lunedì, gennaio 05, 2009

Jabalia, 4-5 gennaio

[Grazie agli aggiornamenti su Twitter di Gazanews - che consiglio a chi ha anche solo una minima dimestichezza con l'inglese - ho scoperto un blog tenuto da un medico volontario a Gaza. Ne ho tradotto in velocità il post più recente, che racconta le ultime 24 ore di follia].

18.00:
All'ospedale di Al Awda, gestito dai Unione dei Comitati degli Operatori sanitari. Normalmente ha una capacità di 50 letti, ma adesso ne ospita 75. E e Mo intervistano Ala’a, il medico della Mezzaluna Rossa di Jabalia rimasto ferito ieri quando è stato ucciso Arafa.

È andata così:

Erano circa le 8.30 di sabato mattina a Jabalia. Cinque ragazzi si sono ritrovati sotto i bombardamenti e hanno cercato di scappare. Tre ce l'hanno fatta. Uno, Tha’er, 19 anni, è stato colpito al piede. Il suo amico Ali, anche lui 19 anni, ha cercato di trascinarlo in salvo, ma è stato colpito alla testa e ucciso. Ci sono voluti 75-90 minuti prima che potesse raggiungerli un'ambulanza della Mezzaluna Rossa di Jabalia. I due medici Arafa, 35 anni, e Ala’a, 22, hanno portato Tha’er all'ambulanza e poi sono tornati a prendere il corpo di Ali. Mentre chiudevano la porta dell'ambulanza gli hanno sparato addosso.

Ala’a dice “Non ho sentito niente - solo che sono volato in aria e poi caduto”. Sono arrivate altre ambulanze per evacuare tutti. Arafa, che era sposato e padre di 5 figli, aveva una grave ferita al torace, aveva perso gran parte di un polmone ed è sopravvissuto per sole due ore. La testa di Ali era saltata. Ala’a è adesso ricoverato con varie ferite da scheggia un po' ovunque, soprattutto tronco e gambe. Tha’er è sopravvissuto ma ha anche lui varie lacerazioni alla schiena e sul corpo per via delle schegge.

Arafa era un insegnante delle Nazioni Unite, addestrava i medici e lavorava come volontario dopo aver esercitato come professionista in passato.

19.00: Ci organizziamo per dormire a turno all'ospedale Al-Awda. V e io crolliamo. E, A e M salgono sulla prima ambulanza che arriva per andare all'ospedale Karmel Adwan, la seconda nuova base della Mezzaluna Rossa dopo aver evacuato il loro centro. La base è costituita da poche coperte in un corridoio, ma a volte c'è del tè.

23.00: E torna a dormire, V e io andiamo con l'ambulanza di O al Karmel Adwan. O ha una sciarpa attorno al ginocchio, gli hanno sparato anni fa e gli fa male quando fa freddo. Cerco di convincere A e Mo a riposare, ma non riesco a convincere EJ. La notte si rivela tranquilla. Purtroppo capisco presto che è perché a) molte persone di Jabalia sono scappate, e b) Israele non permette alle ambulanze di raccogliere la maggioranza dei feriti che chiedono aiuto.

02.00: andiamo a prendere una donna che sta per partorire. Tornato all'ospedale chiacchiero con Om, che è un'infermiere ma fa volontariato al Centro Al-Assyria Centre gestito dall'Unione dei Comitati degli Operatori Sanitari. Parlo anche con M, ricoverato. Ha 23 anni, è sposato da sei mesi, e ha fatto l'errore di trovarsi vicino alla moschea di Jabalia che è stata bombardata due giorni fa. Adesso è convalescente dopo un'operazione all'addome.

Si fanno tutti una dormita nelle ambulanze. EJ e I veniamo chiamati ogni ora dalla BBC per i collegamenti "live da Gaza”.

05.00: ci dicono che c'è stata una minaccia di bombardamento contro l'ospedale Al Wafa che da quanto capisco è un centro per disabili.

07.15: andiamo a prendere un uomo gravemente ferito dall'esplosione di un razzo in una casa di Sikha Street, Jabalia; dubito che sopravviverà per più di qualche minuto, ma è ancora vivo quando arriviamo all'ospedale.

09.00: andiamo a prendere una donna la cui casa è appena stata colpita, ha un attacco di panico e non ho ben capito dov'è ferita. All'ospedale troviamo delle persone che piangono due morti recenti. Potrebbero essere l'uomo in condizioni disperate racconto dalla mia ambulanza e un altro che ho visto arrivare, entrambi orrendamente martoriati dai razzi e dall'ormai familiare colore grigio.

09.30: sentiamo dire che Beit Hanoun è quasi completamente occupata dall'esercito israeliano, come pure la vicina cittadina di Zahra sulla strada nord-sud. Il nord (noi) e il sud (F, G e OJ a Rafah) adesso potrebbero essere divisi. A telefono prepariamo dei piani d'emergenza.

10.00: La sorella di Mo lo chiama per dirgli che stanno sparando sul suo villaggio di Khosa, terra coltivata circondata da abitazioni. “Là non c'è niente, solo case”, ci dice. Dice che ci sono carri armati israeliani nelle zone Attatta e Shaimah di Beit Lahia. È a 1 chilometro all'interno del confine, e 2 chilometri da noi a Jabalia. Dice che le invasioni dei carri armati di solito prendono le strade principali, ma stavolta si aspetta che facciano quello che hanno fatto a febbraio; cioè che portino le ruspe e spianino direttamente le case.

Ci racconta che oggi i telefoni palestinesi ricevono messaggi dell'esercito israeliani che dicono “Ai civili innocenti: la nostra guerra non è contro di voi, ma contro Hamas. Se non smettono di lanciare razzi sarete tutti in pericolo”.

11.50: Ci chiamano dalle parti della spiaggia di Gaza, ma si rivela un falso allarme. Invece raccogliamo una famiglia sfollata con due bambini piccoli; sono seduti sul ciglio della strada, esausti per il peso dei bagagli. Prima siamo passati accando alla scuola dell'UNRWA a Beit Lahia, si sta riempiendo di famiglie sfollate. Come Naher El Bared, tutto daccapo.

N richiama la mia attenzione a una fila per il pane più affollata del solito, e ci accordiamo che un ragazzino che faceva la coda è svenuto per la stanchezza; i medici cercano di assisterlo come possono.

16.00
: F chiama per dire che hanno sentito che hanno bombardato l'ospedale di Al Awda. Chiamo EJ. Dice che una struttura attigua è stata colpita da due bombe; una persona è rimasta ferita, l'uomo che l'altra sera le ha prestato la giacca. Ha una scheggia in testa e EJ dice che secondo lei non ha un bell'aspetto. A quanto pare A è riuscito a filmare il bombardamento. Ci chiediamo se dobbiamo tornare lì per stare nuovamente con la Mezzaluna Rossa di Jabalia invece che con la Mezzaluna Rossa di Gaza City. Ma Gaza City ieri ha perso tre dei suoi medici.

Ultime notizie:

Ci sono state notizie di due distinti attacchi di Israele contro tende funebri. Stiamo cercando di confermare morti e feriti di uno dei due casi. Il secondo dei funerali attaccati era quello del medico Arafa ieri pomeriggio; ci sono stati cinque feriti.

Abbiamo anche sentito che nell'area di Zaytoun due giorni fa gli israeliani hanno riunito un gruppo di persone in due case; donne e bambini in una, uomini nell'altra. Li hanno tenuti lì per due giorni. Poi questa mattina alle 11 le forze israeliane hanno bombardato le case. Abbiamo sentito che ci sono tra i 7 e i 20 morti. Uno era un bambino di sette anni, il cui padre è stato intervistato alla TV mentre teneva in braccio il cadavere. Stiamo cercando di saperne di più. Sta diventando molto difficile tenere il passo con questa follia.

Abbiamo chiesto al responsabile amministrativo della Mezzaluna Rossa di Jabalia quanti sono i casi in cui Israele impedisce loro di soccorrere le persone che hanno chiesto aiuto. Succede nelle aree in cui bisogna coordinarsi con le forze di invasione per potervi entrare. Ha risposto che non gli è permesso di occuparsi dell'80% delle chiamate provenienti da nord, dalle aree di Beit Lahia, Beit Hanoun e Jabalia.

Devo ripeterlo?
80%.
Otto persone su dieci che chiedono aiuto non possono riceverlo, viene loro impedito.

Originale: Jabalia 4 Jan 6pm - 5 Jan 5pm

Pubblicato il 5 gennaio 2009

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