mercoledì, febbraio 01, 2012

La campagna


di Eugene Ivanov

Il capo dello staff elettorale di Vladimir Putin, Stanislav Govoruchin, ha concesso un'intervista al quotidiano Izvestija nella quale ha rivelato alcuni interessanti dettagli sulla corsa di Putin per il terzo mandato.

Innanzitutto Govoruchin ha criticato il presidente Dmitrij Medvedev, proprio colui che ha candidato Putin alla presidenza, accusandolo di non fare campagna elettorale per lui. Govoruchin non ha tutti i torti, ma non è chiaro quale potesse essere l'importanza di un Medvedev in panchina. Putin non ha veramente bisogno del sostegno di Medvedev: le sue percentuali di consenso sono più alte di quelle del presidente uscente. D'altro canto, l'assenza di Medvedev dalla campagna alimenta le dicerie su crescenti divergenze tra i membri del disastrato "tandem". È certo che, ignorando la campagna di Putin, Medvedev non aumenta le proprie probabilità di diventare primo ministro nella futura amministrazione.

In secondo luogo, Govoruchin ha ammesso che scegliendo di basare la sua campagna presidenziale sulla piattaforma del Fronte popolare panrusso Putin ha deciso di prendere le distanze dal partito Russia Unita, del quale è presidente. Questo demoralizza i funzionari del partito, soprattutto nelle regioni, e li mette in una posizione difficile. Russia Unita è come l'edera, incapace di stare su da sola. Può esistere solo strisciando sul corpo di un "leader nazionale". Gli edinorossy [i membri di Russia Unita, N.d.T.] fingono ancora di credere che l'avvicinamento di Putin al Fronte sia un breve flirt dettato dall'opportunismo e da considerazioni puramente tattiche, e che dopo la vittoria elettorale Putin rientrerà nella compagine del partito. Se non dovesse accadere – per esempio perché Putin ha piani a lungo termine che coinvolgono il Fronte o decide di diventare un presidente "di tutti" – Russia Unita è spacciata. Crollerà al primo tentativo di riformarla.

In terzo luogo, Govoruchin ha ammesso che lo staff elettorale da lui presieduto non è altro che una facciata, mentre le decisioni che contano vengono prese da uno staff ombra guidato dal vice capo dell'amministrazione presidenziale Vjačeslav Volodin. Date le realtà politiche della Russia, non ha senso discutere la legalità di questa soluzione. Bisognerebbe tuttavia chiedersi come Medvedev possa fare il presidente quando la sua amministrazione si occupa di condurre la campagna presidenziale del suo primo ministro.

Come tutti i burocrati russi efficienti, Volodin è molto schivo in pubblico e preferisce comandare nell'ombra. Un messaggio che avrebbe mandato ai governatori regionali conteneva due ordini: rendere le elezioni del 4 marzo il più possibile trasparenti e garantire la vittoria di Putin al primo turno. Un cinico osserverebbe che una cosa esclude l'altra. E tuttavia il messaggio di Volodin è chiarissimo per i suoi scaltri destinatari: il 4 marzo Putin deve prendere più del 50% dei voti senza offrire alle opposizioni alcuna prova tangibile di brogli elettorali.

Ed è qui che entrano in gioco le agenzie di sondaggi. Una di esse, VCIOM, ha riferito che il numero di russi intenzionati a votare per Putin ha avuto un balzo in avanti del 7% nelle prime due settimane dell'anno per raggiungere al 52% il 14 gennaio. Tuttavia il direttore generale di VCIOM, Valerij Fëdorov, ha invitato i sostenitori del candidato a non diventare troppo sicuri di sé. Fedorov ha espresso la sua osservazione durante un incontro sponsorizzato dal Fronte popolare panrusso di Putin: strana scelta per un uomo i cui sondaggi verranno usati per provare l'autenticità dei risultati elettorali.

Le altre due principali agenzie di sondaggi russe, FOM e Levada, hanno dato percentuali di gradimento leggermente più basse, rispettivamente il 44% e il 37%. Nonostante le cifre ancora più basse fornite dai sondaggisti dell'opposizione, i dati suggeriscono che la vittoria di Putin al primo turno è praticamente assicurata.

Le differenze tra le tre previsioni sembrano comunque suggerire che il Cremlino non sa ancora quanti voti dovrà prendere Putin il 4 marzo. Una percentuale vicina al 53% ottenuto da Putin nel 2000 verrà vista come un grave colpo alla sua reputazione di "leader nazionale" e potrebbe spingere le élite più conservatrici a mettere in discussione la capacità di Putin di proteggere i loro privilegi politici ed economici. D'altro canto, un risultato più vicino al 71% ottenuto da 2004 potrebbe rendere più combattivi i detrattori del regime e condurre all'intensificazione delle proteste di massa. La decisione finale dovrebbe essere presa verso la fine del mese e tener conto di vari fattori, tra cui la relativa forza delle manifestazioni pro- e anti-Putin.

Una volta fissato il numero di voti a cui puntare, quel numero verrà subito comunicato a VCIOM, FOM e Levada per essere utilizzato nei sondaggi pre-elettorali e negli exit poll.

Originale: The Campaign, 1° febbraio 2012.

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