martedì, febbraio 07, 2012

Bhadrakumar: verso una guerra per procura con la Siria

Verso una guerra per procura con la Siria
di M. K. Bhadrakumar
Se si dovesse scegliere una data per segnare la fine dell'"era post-sovietica" nella politica mondiale, questa data potrebbe essere il 4 febbraio 2012. Il doppio veto di Russia e Cina alla bozza di risoluzione della Lega Araba a proposito della Siria nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite costituisce un evento spartiacque.
Curiosamente, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha scelto lo stesso giorno del veto a New York per fare uno sgarbo alla Russia, dichiarando che – indipendentemente dalle obiezioni di Mosca – i primi elementi del sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti (ABM) saranno operativi in Europa entro il mese di maggio, quando a Chicago si svolgerà il vertice dell'Alleanza.
Il primo doppio veto di Russia e Cina sulla questione siriana, espresso in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU lo scorso ottobre, aveva rappresentato una mossa coordinata per sventare una risoluzione di cui la NATO avrebbe potuto approfittare per lanciare un'operazione militare contro la Siria. Ma il nuovo veto a una mozione pensata per costringere il presidente siriano alle dimissioni assume un significato ancora maggiore.

Preparativi di una guerra per procuraLa situazione siriana è mutata rispetto allo scorso ottobre: si è decisamente trasformata in un terreno di lotta geopolitica sul futuro del regime iraniano, il controllo del petrolio mediorientale e la perpetuazione dell'influenza occidentale nell'area. La Russia e la Cina temono di poter essere estromesse dal Medio Oriente.
Dopo questo doppio veto, gli Stati Uniti e i loro alleati possono solo beffare il diritto internazionale e la carta delle Nazioni Unite e rovesciare il regime di Damasco. La possibilità che gli Stati Uniti desistano dal loro proposito di condurre un'operazione segreta in Siria esiste ma è remota. Secondo quanto scrive il funzionario della CIA Philip Giraldi sull'ultimo numero della rivista The American Conservative,
Nelle basi militari turche vicine a Iskenderum, al confine con la Siria, stanno atterrando aerei militari della NATO privi di contrassegni e carichi di armi prelevate dagli arsenali di Gheddafi e di uomini del Consiglio di transizione libico esperti nell'addestramento di volontari, abilità acquisita durante gli scontri con l'esercito libico. Iskenderum è anche sede del Libero esercito siriano, ala armata del Consiglio nazionale siriano. Sul posto si trovano anche addestratori delle forze speciali francesi e britanniche, mentre la CIA e i corpi speciali statunitensi forniscono attrezzature e intelligence utili ai ribelli per evitare concentrazioni di truppe siriane.
Giraldi aggiunge che sono gli stessi analisti della CIA a mostrarsi "scettici in merito alla guerra", perché sanno che il resoconto delle Nazioni Unite sulle vittime civili si basa principalmente su fonti dei ribelli e non è verificato. La CIA si è "rifiutata di confermare le voci" di defezioni in massa dall'Esercito siriano, e anche le descrizioni di furiose battaglie tra i disertori e i lealisti "sembrano essere un'invenzione, dato che poche defezioni sono state confermate da fonti indipendenti".

Se Washington conosce la reale situazione sul campo, la conoscono anche Mosca e Pechino. Per questo motivo sulla Siria si sta profilando uno scontro di volontà. Gli Stati Uniti e i loro alleati possono intensificare le operazioni segrete. Ma la Russia può anche aumentare i "costi" politici e militari di una guerra clandestina. Nel fine settimana il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha detto che Mosca farà "il possibile per sventare ingerenze pesanti in Siria", anche se "non può impedire un intervento militare negli affari interni siriani se un paese deciderà di farvi ricorso".

D'altro canto, l'Occidente non accetta l'arbitraggio della Russia e intende frustrare i ripetuti tentativi di Mosca di spingere al dialogo politico le fazioni e il governo siriano. Mosca sente che la reputazione politica del presidente Bashar Al-Assad si sta indebolendo mentre l'Occidente stima che la posizione russa stia diventando sempre meno sostenibile.

L'Occidente ha scelto invece di ignorare la posizione della Cina: sottovaluta infatti le pretese del dragone in Medio Oriente mentre prende sul serio l'orso, dati i considerevoli trascorsi di quest'ultimo nella regione. Per questo motivo la propaganda occidentale tende a presentare la Russia come un ostacolo alle riforme democratiche e al cambiamento in Medio Oriente. L'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Susan Rice ha scelto attentamente le parole affermando a gran voce il proprio "disgusto" per il veto russo.

La Russia è decisa a non farsi trascinare in guerre conto terzi destinate a prosciugare risorse. L'Occidente invece è tranquillo, dato che il ricchissimo emiro del Qatar è pronto a finanziare le operazioni. Inoltre, abbandonare un alleato tradizionale in una situazione difficile potrebbe gravemente intaccare l'immagine della Russia nel Medio Oriente proprio quando sta per scatenarsi un nuovo scontro geopolitico destinato ad avere conseguenze globali a lungo termine. Impedire alla Russia – una potenza energetica – di sviluppare rapporti cordiali con le oligarchie petrolifere del Golfo è stata una delle priorità strategiche dell'Occidente degli ultimi decenni.

Intanto Lavrov e il capo dei servizi segreti russi, Michail Fradkov, saranno a Damasco martedì. Domenica il ministro degli Esteri russo ha dichiarato che "la Russia, in accordo con altri Paesi, è fermamente intenzionata a perseguire nel modo più rapido possibile la stabilizzazione della situazione in Siria mediante la più rapida attuazione di trasformazioni democratiche da troppo tempo attese".

La dichiarazione auspicava una continuazione della missione di osservazione della Lega Araba in Siria, "che ha dimostrato la propria efficacia nel disintensificare le violenze". La sensazione di emergenza è tangibile, ma è certo che l'Occidente farà di tutto per vanificare la missione di Lavrov.

L'Occidente però non sa ancora se passare all'azione perché al momento il suo interlocutore, Burhan Ghalioun del cosiddetto Consiglio nazionale siriano (esule e professore alla Sorbona) è ancora scarsamente accettato nel suo paese. È problematico perfino il suo ritorno a Damasco. E tutto questo mentre in Siria si infiamma la guerra civile. Dunque la situazione sta prendendo rapidamente la forma di un conflitto per procura in un clima da Guerra Fredda.

Anche il contesto mette in evidenza parallelismi inquietanti. La Cina risente delle pressioni degli Stati Uniti, che hanno dichiarato il proprio "interesse strategico" per l'Asia.

'Le preoccupazioni russo-cinesi'
Dopo avere creato una base militare in Australia, Washington sta trattando con Manila per aumentare la presenza militare americana nel Sud-Est asiatico. Sono passati vent'anni da quando le forze armate americane hanno dovuto lasciare Subic Bay, la loro base più grande nel Pacifico.
Nel fine settimana, alla conferenza annuale di Monaco sulla sicurezza, Pechino ha manifestato il proprio disappunto al proposito. Il vice ministro degli Esteri Zhang Zhijun ha perentoriamente invitato "i paesi non asiatici" a desistere dai tentativi di "enfatizzare obiettivi militari e di sicurezza, creare tensioni e intensificare la propria presenza militare" e di imporsi nella regione. "La volontà asiatica va rispettata", ha aggiunto, mettendo in guardia contro "ogni tentativo di distorcere le norme internazionali". Zhang ha sottolineato che l'ascesa dell'Asia "è portatrice di un maggiore equilibrio nella struttura di potere internazionale".

È significativo che il quotidiano di Pechino The Global Times abbia anch'esso recentemente osservato che la bellicosa proiezione della potenza militare statunitense non lascia a Pechino e a Mosca altra scelta che quella di reagire:
Finora Mosca e Pechino hanno adottato una posizione relativamente moderata, benché la NATO tenti di espandere la propria presenza strategica nell'Europa Orientale e gli Stati Uniti stiano rafforzando le proprie alleanze militari in Asia. Ma le due potenze non possono indietreggiare per sempre. I rapporti con gli Stati Uniti sono stati difficili per entrambe. Pechino e Mosca non vogliono alimentare dubbi sui loro rapporti. Nei due paesi un numero crescente di persone ora auspica un'"alleanza" Mosca-Pechino. La Russia e la Cina dispongono di contromisure nei confronti degli Stati Uniti, e sono in grado di scoraggiare gli alleati degli americani. Se intendono concretamente unire le forze, gli equilibri su molte questioni mondiali cominceranno a spostarsi.
Intanto i legami tra Mosca e l'Occidente si sono logorati. I negoziati Stati Uniti-Russia sull'ABM si trovano in una situazione di stallo. Mosca ha chiesto la garanzia reciprocamente vincolante che il dispiegamento dell'ABM in Europa non influenzerà la deterrenza strategica russa, ma Washington ha respinto la richiesta.

Dmitrij Rogozin, vice primo ministro russo, ha detto recentemente a Mosca che gli Stati Uniti e i loro alleati NATO attualmente dispongono di 1000 missili capaci di intercettare i missili balistici intercontinentali russi, coprendo tutta la Russia europea fino agli Urali. Ha detto:
Non c'è alcuna garanzia che dopo il completamento della prima, della seconda e della terza fase [del progetto ABM] non ce ne saranno una quarta, una quinta e una sesta. Credete davvero che bloccheranno tutte le loro tecnologie a partire dal 2020? Sciocchezze! Continueranno a sviluppare e a migliorare i parametri tecnici dei loro missili intercettori e dei loro sistemi di allarme antimissile...

Il fatto che il sistema di difesa antimissile sia in grado di colpire missili strategici e il fatto che quelle basi e quella flotta vengano posizionati nei mari nordici dimostrano la natura evidentemente antirussa della difesa missilistica statunitense.
Chiaramente il doppio veto russo e cinese sulla risoluzione siriana costituisce una sfida coordinata agli Stati Uniti che si apprestano a marciare trionfalmente dalla Libia alla Siria e all'Iran. Lavrov si è consultato con la sua controparte cinese Yang Jiechen appena prima del voto al Consiglio di Sicurezza. Esprimendo il suo veto, l'ambasciatore cinese alle Nazioni Unite Li Baodong ha detto: "La Cina appoggia gli emendamenti proposti dalla Russia".

L'agenzia di stampa Xhinhua ha commentato che il doppio veto "serve a far sì che si continui a cercare una una soluzione pacifica" in Siria e "si prevengano soluzioni potenzialmente drastiche e rischiose". Ha inoltre esposto chiaramente le "preoccupazioni russo-cinesi" a proposito della Siria. Le analisi cinesi sottolineano che la "globalizzazione ha creato una nuova logica nelle relazioni internazionali" e che la Siria è un'arena cruciale per l'Occidente, che ambisce a trasformare il Medio Oriente in una propria sfera di influenza.

Originale: Run-up to proxy war over Syria

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