venerdì, gennaio 14, 2011

La sparatoria dell'Arizona come nuovo tipo di omicidio americano

La sparatoria dell'Arizona è un nuovo tipo di omicidio americano?

di Mark Ames

La sparatoria di sabato 8 gennaio a Tucson, in Arizona, è stata variamente definita "assassinio" e "follia omicida": quale delle delle due definizioni è più calzante?
Potrebbe sembrare un cavillo semantico, ma quello che è accaduto nel supermercato Safeway pare un tipo completamente nuovo di omicidio americano: un ibrido di assassinio politico, come quelli che afflissero l'America negli anni Sessanta e Settanta, e un massacro da "raptus omicida". come quelli che hanno cominciato ad apparire nella seconda metà degli anni Ottanta, con l'inasprirsi delle ineguaglianze della Reaganomics e il degrado della cultura del luogo di lavoro.

Ho studiato innumerevoli massacri per il mio libro Going Postal, e questo per me è il primo caso in cui l'autore della sparatoria – il ventiduenne Jared Lee Loughner – ha messo in atto un assassinio ibrido: un assassinio pianificato, mirato, di una figura politica d'alto profilo seguito immediatamente da un raptus omicida indiscriminato. La prima parte di questo ibrido ha ridotto la deputata Gabby Giffords in condizioni critiche con una grave ferita alla testa; la seconda parte ha fatto sei morti e 13 feriti.

Questi due tipi di omicidi hanno poco in comune. Almeno in America, all'assassino interessa solitamente un'unica cosa: far fuori il suo obiettivo. Possono esserci vittime collaterali, ma per quanto ne so gli assassini politici dopo aver portato a compimento il loro compito primario non restano in zona, non si mettono a sparare a tutti gli altri indiscriminatamente. James Earl Ray e Lee Harvey Oswald fuggirono dalla scena del crimine; John Hinckley e Sirhan Sirhan furono arrestati solo dopo aver svuotato i caricatori contro i loro bersagli. In seguito all'assassinio di John Lennon, Mark David Chapman lasciò cadere la pistola, tirò fuori la sua copia del Giovane Holden e attese pazientemente che la polizia lo arrestasse.

Nei raptus omicidi, invece, i resoconti mediatici spesso parlano di "sparatorie a caso" prima del suicidio finale. Un attento studio di queste sparatorie rivela però che gli autori hanno in mente dei bersagli specifici: spesso si tratta di superiori o colleghi persecutori o prepotenti. A volte, nei casi più cruenti, l'autore della sparatoria prende di mira l'intera "compagnia" o scuola, trasformandone tutti i componenti in altrettanti bersagli. In molti di questi casi emerge che l'assassino è stato a sua volta vittima di abusi, molestie, fallimenti sociali o finanziari.

In base ai primi resoconti Loughner sembra un miscuglio di questi due profili classici. Nel suo ultimo post su MySpace aveva dichiarato "A scuola c'era uno che mi perseguitava" e di pari passo con il peggioramento delle sue condizioni mentali si era messo ad accusare il Pima Community College di aver violato i suoi diritti costituzionali. Dopo aver espresso minacce serie abbastanza da attirare su di sé l'attenzione della polizia, a settembre fu sospeso, cosa che secondo un conoscente può averlo fatto definitivamente deragliare.

“Gli piaceva davvero tanto la scuola. Amava apprendere. Gli interessava solo questo” ha detto il signor Cates. “Potrebbe essere che la perdita di quella valvola di sfogo abbia rappresentato un fattore psicologicamente negativo.”

Il già fragile equilibrio mentale di Loughner è crollato dopo la sospensione. Nel mese di ottobre postava i suoi video notoriamente bizzarri su YouTube. Alla fine di novembre ha acquistato la Glock semiautomatica usata nel massacro. Un mese dopo ha colpito.

E adesso arriva la parte in cui cerchiamo in tutto questo un senso, e quasi sempre è qui che continuiamo a fallire. Il tipico modo di trattare questi massacri è non trattarli affatto, ricorrendo piuttosto alla psicologia d'accatto.

Gli autori di stragi come questa "perdono il controllo" perché "a volte capita di perdere il controllo". Quelli che ammazzano nelle scuole "perdono il controllo" per emulazione o perché sociopatici o "paranoici-schizofrenici". Ma le stragi sul luogo di lavoro sono apparse solo a metà degli anni Ottanta in quella che poi è stata identificata come una cultura di sopraffazione, persecuzione e intimidazione aziendale successiva alle riforme dell'era Nixon che avevano menomato il diritto di sciopero dei lavoratori postali e alla successiva riforma del 1983 che riorganizzava il servizio postale imponendo che producesse profitti. Non a caso il primo massacro in un ufficio postale ebbe luogo proprio nel 1983. La prima strage su un luogo di lavoro privato invece si ebbe nel 1989, alla Standard Gravure di Louisville, nel Kentucky, alla fine di un decennio di Reaganomics che cambiò radicalmente e violentemente la cultura del luogo di lavoro, creando nuove lampanti e insanabili ineguaglianze. Questi massacri sul luogo di lavoro ci accompagnano da allora.

Durante l'epidemia di assassini politici si verificò una dinamica di negazione abbastanza simile. All'epoca ci consolammo etichettando i James Earl Ray e i Sirhan Sirhan come semplici pazzi, ma gli omicidi ebbero un'improvvisa battuta d'arresto nei primi anni di Reagan. Retrospettivamente li vediamo come il prodotto di un periodo violento e caotico di agitazione politica.

Adesso, a quanto pare, abbiamo il peggio di entrambi i mondi: il caos represso da Reagan e la violenza socioeconomica prodotta dalle sue scelte politiche. Questo potrebbe spiegare perché abbiamo appena sperimentato il peggiore di tutti gli omicidi: un assassinio politico-massacro indiscriminato.

Questi fatti ci sembrano oggi incomprensibili; un giorno, con il senno di poi, ci parranno inevitabili. Per ora, comunque, possiamo solo porci una domanda: si è trattato di un caso isolato o è un nuovo genere di omicidio americano destinato a diventare un simbolo della nostra era dolente?

Originale: Is the Arizona shooting a new kind of American murder?

Articolo originale pubblicato il 10 gennaio 2011.

Mark Ames è autore di Going Postal: Rage, Murder, and Rebellion: From Reagan's Workplaces to Clinton's Columbine and Beyond, pubblicato in Italia con il titolo Social killer. La rivolta dei nuovi schiavi, Milano Isbn.

Traduzione di Manuela Vittorelli