sabato, febbraio 27, 2010

Mollate tutto, di nuovo - Primo manifesto infrarealista

MOLLATE TUTTO, DI NUOVO

primo manifesto infrarealista
“Fino ai confini del sistema solare ci sono quattro ore-luce; fino alla stella più vicina quattro anni-luce. Uno smisurato oceano di vuoto. Ma siamo davvero sicuri che ci sia solo un vuoto? Sappiamo solo che in questo spazio non ci sono stelle luminose, perché sarebbero state visibili. Ma è possibile che esistano corpi non luminosi ma oscuri? Forse le nostre mappe celesti, come quelle terrestri, indicano le stelle-città e omettono le stelle-villaggi.” [1]

-Scrittori sovietici di fantascienza che si graffiano la faccia a mezzanotte.

-Gli infrasoli (Drummond direbbe gli allegri ragazzi proletari). [2]

-Peguero [3] e Boris soli in una camera lumpen a presagire la meraviglia dietro la porta.
-Free Money.
*
Chi ha attraversato la città e per sola musica ha avuto i fischi dei suoi simili e le proprie parole di sorpresa e rabbia?

Il tipo bello che non sapeva 
che l'orgasmo delle ragazze è clitorideo
(Guardate, la merda non sta solo nei musei) (Un processo di museificazione individuale) (Certezza che tutto, rivelato) (Paura di scoprire) (Paura degli squilibri non previsti).
*
I nostri parenti più prossimi:

i franchi tiratori, gli abitanti solitari delle pianure che devastano i caffè cinesi dell'America Latina, i macellai nei supermercati con i loro tremendi dilemmi individuo-collettività; l'impotenza dell'azione e la ricerca (a livelli individuali o impantanati in contraddizioni estetiche) dell'azione poetica.
*
Piccole stelle luminose che ci strizzano l'occhio da un luogo dell'universo chiamato I labirinti.

-Dancing Club della miseria.

-Pepito Tequila che singhiozza il suo amore per Lisa Underground. [4]

-Succhiamelo, sùcchiatelo, succhiamocelo.

-E l'Orrore
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Cortine d'acqua, cemento o latta separano un meccanismo culturale che fa da coscienza o culo della classe dominante, in un succedersi culturale vivo, canaglia, in costante morte e nascita, ignorante di gran parte della storia e delle belle arti (creatore quotidiano della sua folle istoria e delle sue allucinanti velle harti), corpo che a un tratto sperimenta su di sé nuove sensazioni, prodotto di un'epoca in cui ci avviciniamo a 200 km/h al cesso o alla rivoluzione.

“Nuove forme, rare forme”, come diceva tra il curioso e il sorridente il vecchio Bertolt.
*
Le sensazioni non nascono dal nulla (ovvietà delle ovvietà), ma dalla realtà condizionata, in mille modi, da un costante fluire.

- Realtà multipla, ci fai girare la testa!

Dunque è possibile che da una parte questa sia una nascita e che dall'altra siamo in prima fila per assistere agli ultimi colpi di coda. Forme di vita e forme di morte attraversano quotidianamente la retina. La loro collisione dà vita alle forme infrarealiste: L'OCCHIO DELLA TRANSIZIONE
*
Mettete tutta la città in manicomio. Dolce sorella, urlare di carri armati, canzoni ermafrodite, deserti di diamante, solo vivremo una volta e le visioni saranno ogni giorno più grandi e scivolose. Dolce sorella, autostop per Monte Albán. Allacciate le cinture perché si annaffiano i cadaveri. Un problema di meno.
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E la buona cultura borghese? E l'accademia e gli incendiari? E le avanguardie e le loro retroguardie? E certe concezioni dell'amore, e il bel paesaggio, la Colt precisa e multinazionale?

Come mi disse una volta Saint-Just in sogno: Perfino le teste degli aristocratici possono servirci da armi.
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-Una buona parte del mondo sta nascendo e un'altra buona parte morendo, e tutti sappiamo che vivremo o moriremo tutti: in questo non ci sono vie di mezzo.

De Chirico dice: è necessario che il pensiero si allontani da tutto ciò che si chiama logica e buon senso, che si allontani da tutti gli ostacoli umani in modo che le cose gli appaiano sotto un aspetto nuovo, come illuminate da una costellazione rivelatasi per la prima volta. Gli infrarealisti dicono: buttiamoci a capofitto in tutti gli ostacoli umani, in modo che le cose comincino a muoversi dentro se stesse, una visione allucinante dell'uomo.

-La Costellazione del Bell'Uccello.

-Gli infrarealisti propongono al mondo l'indigenismo: un indio pazzo e timido.

-Un nuovo lirismo, che in America Latina comincia a crescere, a sostentarsi in modi che non cessano di meravigliarci. L'entrata in materia [5] è già l'entrata nell'avventura: i versi della poesia come viaggio e il poeta come eroe rivelatore di eroi. La tenerezza come esercizio di velocità. Respirazione e calore. Esperienza a briglia sciolta, strutture che vanno divorandosi da sole, contraddizioni pazze.

Se il poeta sarà immischiato, tenderà a immischiarsi anche il lettore.

“libri erotici senza ortografia”
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Ci precedono le MILLE AVANGUARDIE SQUARTATE NEGLI ANNI SESSANTA

I 99 fiori aperti come una testa fracassata

I massacri, i nuovi campi di concentramento

I Bianchi fiumi sotterranei, i venti color violetto

Sono tempi duri per la poesia, dicono alcuni mentre bevono tè, ascoltano musica nei loro dipartimenti, parlano (danno ascolto) ai vecchi maestri. Sono tempi duri per l'uomo, diciamo noi mentre torniamo sulle barricate dopo una giornata piena di merda e gas lacrimogeni, scopriamo/creiamo musica perfino nei dipartimenti, guardiamo a lungo i cimiteri-che-si-espandono, dove i vecchi maestri bevono disperatamente una tazza di tè o si ubriacano di pura rabbia o inerzia.

Ci precede HORA ZERO [6]

((Alleva zambo e ti faranno male i calli)) [7]

Siamo ancora nel quaternario. Siamo ancora nel quaternario?

Pepito Tequila bacia i capezzoli fosforescenti di Lisa Underground e la vede allontanarsi su una spiaggia da cui spuntano piramidi nere.
*
Ripeto:

il poeta come eroe rivelatore di eroi, come l'albero rosso caduto che annuncia l'inizio del bosco.

-Gli intenti di un'etica-estetica conseguente sono lastricati di tradimenti o di sopravvivenze patetiche.

-E il fatto è che l'individuo potrà anche fare mille chilometri ma alla lunga la strada se lo mangia.

-La nostra etica è la Rivoluzione, la nostra estetica la Vita: una-sola-cosa.
*
Per i borghesi e i piccoli borghesi la vita è una festa continua. Ce n'è una ogni fine settimana. Il proletariato non ha feste. Solo funerali con ritmo. Le cose cambieranno. Gli sfruttati faranno una gran festa. Memoria e ghigliottine. Intuirla, attuarla certe notti, inventarle spigoli e angoli umidi, è come accarezzare gli occhi acidi del nuovo spirito.
*
Spostamento della poesia attraverso le fasi delle rivolte: la poesia che produce poeti che producono poesie che producono poesia. Non un vicolo elettrico / il poeta con le braccia separate dal corpo / la poesia che si sposta lentamente dalla sua Visione alla sua Rivoluzione. Il vicolo è un punto molteplice. “Inventeremo per scoprire la sua contraddizione, le sue forme invisibili di rifiuto, fino a spiegarlo.” Spostamento dell'atto dello scrivere attraverso zone per niente favorevoli all'atto dello scrivere.
Rimbaud, torna a casa! [8]
Sovvertire la realtà quotidiana della poesia attuale. Le concatenazioni che conducono a una realtà circolare della poesia. Un buon riferimento: il pazzo Kurt Schwitters. Lanke trr gll, o, upa kupa arggg, divengono ufficialmente investigatori fonetici che codificano l'ululato. I ponti del Nova Express sono anti-codificanti: lasciatelo gridare, lasciatelo gridare (per favore, non tirate fuori la matita né un pezzo di carta, non registratelo, se volete partecipare gridate anche voi), e dunque lasciatelo gridare, per vedere che faccia fa quando smette, quale altra cosa incredibile ci tocca vedere.

I nostri ponti fino alle stazioni ignote. La poesia che mette in relazione realtà e irrealtà.
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Convulsamente
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Cosa posso chiedere all'attuale pittura latinoamericana? Cosa posso chiedere al teatro?

Più rivelatore e plastico è fermarsi in un parco demolito dallo smog e vedere la gente che attraversa (in gruppi che si comprimono e si espandono) i viali, quando sia gli automobilisti che i pedoni hanno fretta di tornare nelle loro baracche, nell'ora in cui escono gli assassini e le vittime li seguono.

Veramente, quali storie mi raccontano i pittori?

Il vuoto interessante, la fissità della forma e del colore, nel migliore dei casi la parodia del movimento. Quadri che serviranno solo da insegne luminose nelle sale degli ingegneri e dei medici che li collezionano.

Il pittore si colloca in un sociale che ogni giorno è più “pittore” di lui, ed è lì che si ritrova disarmato e assume il ruolo di pagliaccio.

Se Mara [9] si imbatte per strada in un quadro, quel quadro acquisisce la categoria di cosa divertente e comunicante; in un salone è decorativo come le poltrone di ferro del giardino del borghese / questione di retina? / sì e no / però meglio sarebbe trovare (e rischiosamente sistematizzare per un po' di tempo) il fattore detonante, classista, propositivo al cento per cento dell'opera, in giustapposizione con i valori dell'“opera” che la precedono e la condizionano.

-Il pittore abbandona lo studio e QUALUNQUE statu quo e si tuffa nella meraviglia / o si mette a giocare a scacchi come Duchamp / Una pittura didattica per la pittura stessa / E una pittura della povertà, gratuita o abbastanza a buon mercato, incompiuta, di partecipazione, di messa in questione nella partecipazione, di estensioni fisiche e spirituali illimitate.

La pittura migliore dell'America Latina è quella che ancora si fa a livello inconscio, il gioco, la festa, l'esperimento che ci dà una visione reale di quello che siamo e ci rivela quello che possiamo fare, la pittura migliore dell'America Latina è quella che dipingiamo con verdi rossi e azzurri sulle nostre facce, per riconoscerci nella creazione incessante della tribù.
*
Provate a mollare tutto ogni giorno.

Che gli architetti smettano di costruire scenari diretti verso l'interno e aprano le mani (o le chiudano a pugno, a seconda del luogo) verso questo spazio esterno. Un muro e un soffitto acquistano utilità quando non solo servono per dormire o per evitare le piogge ma anche quando stabiliscono, a partire per esempio dall'atto quotidiano del sogno, ponti coscienti tra l'uomo e le sue creazioni, o la loro momentanea impossibilità.

Per l'architettura e la scultura noi infrarealisti partiamo da due punti: la barricata e il letto.
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La vera immaginazione è quella che fa esplodere, delucida, inietta microbi smeraldo in altre immaginazioni. In poesia e in tutto il resto l'entrata in materia dev'essere già l'entrata nell'avventura. Creare gli strumenti per la sovversione quotidiana. Le fasi soggettive dell'essere umano, con i loro begli alberi giganteschi e osceni, come laboratori di sperimentazione. Fissare, intravedere situazioni parallele e strazianti come un grande graffio sul petto, sulla faccia. Analogia senza fine dei gesti. Sono così tanti che quando ne appaiono di nuovi non ce ne rendiamo conto, anche se li stiamo facendo / guardando allo specchio. Notti di tempesta. La percezione si apre mediante un'etica-estetica portata all'estremo.
*
Le galassie dell'amore appaiono sui palmi delle nostre mani.

-Poeti, scioglietevi i capelli (se li avete)

-Bruciate le vostre schifezze e cominciate ad amare finché non arrivate alle poesie incalcolabili

-Non vogliamo dipinti cinetici, ma enormi tramonti cinetici

-Cavalli che corrono a 500 chilometri l'ora

-Scoiattoli di fuoco che saltano su alberi di fuoco

-Una scommessa per vedere chi batte ciglio per primo, tra il nervosismo e la pasticca di sonnifero
*
Il rischio sta sempre da un'altra parte. Il vero poeta è quello che lascia sempre se stesso alle spalle. Mai troppo tempo in uno stesso posto, come i guerriglieri, come gli ufo, come gli occhi bianchi degli ergastolani.
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Fusione ed esplosione di due versanti: la creazione come una scritta sul muro compiuta e aperta da un bambino pazzo.

Niente di meccanico. Le scale della meraviglia. Qualcuno, forse Hieronymus Bosch, rompe l'acquario dell'amore. Soldi gratis. Dolce sorella. Visioni leggere come cadaveri. Little boys che affettano la carne secca dei baci a dicembre.
*
Alle due del mattino, dopo essere stati a casa di Mara, sentiamo (Mario Santiago e alcuni di noi) delle risate che vengono dall'attico di un palazzo di 9 piani. Non la smettevano, ridevano e ridevano mentre noi di sotto dormivamo appoggiati ad alcune cabine telefoniche. A un certo punto solo Mario continuò a prestare attenzione alle risate (l'attico era un bar gay o qualcosa di simile, e Darío Galicia ci aveva detto che era controllato dalla polizia). Noi telefonavamo ma le monete si facevano d'acqua. Le risate continuavano. Quando ce ne fummo andati da quel quartiere Mario mi disse che in realtà nessuno aveva riso, erano risate registrate, e lassù nell'attico un gruppo ristretto, o forse un solo omosessuale, aveva ascoltato in silenzio il suo disco e ce lo aveva fatto ascoltare.

-La morte del cigno, l'ultimo canto del cigno, l'ultimo canto del cigno nero, NON STANNO nel Bolshoi ma nel dolore e nella bellezza insopportabile delle strade.

-Un arcobaleno che inizia in un cinema malfamato e finisce in una fabbrica in sciopero.

-Che l'amnesia non ci baci mai sulla bocca. Che non ci baci mai.

-Abbiamo sognato l'utopia e ci svegliamo gridando.

-Un povero vaccaro solitario che torna a casa, meraviglia.
*
Far apparire le nuove sensazioni – Sovvertire la quotidianità

O.K.
MOLLATE TUTTO, DI NUOVO
PARTITE SULLE STRADE [10]

Roberto Bolaño, Messico, 1976

Note della traduttrice
[1] Da “L'infra del Dragone”, racconto dello scrittore sovietico Georgij Iosifovic Gurevič (1958). Traduzione mia dall'originale russo, reperibile qui: http://epizodsspace.airbase.ru/bibl/z-s/1958/infra.html. La citazione inclusa da Bolaño nel Manifesto coincide con la traduzione di Carlos Robles per l'antologia curata da Jacques Bergier Lo mejor de la ciencia ficción rusa, 1968.

[2] Il poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade.

[3] Il poeta surrealista José Peguero.

[4] Personaggio immaginario o allegorico, Pepito Tequila sembra non avere corrispondenze nella realtà, in libri, film o narrazioni pregresse anche non bolañesche. Si ripresenta in una lettera scritta da Bolaño all'editore e stampatore Juan Pascoe, ma anche qui non è chiara la sua valenza. Non è da escludere che si tratti di un termine riconducibile a un linguaggio in codice, da lessico privato. Nel suo saggio Chile negro: memoria y referentes textuales en “Nocturno de Chile” Nestor Ponce ravvisa nell'accostamento tra Pepito Tequila e Lisa Underground l'espressione dell'ibridazione culturale.
Lisa Underground potrebbe riferirsi alla protagonista della canzone dei Velvet Underground Lisa Says.
[5] “Entrada in materia” è sia il titolo di una poesia di Octavio Paz (Días hábiles, 1958-1961), sia quello di un'opera di Juan García Ponce (Entrada en materia, Messico, UNAM, 1968).

[6] Movimento poetico d'avanguardia nato in Perù negli anni Settanta. Per i legami tra l'Infrarealismo e le avanguardie poetiche dell'America Latina, si veda il saggio di Andrea Cobas Carral “La estupidez no es nuestro fuerte.” Tres manifiestos del infrarrealismo mexicano (in corso di traduzione in italiano).

[7] Zambo, termine di derivazione spagnola originariamente riferito ai meticci di discendenza africana e amerindia, è tuttora usato in America Latina (spesso in senso dispregiativo) per designare chiunque abbia origine africane. In spagnolo zambo è anche chi ha le gambe storte.

[8] "¡Rimbaud, vuelve a casa!" fu poi il nome della casa editrice fondata a Barcellona nel 1983 da Bolaño e Bruno Montané. [9] La poetessa infrarealista Mara Larrosa. [10] Dalla poesia di André Breton "Lâchez tout" (scritta nel 1922, in seguito inclusa in Les Pas perdus, 1924): “Lâchez tout. / Lâchez Dada. / Lâchez votre femme, lâchez votre maîtresse. / Lâchez vos espérances et vos craintes. / Semez vos enfants au coin d'un bois. / Lâchez la proie pour l'ombre. / Lâchez au besoin une vie aisée, ce qu'on vous donne pour une situation d'avenir. / Partez sur les routes”.

Fonte: http://manifiestos.infrarrealismo.com/primermanifiesto.html

Tradotto da Manuela Vittorelli.