mercoledì, febbraio 08, 2012

Escobar su Siria e doppio veto


La Siria e i "disgustosi" BRICS

di Pepe Escobar

Il doppio veto della Russia e della Cina, paesi membri del BRICS, alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che imponeva un cambio di regime in Siria è stato prevedibilmente accolto da un coro greco di "disgustati" e "offesi". La risoluzione era spalleggiata da quel paradiso della democrazia, la Lega del GCC (Gulf Cooperation Council, Consiglio di cooperazione del Golfo), organizzazione controllata dalle sei monarchie/emirati di quella che era precedentemente nota come Lega Araba.

Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha definito il doppio veto "una farsa". Poi la Clinton ha diligentemente incitato "gli amici della Siria democratica" a continuare a lavorare per il cambiamento di regime, oggetto della risoluzione. Il copyright di questa idea è del liberatore della Libia, il neo-napoleonico presidente francese Nicolas Sarkozy, secondo il quale Parigi sta già lavorando alla creazione di un "Gruppo di amici del popolo siriano" per mettere in atto il piano della Lega Araba.

Puntuale, il fantoccio parigino Burhan Ghalyun, capo del Consiglio nazionale siriano (SNC) – l'organizzazione-ombrello che raggruppa le opposizioni – ha anch'egli evocato questi "amici del popolo siriano". Tutti sanno chi sono: gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, Israele, il Qatar e l'Arabia Saudita. Con amici come questi il popolo siriano non ha bisogno di nemici.

Quei disgustosi BRICS
Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite e grande sostenitrice di R2P (Right to Protect), cioè dei bombardamenti umanitari, ha definito il doppio veto "disgustoso".

Anche le venerabili pietre della moschea di Umayyad a Damasco sanno che solo Washington ha potere di veto alle Nazioni Unite, soprattutto per proteggere il diritto dello Stato di Israele di uccidere uomini, donne e bambini palestinesi con bombe e carri armati senza doversi preoccupare delle risoluzioni ONU. [1]

La Russia (a gran voce) e la Cina (silenziosamente) erano state cristalline: scordatevi una risoluzione ONU che imponga un cambio di regime in Siria, o (peggio ancora) apra la strada a un bombardamento umanitario della NATO sulla falsariga dell'intervento in Libia.

La Russia ha le sue ottime ragioni geopolitiche per considerare la Siria un limite insuperabile; la Siria ospita l'unica base navale russa nel Mediterraneo, nel porto di Taurus, e compra le armi russe. Ma in realtà tutti i cinque paesi del BRICS – e la stragrande maggioranza del mondo in via di sviluppo – sono d'accordo: scordatevi le risoluzioni ONU promosse dai soliti sospetti USA-Gran Bretagna-Francia e dall'Arabia Saudita e dal Qatar.

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov sarà a Damasco questo martedì per discutere con il presidente Bashar al-Assad un piano serio per porre fine al bagno di sangue. Lavrov ha spiegato le ragioni del veto russo. Aveva mandato gli emendamenti alla bozza di risoluzione direttamente alla Clinton: "La razionalità e l'obiettività di questi emendamenti non dovrebbero lasciare dubbi". Ma è stato tutto inutile: la risoluzione è rimasta "unilaterale", senza porre condizioni ai gruppi armati antigovernativi. Lavrov ha sottolineato che "Nessun presidente che abbia rispetto per se stesso, indipendentemente da come viene trattato, acconsentirà a consegnare luoghi abitati a estremisti armati senza opporre resistenza". Pensate se Homs si trovasse in Texas.

Eppure, il Consiglio nazionale siriano adesso considera Mosca e Pechino resposabili di "omicidi e genocidio" e di aver dato al regime siriano la "licenza d'uccidere". Lavrov è rimasto imperturbabile: "Abbiamo detto ripetutamente che non stiamo proteggendo Assad ma il diritto internazionale. La prerogativa del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non prevede ingerenze negli affari interni di un Paese".

Homs: chi sta uccidendo chi?
L'ambasciatore siriano alle Nazioni Unite Bashar Ja'afari ha seccamente smentito l'opposizione siriana, che aveva accusato le forze del regime di aver bombardato il quartiere di Khadiliya, a Homs: Ja'afari ha osservato che "nessuna persona di buon senso" lancerebbe un simile attacco la notte prima della riunione al Consiglio di Sicurezza. Senza indagini preliminari, la Francia ha gridato al "massacro" e al "crimine contro l'umanità". Come la condotta francese durante la guerra algerina? 

Per capire cosa ci sia in ballo, è fondamentale ricordare la natura delle defezioni dall'esercito siriano. I vertici dell'esercito siriano – membri del partito Ba'ath – sono quasi tutti Alawiti, la setta sciita (10% della popolazione). Questi non stanno disertando.
I disertori sono soprattutto soldati sunniti (70% della popolazione); stanno formando milizie in stile libico, pesantemente infiltrate da mercenari armati dal Consiglio del Golfo, e combattono contro le truppe governative. Il governo ha reagito colpendo i quartieri in cui vivono le famiglie di questi disertori. Il centro di Homs è oggi controllato dai ribelli.

Ma allora cosa sta succedendo a Homs? Di seguito riporterò alcuni estratti dall'e-mail di una fonte fidata, un siriano cristiano:
Molti siriani sono entusiasti del doppio veto, ma quello che preoccupa è Homs. L'opposizione ha fatto circolare voci a proposito di un massacro proprio prima del voto, citando centinaia di vittime... queste voci sono state incredibilmente riprese da tutti i telegiornali (che si fondano sul lavoro di "attivisti") senza alcuna verifica, per poi ridurre il numero a circa 33. Non hanno mai mostrato immagini di bombardamenti o di persone estratte dalle macerie o ferite... solo corpi puliti di uomini con mani e piedi legati, uccisi da un unico colpo d'arma da fuoco, vestiti della sola biancheria intima. Negli arsenali del governo siriano devono esserci bombe intelligentissime in grado di spogliare e legare le persone prima di sparar loro alla testa!!

Quello che sappiamo benissimo è che a Homs non è presente l'esercito. I miei genitori hanno lasciato la città e poi sono tornati sabato mattina, il giorno del presunto massacro, e non c'era niente. Di solito chiamano un numero (il 115) per sapere se le strade sono sicure, c'è un operatore che ti dice se puoi venire a Homs o no. Stavolta gli hanno detto di venire e infatti non hanno sentito né visto nulla. Questo naturalmente non significa che la maggior parte della città e soprattutto la città vecchia non è sotto il controllo di uomini armati. I vecchio quartiere in cui sono cresciuto (il Bustan al-Diwan, quartiere cristiano) è passato completamente sotto il controllo delle milizie. I video su YouTube mostrano come il Libero esercito siriano abbia spazzato via il posto di blocco dell'esercito nel quartiere vicino (Bab al-Dreib) per poi distruggere quello che controllava il nostro quartiere.

La gente del mio quartiere non si è lamentata di fastidi o problemi gravi, anche se i "rivoluzionari" hanno fatto irruzione in un paio di case abbandonate dagli abitanti pochi giorni prima o in quel momento, e anche in una scuola, nella sede del quotidiano di Homs (gestito dalla chiesa ortodossa da più di 100 anni) e in qualche ristorante, ma non ci sono state altre lamentele. Insomma, con quello che subiscono gli Alawiti, i Cristiani possono dirsi fortunati.

Molti credono che i corpi legati mostrati a Khalidiya e che sarebbero gli "uomini, donne e bambini" uccisi da un bombardamento dell'esercito siriano non siano altro che soldati siriani rapiti. Tutti Alawiti rapiti e non liberati (né scambiati). Quando il Libero esercito si mette a rapire gente, gli Alawiti cominciano a rapire anche loro per scambiare i prigionieri. Ma non funziona sempre, e i prigionieri che non sono serviti allo scambio sono spuntati, morti, a Khalidiya.

Fino a questo momento non c'è stata una vera offensiva dell'esercito siriano in città. I ribelli continuano ad attaccare altri posti di blocco. La gente non ha alcuna idea di quello che il governo intende fare a Homs. Mi sconvolge pensare che il mio quartiere possa diventare un terreno di battaglia e che molti miei amici siano costretti ad andarsene.
Questo resoconto collima con la spiegazione del giornalista Nir Rosen, autore dell'indispensabile Aftermath: Following the Bloodshed of America's Wars in the Muslim World: essenzialmente a Homs i ribelli hanno preso i posti di blocco delle truppe governative e queste ultime hanno bersagliato alcuni quartieri con colpi di mortaio. Secondo Rosen,
A Homs non si è combattuto, si è solo sparato da postazioni sicure (dal punto di vista del regime), il che suggerisce l'incapacità di attaccare Khalidiya con truppe governative... Nell'attacco non sono state uccise truppe dell'opposizione. A Khaldiyeh ci sono stati circa 130 morti e 800 feriti (non combattenti, come ho detto). È molta gente, ma a sentire le notizie si potrebbe pensare che Homs è stata distrutta, mentre di fatto questa offensiva può essere anche vista come un segno della debolezza del regime nella città.
Confrontate questo passo con quanto scrive la mia fonte siriana, preoccupata perché "la gente non ha alcuna idea di quello che il governo intende fare a Homs ".

Immaginate un'insurrezione armata in una città di medie dimensioni degli Stati Uniti; tutto il mondo ha visto come il sindaco miliardario Bloomberg ha gestito il movimento pacifico Occupy Wall Street. I "disgustosi" BRICS l'hanno detto chiaramente; la Siria non subirà un bombardamento umanitario della NATO e del Consiglio del Golfo. Ma la NATO e il Consiglio del Golfo possono portare a termine il piano B: gettare la Siria in una guerra civile.

Nota
1. Ecco una lista parziale dei veti degli Stati Uniti all'ONU.

Originale: Syria and those 'disgusting' BRICS

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