mercoledì, settembre 29, 2010

Russia: uniti resistiamo, ma perché?

Uniti resistiamo, ma perché?
I partiti d'opposizione russi stanno per formare un fronte comune per le future elezioni. Avrà una qualche utilità?

di Eugene Ivanov

So cosa avrebbe detto Ronald Reagan se avesse saputo che i liberali russi hanno deciso di coalizzarsi: “Rieccovi qui”.

E certo nessun osservatore della politica russa sarà scampato a un acuto senso di déjà vu nell'apprendere che quattro leader dell'opposizione russa – Michail Kas'janov, Boris Nemcov, Vladimir Ryžkov e Vladimir Milov – hanno firmato un patto per formare una nuova coalizione chiamata "Per una Russia senza Illegalità e Corruzione". In passato, più o meno in coincidenza con i cicli elettorali del Paese, sono apparse e rapidamente comparse coalizioni simili: Comitato 2008 (2004), L'Altra Russia (2006), Assemblea Nazionale (2008) e Solidarietà (2008). Dato che le facce dei quattro cofondatori appaiono fin troppo familiari (forse solo Vladimir Milov, il leader del movimento “Scelta Democratica della Russia” potrebbe essere considerato un nuovo arrivato, almeno relativamente), non motivo di aspettarsi qualcosa di diverso dalle altre volte.

Appare sospetta l'assenza dalla lista dei firmatari di Garry Kasparov, instancabile costruttore di coalizioni e cofondatore (insieme a Boris Nemcov) di Solidarietà. Una spiegazione ufficiale è stata che Kasparov si trovava "all'estero", ma tutti sanno che con i suoi impulsi dittatoriali Kasparov sarebbe una condanna a morte per qualsiasi coalizione. (Milov avrebbe minacciato i suoi alleati: "Dentro Kasparov e fuori io".) D'altro canto Kasparov ha visibilità e grandi capacità di fundraiser. Con lui "fuori", la nuova coalizione potrebbe durare di più ma ottenere di meno.

Un accordo di una pagina e mezza non dice molto dell'ideologia o degli obiettivi a lungo termine della coalizione. Definisce però due mete immediate: nominare un unico candidato per le presidenziali del 2012 e formare un partito politico "democratico unito" (che non ha ancora un nome) per partecipare alle elezioni parlamentari del 2011. Il primo obiettivo appare fattibile se prevarrà lo spirito di collaborazione – il che non è ovviamente garantito, dato che probabilmente ciascun membro della coalizione si batterà per essere il candidato prescelto. Questo però non assicura la presenza di un candidato presidenziale unico nel 2012, perché ciascuno dei gruppi rimasti fuori dalla coalizione potrebbero uscirsene con propri esotici candidati come il cittadino britannico Vladimir Bukovskij o il prigioniero di coscienza per antonomasia Michail Chodorkovskij.

Il secondo obiettivo – la formazione di un unico partito democratico per correre alle elezioni parlamentari del 2011 – sembra invece uno scherzo, se non una frode bella e buona. In Russia per registrare un partito politico un gruppo deve raccogliere almeno 40.000 firme di aspiranti membri. Il partito Solidarietà di Nemcov non può vantare più di 4000-5000 membri al massimo; l'Unione Democratica del Popolo ne ha ancor meno; il Partito Repubblicano di Ryžkov semplicemente non esiste; e Scelta Democratica di Milov rappresenta solo lo stesso Milov e una decina di oscuri attivisti. Per partecipare alle elezioni parlamentari del 2011 il nuovo partito dovrebbe iniziare il processo di registrazione non più tardi degli inizi del nuovo anno. Non vi è alcuna possibilità che la coalizione riesca a raccogliere tanti sostenitori in così poco tempo. Ryžkov lo sa, tanto che ha già annunciato azioni di protesta nel caso non fosse possibile registrare il nuovo partito. Sembra che queste "azioni di protesta" finiranno per essere l'unico risultato della nuova iniziativa politica.

Si ritiene che tutte le precedenti coalizioni liberali siano naufragate in seguito a liti interne. Potrebbe essere vero, ma solo in parte. La vera ragione per cui simili coalizioni non riescono a durare è l'assoluta distanza dei liberali russi dagli interessi e dalle preoccupazioni dei russi. I primi segni di questo costante distacco sono già visibili. La Nezavisimaja Gazeta riferisce che Milov ha proposto di porre al centro del programma politico della coalizione le elezioni dirette dei governatori regionali. Altri membri della coalizione si sono opposti, insistendo che bisognerebbe promuovere una serie più ampia di richieste, come la libertà di manifestare. Allo stesso tempo i risultati di un recente sondaggio VCIOM mostrano che secondo i russi i principali problemi del Paese sono l'alcolismo e la tossicodipendenza, l'inflazione e la disoccupazione. In che paese vivono, Milov e compagni?

I liberali russi dovrebbero finalmente capire che essere liberale non consiste semplicemente nel possedere un set di "valori" liberali astratti. Significa invece offrire soluzioni liberali ai problemi quotidiani della popolazione. A meno che ciò non accada, la nuova coalizione diventerà l'ennesima e fugace incarnazione di una forma di pazzia: continuare a fare la stessa cosa, ricominciando ogni volta daccapo, aspettandosi risultati diversi.

Originale: United we stand, but what for?

Articolo originale pubblicato il 23 settembre 2010

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