giovedì, settembre 30, 2010

Russia: Lužkov esce di scena

Lužkov esce di scena

di Vilhelm Konnander

All'inizio degli anni Novanta quando la notte si passava sotto l'ufficio del sindaco di Mosca si vedevano sempre le luci accese. Nei turbolenti 1991 e 1992 serviva a far capire ai moscoviti che c'era almeno qualcuno che si dava da fare per riportare la situazione in carreggiata. Tanto per cambiare, questo paradossale tentativo di fare l'impossibile non fece che produrre una pletora di barzellette su Popov. Ora il suo successore, Jurij Lužkov, esce di scena e agli occhi dell'opinione pubblica si svela un conflitto che se interpretato solo in chiave di lotta per il potere in vista delle elezioni presidenziali del 2012 rischia di sfociare ancora una volta nell'aneddotico. Il mio consiglio per evitare questo è molto semplice: seguite i soldi.

La precarietà della posizione di Lužkov era chiara fin dagli incendi della scorsa estate che avevano avvolto di fumo la capitale per settimane. Eppure non bisognerebbe dimenticare che la sua destituzione è stata un processo più lungo di quanto ci si prenda la briga di ricordare. La lotta tra le due capitali russe, Mosca e San Pietroburgo, è un tema centrale della politica russa, e non è estranea all'ascesa al potere di Putin. Come braccio destro dell'allora sindaco di San Pietroburgo Anatolij Sobčak, Putin probabilmente non dimenticherà mai quanto abbiano influito gli interessi moscoviti sulla sconfitta di Sobčak nel 1996, con gravi conseguenze per Putin stesso. Era da allora che i pietroburghesi volevano vendicarsi su Lužkov, riuscendo appena a tenerlo a bada nelle elezioni presidenziali del 2000 che portarono Putin al Cremlino. Questa è cosa risaputa per chiunque si occupi di cose russe. Quello che è interessante è quanto poco sia stata oggetto di attenzione negli ultimi tempi. Il licenziamento di Lužkov è invece prevalentemente interpretato come parte di una lotta tra Medvedev e Putin per le elezioni presidenziali del 2012.

Visto che è stato il canale televisivo NTV – di proprietà di Gazprom – a guidare la campagna contro Lužkov, è facile concludere che dietro la decisione ci sia Medvedev, che ha ancora potere su Gazprom. Il che può essere. Ma questo significa che Putin era contrario alla destituzione di Lužkov nell'ambito di un conflitto con Medvedev? C'è motivo di considerare con scetticismo questi ragionamenti, benché siano attualmente molto diffusi. Per quanto ci siano interessi contrastanti tra Putin e Medvedev – come in ogni sistema di potere a due – bisognerebbe sempre stare attenti a spiegazioni di questo tipo. Tuttavia per i cremlinologi è forte la tentazione di saltare a conclusioni azzardate quando i centri del potere entrano apertamente in conflitto. Seguire la pista politica potrebbe però essere fuorviante.

Invece di concentrare l'attenzione esclusivamente sul gioco politico e sul successore di Lužkov – questione di per sé importante – gli osservatori possono avere un quadro più complesso della situazione tracciando i rapporti di potere nel Paese. Chi ricorda il caso Chodorkovskij e lo scandalo Jukos del 2003 riconoscerà probabilmente uno schema ricorrente. Come allora Putin sta in disparte e un qualche mediatore – in questo caso Sečin – conduce negoziati ingannevoli per risolvere un conflitto di interessi mentre la cricca si prepara a colpire. Così, come accadde con il caso Jukos, la questione interessante è sapere chi si spartirà il bottino dopo Lužkov, o meglio ancora quello che accadrà all'impero finanziario di sua moglie. Come illustrato dal documentario della NTV, non si mira solo a Lužkov ma anche alla sua base finanziaria.

Inutile dire che c'è una ragione per cui la moglie di Lužkov, Elena Baturina, è all'ottavo posto nella classifica dei russi più ricchi. La simbiosi politico-finanziaria tra il sindaco e la consorte nel settore edilizio della capitale è un racket che ha mandato alle stelle i prezzi del mercato immobiliare, tra i più alti al mondo. Tenendo conto di tutte le attività imprenditoriali direttamente e indirettamente sotto l'influenza del sindaco, il costo della vita ha raggiunto livelli ridicoli per la maggior parte dei moscoviti. Ma è il genere di corruzione quotidiana che non sorprende nessuno, considerata da tutti uno stile di vita. Il problema ora è se Lužkov abbia raggiunto un accordo, per esempio con Sečin, ottenendo una sorta di immunità in cambio dell'impero economico di sua moglie o se vedremo qualcosa di simile a ciò che è successo alla Jukos.

Comunque, a prescindere dai conflitti o dagli accordi per il bottino di Lužkov, per capire come le forze si stiano organizzando per il futuro è meglio seguire il denaro che considerare la faccenda come un tradizionale gioco da cremlinologi. Può dunque essere utile fare attenzione a chi mira all'eredità di Lužkov, sia direttamente sia attraverso degli intermediari. Con l'uscita di scena di Lužkov, per decifrare le macchinazioni della politica russa bisogna tenere i riflettori puntati sulla sua eredità.

Originale: Lights out Luzhkov

Articolo originale pubblicato il 29 settembre 2010

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