mercoledì, marzo 11, 2009

Si apre la stagione dei compromessi sull'Afghanistan

Si apre la stagione dei compromessi sull'Afghanistan

di M.K. Bhadrakumar

Tradotto da Manuela Vittorelli


Con la probabilità che gli Stati Uniti scelgano la strada del dialogo con l'Iran e con la decisione di “resettare” le relazioni tra Washington e Mosca, si fa ora un gran parlare di compromessi imminenti. Ed è inevitabile, date le correnti che si intersecano attorno ai rapporti USA-Iran-Russia.

Gli iraniani sono sensibili ai compromessi, e sui compromessi si basava storicamente la distensione tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Dunque potrebbe aprirsi una stagione di compromessi. Ma non si sa mai, perché spesso essi recano il marchio dell'opportunismo e sono negabili perfino quando si basano evidentemente su un equilibrio legittimo di interessi.

Nelle settimane recenti Teheran ha osservato con disagio il gioco condotto dall'amministrazione Obama per isolare l'Iran tentando la Russia (e la Siria) a un compromesso. Ma pare che sul fronte russo di tale accordo non vi sia traccia. La posizione ufficiale della Russia è che non c'è stata alcuna proposta di compromesso da parte degli americani.

Questo smentisce la notizia, diffusa dai media americani e russi, che a febbraio Obama avesse mandato una lettera alla sua controparte russa Dmitrij Medvedev proponendo di abbandonare il piano americano di posizionamento di elementi del sistema di difesa antimissile in Europa Centrale in cambio dell'aiuto russo nel cercare di bloccare le attività nucleari iraniane.

Se ci fosse stata una simile offerta da parte degli Stati Uniti, sarebbe stata “fin dall'inizio insensata e rozzamente semplicistica”, per citare un commentatore di Mosca. Il fatto è che l'Iran è un attore chiave in un vasto panorama geopolitico in cui la Russia ha profondi interessi in materia di sicurezza e che va dal Medio Oriente al Caspio, all'Asia Centrale e all'Afghanistan: dunque la Russia non può mettere in pericolo le sue eccellenti relazioni con l'Iran, e non lo farà.
Inoltre gli esperti russi vedono la questione dello scudo antimissile all'interno di uno schema molto diverso: le relazioni della Russia con l'Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO) e la sicurezza in Europa, compreso il problema fondamentale dell'equilibrio strategico o mantenimento della parità nucleare e missilistica tra la Russia e gli Stati Uniti.

Inoltre la Russia sa che l'amministrazione Obama potrebbe non avere altra scelta che scartare (o almeno mettere in naftalina) il programma di difesa antimissile, dato che fatica a sbloccare i fondi per finanziare un progetto così ambizioso. Dunque perché mai la Russia dovrebbe scendere a compromessi quando il piano di difesa antimissile degli Stati Uniti potrebbe essere lasciato cadere dall'albero come una mela marcia? È un ragionamento fondato.

Si può star certi che i russi non hanno vacillato sulla questione nucleare iraniana. Non si stanno solo accordando per la costruzione dell'impianto nucleare di Bushehr, ma sono anche in corso negoziati per la fornitura di combustibile a lungo termine per l'impianto.

Inoltre la scorsa settimana il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto: “Gli americani dovrebbero sposare la posizione dei 5+1 [i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania] non solo sulla carta, ma anche in colloqui con l'Iran come è stato proposto dal gruppo... Si tratta anche di coinvolgere l'Iran su base degna e paritaria negli sforzi per risolvere i conflitti in Iraq e in Afghanistan, nonché in tutti gli aspetti della questione mediorientale”.

Una settimana dopo, in seguito a colloqui con il Segretario di Stato americano Hillary Clinton a Ginevra, lo scorso venerdì, Lavrov ha aggiunto: “Oltre a stimoli economici seri e tangibili, abbiamo bisogno di un dialogo con l'Iran con il coinvolgimento di tutti i paesi della regione per assicurare condizioni di sicurezza stabili e affidabili in cui tutti i paesi della zona, compreso Israele, possano convivere in pace e in sicurezza”.

Anche sulla questione della fornitura russa di missili a lungo raggio all'Iran Lavrov ha rintuzzato gli attacchi dicendo che, benché la Russia tenga ampiamente conto delle preoccupazioni degli Stati Uniti e di Israele, “Tali questioni... si decidono esclusivamente nell'ambito del diritto e degli obblighi nazionali della Russia... Stiamo fornendo armi difensive, non-destabilizzanti”. Prima dell'incontro di venerdì, Clinton aveva annunciato che avrebbe chiesto a Lavrov di bloccare il trasferimento di missili all'Iran in quanto rappresentano “una minaccia sia per la Russia che per l'Europa e i paesi vicini della regione”. Ma sembra che Lavrov non abbia fornito questa assicurazione. L'ambiguità costruttiva della posizione russa permane.

Nel frattempo le divergenze tra Russia e Stati Uniti sulla questione iraniana sono sotto gli occhi di tutti. Nel corso di una visita in Israele, la scorsa settimana, Clinton ha detto che gli Stati Uniti e e Israele “condividono la valutazione della minaccia rappresentata dall'Iran. Intendiamo fare tutto il possibile per dissuadere l'Iran e impedirgli di ottenere le armi nucleari. Questa è la nostra politica dichiarata. Questo è l'obiettivo di ogni tattica da noi impiegata”.

Clinton ha anche citato “il continuo finanziamento di organizzazioni terroristiche come Hamas [a Gaza] e Hezbollah [in Libano]” da parte dell'Iran e ha annunciato “una stretta consultazione” con i paesi arabi pro-occidentali e Israele su “come l'Iran oggi ponga una minaccia e come questa minaccia potrebbe aumentare se mai riuscisse ad ottenere le armi nucleari”. Clinton ha sottolineato che “il legame tra gli Stati Uniti e Israele e il nostro impegno per la sicurezza di Israele e la sua democrazia in quanto Stato ebraico restano fondamentali, incrollabili, e perennemente validi”.

Evidentemente, dato il contesto, a questo punto c'è poco spazio per eventuali compromessi USA-Russia che coinvolgano i legami della Russia con l'Iran. Ma, d'altro canto, potrebbe essere anche perché la Russia ha un'intesa con l'Iran? Dopotutto entrambi i paesi vantano una grande tradizione scacchistica.

La scorsa settimana, durante la sua visita in Germania, l'influente presidente della Commissione Affari Esteri del Majlis (parlamento) iraniano, Alaeddin Broujerdi, ha seccamente escluso che l'Iran possa fornire strutture di transito per i rifornimenti NATO in Afghanistan. “L'Iran non è interessato a diventare un ponte logistico per la NATO verso l'Afghanistan”, ha detto ribadendo l'opposizione di principio di Teheran alla presenza in Afghanistan dell'alleanza guidata dagli Stati Uniti. Broujerdi ha detto che la NATO non ha campo libero per una “presenza permanente” in Afghanistan e dovrebbe procurarsi una strategia d'uscita, giacché la sua presenza produrrebbe solo “ulteriore estremismo e terrorismo”.

Teheran sta anche dando una mano alla Russia: la sua ferma posizione giunge in un momento in cui, dopo aver garantito alle forze NATO le rotte di transito verso l'Afghanistan, la Russia ha cominciato a discutere del trasporto di attrezzature militari dell'alleanza. Lo scorso martedì a Mosca i ministri della difesa di Russia e Germania hanno discusso del transito di forniture ed equipaggiamenti militari per il contingente tedesco in Afghanistan attraverso la Russia, anche su rotaia.

Di primo acchito le posizioni di Iran e Russia sono in contraddizione, ed è questo a renderle sospette. Il punto è che Mosca e Teheran hanno un alto livello di intesa sulla situazione afghana, ed è improbabile che possano permettere alle contraddizioni di emergere proprio ora che la guerra in Afghanistan attraversa una fase critica. Anzi, l'Iran sta aiutando indirettamente la Russia rifiutandosi di concedere alla NATO rotte di transito. Una rotta di transito iraniana avrebbe ridotto in misura significativa la crescente dipendenza dei paesi NATO dal corridoio settentrionale, che attraversa il territorio russo.

Da parte sua, però, Mosca ha tutte le ragioni per incoraggiare la NATO a diventare sempre più dipendente dal corridoio settentrionale. Questa cooperazione costituisce già un fattore significativo nei complicati rapporti della Russia con la NATO. Le grandi potenze europee come la Germania adesso contrasteranno ogni iniziativa della NATO che possa provocare la Russia, come l'allargamento dell'alleanza o la questione del sistema di difesa antimissile statunitense.

Abbiamo dunque un curioso paradigma: di certo non può esserci alcun compromesso USA-Russia sull'Iran, ma un'intesa Russia-Iran sulle rotte di transito verso l'Afghanistan permette a Mosca di sfruttare la dipendenza della NATO dal corridoio settentrionale, il che a sua volta costringe l'alleanza a essere sensibile agli interessi e alle preoccupazioni della Russia in tema di sicurezza e apre la strada a un maggiore ruolo della Russia nella stabilizzazione dell'Afghanistan. E questo a sua volta sta bene all'Iran.

Come ha ben riassunto il Ministro degli Esteri russo martedì scorso, Mosca è favorevole a una “collaborazione pratica e realistica” con la NATO, e “ la lotta al terrorismo, alle armi di distruzione di massa, al narcotraffico e ad altre minacce e la cooperazione sull'Afghanistan possono essere efficaci solo se tutti i paesi dell'area euro-atlantica uniranno le forze”. L'incontro Lavrov-Clinton di venerdì a Ginevra ha prospettato esattamente questo.

Secondo Lavrov, la Russia e gli Stati Uniti adesso considerano come un “obiettivo comune” la stabilizzazione della situazione afghana. Inoltre i due paesi sono interessati alla “cooperazione pratica”. In terzo luogo, svilupperanno “nuove aree di cooperazione” sul problema afghano. In quarto luogo, hanno concordato un compromesso virtuale: Washington “agevolerà il buon esito” della conferenza sull'Afghanistan che si terrà a Mosca il 27 marzo sotto gli auspici della Shanghai Cooperation Organization (SCO, Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione), mentre Mosca “agevolerà lo svolgimento” di una conferenza simile sull'Afghanistan su iniziativa degli Stati Uniti, che si svolgerà il 31 marzo all'Aia.

Il compromesso USA-Russia sulle conferenze sull'Afghanistan sembra garantire che le due iniziative non siano in contrasto. La conferenza di Mosca si incentrerà sulle “minacce della droga e del terrorismo che hanno origine in Afghanistan”, mentre la conferenza voluta dagli Stati Uniti sotto gli auspici delle Nazioni Unite si proporrà l'intento più ampio di stabilizzare l'Afghanistan. Essenzialmente gli Stati Uniti hanno rinunciato a opporsi con le unghie e con i denti alla conferenza della SCO a Mosca, mentre la Russia accetta di contenere l'ambito delle questioni trattate in modo da non rendere la vita difficile alla strategia afghana di Obama.

D'altro canto, la Russia è riuscita a imporsi come partner chiave degli Stati Uniti in Afghanistan, grazie alla cooperazione offerta alla NATO sulle rotte di transito. E inoltre il corridoio settentrionale pone la Russia nella condizione di chiedere una contropartita: che si ponga fine all'allargamento della NATO e al posizionamento del sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti.

E infine la Russia torna in grande stile in Afghanistan dopo un'assenza di due decenni. Gli impulsi apparentemente contraddittori della politica russa – se Mosca sia interessata alla riuscita, al fallimento o allo stallo della guerra guidata dagli Stati Uniti – potrebbero semplicemente dissiparsi. A quanto pare, la Russia potrebbe non avere alcun problema se la NATO riuscisse a evitare una sconfitta in Afghanistan.

Originale: The trade-off season begins on Afghanistan

Articolo originale pubblicato l'11/3/2009

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.


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