prima notte, 3 volte quella dopo, e stanotte 10 volte. Il 3° piano è andato distrutto, poi il 2°, ci era rimasto solo il primo, adesso non c'è quasi più niente”. Mi traducono le parole della zia: “Qual è la soluzione, per noi? Quale?” Le ragazze aggiungono: “Fatah non ci ha dato nessuna soluzione. Nessuna soluzione da Hamas. Vogliamo solo pace! Solo pace!”

“Dove andrete?” chiedo loro.

“Non lo sappiamo”, dicono. “Abbiamo altri familiari, ma sono scappati anche loro perché Israele minacciava di bombardare la loro casa. Non lo sappiamo”.

E mi dice che stava approfittando del collegamento internet dell'edificio che ospita Russia TV, Fox, forse la Reuters e altri uffici stampa, quando sono stati bombardati 7 volte in successione. È scesa al pianterreno sana e salva dal decimo piano, con tutti gli altri, ma dice di aver pensato che stesse per crollare tutto.

Nella notte giungono notizie confuse di altri attacchi su moschee e case in tutta Gaza. Dopo le prime ore febbrili, nella parte centrale del turno andiamo a prendere 5 donne che stanno per partorire; alla quinta chiamata S pensa che lo stiano prendendo in giro. Sono contento di essere capace di sorridere alle nostre pazienti. Poi S mi racconta di una ragazza di 17 anni che ieri è entrata in travaglio. Il bambino della cognata, di un anno, le era stato ucciso tra le braccia, il proiettile lo aveva trapassato e aveva ferito la madre. E suo suocero è morto, ma non si è riusciti a portare via il suo corpo.

04.00: Dietro i due banchi della reception, uno di fronte all'altro, ci sono due gruppi familiari seduti su sedie di plastica disposte in cerchio. Stanno tutti zitti. Un medico spiega che c'è stato un allarme nel condominio alle nostre spalle. Queste famiglie sono state evacuate qui. Gli altri sono rimasti nell'edificio.

06.00: Parlo con EJ a Jabalia dal telefono dell'ufficio. Mi ero dimenticato di dirvi che le ambulanze della Mezzaluna Rossa hanno nuovamente cambiato base, perché si temeva che l'ospedale Karmel Adwan, essendo un ospedale del governo, potesse essere un bersaglio. Così EJ, Mo e A hanno fatto il turno di notte nella nuova base dell'ospedale Al Awda. EJ dice che circa alle 5 quattro ambulanze sono andate a prendere delle persone ferite nel bombardamento di una casa. Sono tornati per prendere altri feriti, ancora con quattro ambulanze, e l'esercito israeliano ha bombardato la casa un'altra volta non appena sono arrivati. I medici che non erano nelle ambulanze sono stati feriti dai calcinacci. EJ era dentro un'ambulanza.

S mi dice che c'è stato un attacco contro scuola Shatr dell'UNWRA, pensa di Apache, che ha ucciso tre volontari dell'UNWRA che stavano dando una mano con i rifugiati. Gli chiedono di portare l'ambulanza a raccogliere i resti umani, perché sono vicini ai bagni e questo angoscia le persone. Ma il capo alla Mezzaluna Rossa dice che è rimasta un'unica ambulanza ed è in attesa, dunque deve aspettare che tornino le altre.

17.00: Abbiamo appena saputo che nell'ultima ora è stata colpita la scuola Al Fakhoura dell'UNWRA, crediamo da carri armati, ed è confermato che sono rimasti uccisi 43 membri della stessa famiglia allargata. Le scuole dell'UNWRA stanno offrendo riparo ai rifugiati le cui case sono già state bombardate o minacciate di bombardamento da Israele. Abbiamo anche saputo che in precedenza era stata attaccata una terza scuola dell'UNWRA, ma non abbiamo altri dettagli. Non riesco a esprimere la rabbia che sto provando.

Il nostro gruppo cerca di restare unito ma cominciamo a sentire il peso dell'insufficiente accesso internet, del cibo, del sonno e della speranza che questa follia finisca. È stato superato il numero di 570 morti, i feriti hanno superato i 2600.

Originale: Jan 5 night shift/ UNRWA refuge schools attacked

Pubblicato il 6 gennaio 2009

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