giovedì, agosto 20, 2009

Allucinazioni da oppio in Afghanistan

Allucinazioni da oppio in Afghanistan

di Pepe Escobar

PARIGI – La contorta interpretazione americana alla Alice nel Paese delle Meraviglie dello show politico estivo dell'estate – la “libera espressione del popolo” nelle elezioni afghane – ha tutte le caratteristiche di un sogno fatto sotto l'effetto dell'oppio. Di fatto, è un sogno oppiaceo che non vale un tubo. E comunque qui nessuno parla del tubo, quello attraverso cui passa il gas del Pipelineistan.

Come in un sogno da oppio, regna l'allucinazione. Le probabilità che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama elabori la vera sostanza della sua strategia AfPak sono le stesse di vedere il suo super-inviato Richard Holbrooke passarsi la pipa con l'über-signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar.

Obama dice che il “successo in Afghanistan” comporta “diplomazia, sviluppo e buon governo”. Ma quello che la disorientata e confusa opinione pubblica mondiale sta vedendo è l'impiego di vagonate di marines per “combattere i taliban”.

L'ex capo del jihad waziro Baitullah Mehsud, un taliban “Pak” e non “Af”, sarà anche stato fatto fuori da un bel Predator americano. Ma c'è un certo Osama bin Laden che – come in un sogno da oppio – si aggira ancora spettrale nell' Hindu Kush, otto anni dopo l'11 settembre. Visione o sogno lucido, potrebbe interpretare Il ritorno dei morti viventi in “Pak”, non in “Af”: e allora perché tutti questi altri marines a setacciare le terre afghane?

O dovremmo credere al Ministro dell'Informazione pakistano Qamar Zaman Kaira quando dice che “nulla dimostra che Osama bin Laden si trovi in Pakistan” e che “chi afferma che si trova nel paese dovrebbe fornirne valide prove”?

Inoltre l'idea statunitense che un'armata Brancaleone composta da pastori pashtun, giovani religiosi arrabbiati, gangster, grassatori e agitatori anti-governativi sparsi sul territorio pashtun in Afghanistan all'improvviso possa accogliere a braccia aperte ambigui nuovi al-qaedisti decisi a distruggere la civiltà occidentale come noi la conosciamo, be', questo è proprio un sogno da oppio.

E per quanto riguarda le elezioni fasulle, a chi importa chi vince – se il Presidente pashtun Hamid Karzai detto “il kebabbaro”, Tajik Abdullah Abdullah o un altro ancora? L'Afghanistan sarà governato da Barack Hussein Obama in ogni caso. “I taliban” – questa entità spettrale e immateriale – magari cominceranno a ricevere meno soldi dai loro ex padroni dei servizi pakistani; ma i devoti potentati salafiti del Golfo Persico faranno sì che possano continuare ad arrotondare il bilancio – diversamente da certe potenze occidentali. Non potevano restare più indifferenti alla campagna recentemente annunciata dal super-inviato Holbrooke per congelare i trasferimenti di denaro ai “taliban”.

Incapace di licenziare Karzai, Washington lo osserva impotente mentre arruola per la sua campagna elettorale l'assassino psicopatico uzbeko Generale Rashid Dostum – come se esibire tra le proprie fila il comandante tagiko Muhammad Fahim non fosse già abbastanza. A Kabul è in corso il Ballo dei Signori della Guerra, e il premio in palio sono soldi del narcotraffico per tutti: questo significa che la libertà di finanziare milizie private continuerà serenamente, come la costante fornitura d'oppio all'economia mondiale.

E alla fine i signori della guerra troveranno una scorciatoia per disfarsi comunque di Karzai.

Chiedetelo all'eterno Hekmatyar – che combatte non solo Karzai ma anche gli Stati Uniti e le truppe della coalizione (come se avesse letto troppo la storia recente dell'Iraq, insiste sui tempi di ritiro delle truppe occidentali). A proposito, il caro vecchio amico dei sauditi Hekmatyar non è un “taliban” ma un nazionalista pashtun.

E veniamo all'uomo di George W. Bush, Karzai: sarà anche un aristocratico americanizzato della tribù minore dei Popolzai che conosce bene il Pashtunwali, l'inflessibile codice tribale pashtun, ma è anche un opportunista senza quartiere che ha studiato in India, e dunque scommette sulla possibilità che l'India contrasti l'influenza del Pakistan sull'Afghanistan. Non vuole che il “Pak” domini l'“Af”, mentre per Washington adesso è tutto “AfPak”. Sa che “i taliban” controllano il giorno e praticamente anche la notte in più di metà dell'Afghanistan. Sa di dover fare qualcosa per cercare di porre fine all'eccidio di pashtun da parte degli occidentali. Ecco un altro burattino americano che si rivolta contro i suoi padroni.

Ich bin ein Talibanistaner
E che dire dello spettacolo messo su da McChrystal, Gates e Mullen, uno spettacolo degno dei Fratelli Marx? Per divertire il loggione, il Segretario della Difesa Robert Gates e il Capo di Stato Maggiore Ammiraglio Mike Mullen hanno messo a terra il comandante dell'International Security Assistance Force in Afghanistan, l'inimitabile Dottor Stranamore impersonato dal Generale Stanley McChyrstal, chiedendogli di prendersela comoda con il nuovo rapporto sull'Afghanistan e di consegnarlo a Obama solo dopo le elezioni afghane.

Iron Gates vuole un'orgia di nuove truppe; il super-inviato Holbrooke, da parte sua, vuole una potente squadra di nation building e sta mettendo su un bel governo ombra afghano condannato in partenza. Il nocciolo è che, perso in un sogno allucinato in cui tutti gli afghani adorano l'occupazione NATO del loro paese, il Pentagono vuole un nuovo spettacolo AfPak zeppo di gente famosa che resti in cartellone per decenni.

All'inizio McChrystal aveva detto che i taliban stavano vincendo. Adesso dice di no. Poi ha chiesto – guarda un po' – altre truppe e altri civili. Alla fine del 2009 in Aghanistan ci saranno 68.000 soldati statunitensi. Per ora ci sono già 96.500 soldati USA e NATO, compresi 4050 tedeschi, 485 norvegesi, 470 bulgari e 2378 soldati di “altri paesi”.

Qui si sconfina nel ridicolo. I 4050 membri della Bundeswehr che combattono i “taliban” nell'Afghanistan settentrionale nei pressi di Kunduz adesso devono urlare un avvertimento in tre lingue prima di andare al dunque. In inglese è “Nazioni Unite: fermi o sparo!” Poi c'è il pashto remix: “Melgaero Mellatuna-Dreesch, ka ne se dasee kawum!” e poi il dari remix. Scordatevi il simpatico e frizzante Achtung! Qui siamo più dalle parti dello sketch dei Monty Python sulla Commissione Europea a Bruxelles. Perfino il comandante tedesco, il Generale Wolfgang Schneiderhahn, ne è imbarazzato.

Mentre si svolge questa fantastica sciarada, praticamente nessuno – tranne l'economista canadese John Foster, in un editoriale pubblicato dal quotidiano di Toronto The Star – parla del (vero) sogno oppiaceo afghano. Ancora una volta, fin dalla fine degli anni Novanta, tutto ci riporta al TAPI – il gasdotto Turkmenistan/Afghanistan/Pakistan/India, la ragione fondamentale per cui l'Afghanistan (come corridoio di transito dell'energia) è strategicamente importante per gli Stati Uniti, oltre a essere usato come una portaerei stazionata ai confini di rivali geopolitici come la Cina e la Russia. I lavori di costruzione del TAPI, finanziato dalla Banca asiatica di Sviluppo, dovrebbero teoricamente partire nel 2010.

La Russia e l'Iran, ottimi maestri del gioco degli scacchi, stanno affinando le loro mosse per rendere impraticabile il TAPI. Nel frattempo il teatro AfPak in pratica si riduce a Stati Uniti e NATO che fanno la guerra ai nazionalisti pashtun. L'isteria di Washington continuerà a dominare – come con i “taliban” sul punto di prendere il controllo delle armi nucleari di Islamabad e di trasformare gli Stati Uniti in TalibanUStan. E infine, ma non meno importante, ricordatevi di mettete da parte l'ultima ciotola d'oppio per quell'accortissima sporca dozzina: i signori della guerra.

Originale: The Afghan pipe dream


Articolo originale pubblicato il 19/8/2009

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