mercoledì, febbraio 22, 2012

Putin e i sondaggi


di Eugene Ivanov

Il capo della squadra elettorale di Vladimir Putin Stanislav Govoruchin ha espresso in una nuova intervista* la previsione che il suo candidato vincerà al primo turno, il 4 marzo, con "almeno il 60% dei voti”. Solo un paio di settimane fa Govoruchin aveva considerato possibile che si andasse al secondo turno, ma ora non più: riferendosi a (non specificate) "ulteriori informazioni" in suo possesso ha insistito sul fatto che tutto si deciderà il 4 marzo.

Apparentemente non ha torto: le tre principali agenzie di sondaggi russe (FOM, Levada, VCIOM) prevedono la vittoria netta di Putin. Sottraendo gli indecisi e gli astenuti, la percentuale degli elettori intenzionati a votare per Putin oscilla tra il 59% e il 67%.

Poiché non mi fido del tutto di FOM, Levada e VCIOM ho tentato di farmi una mia idea sull'eleggibilità di Putin utilizzando i dati del censimento 2010 presi da un recente articolo di Vedomosti. Secondo questi dati, 44 milioni di russi vivono in grandi città con una popolazione di più di mezzo milione di abitanti (Gruppo A); 75 milioni vivono in piccole città e in campagna (Gruppo B); e 25 milioni vivono in regioni sottosviluppate, comprese le "enclave nazionali" come la Cecenia, il Dagestan e l'Inguscezia (Gruppo C). Circa il 63% dei russi è iscritto alle liste elettorali.

Su questa base ho fatto le mie previsioni, e i miei lettori sono incoraggiati ad azzardare le loro. Ho ipotizzato che la percentuale di elettori che voteranno a favore di Putin sarà del 45% nel Gruppo A, del 60% nel Gruppo B e del 75% nel Gruppo C; ho anche ipotizzato un'affluenza uniforme del 70% per tutti e tre i gruppi. Sulla questa base il voto totale per Putin sarebbe del 58% (36,8 milioni di voti su 63,4 di votanti), cifra ragionevolmente vicina ad altre previsioni. Naturalmente questo numero è destinato a crescere se, poniamo, nel Gruppo C l'affluenza supererà il 70%: per esempio un affluenza del 90% porterebbe il voto per Putin a sfiorare il 62%. Nella mia previsione, per ottenere meno del 50% dei voti Putin non dovrebbe riportare più del 50% nel Gruppo B – e qui non posso ipotizzare percentuali più basse – e non più del 32-33% nel Gruppo A. L'ultimo numero potrebbe valere per Mosca e San Pietroburgo (e forse Novosibirsk), ma difficilmente per tutto il gruppo, dato che la popolarità personale di Putin è ragionevolmente alta e decisamente più alta di quella di Russia Unita. Dunque, con tutte le riserve del caso, stimo la "reale" eleggibilità di Putin intorno al 55%-60%.

Si sente spesso porre una domanda retorica: se Putin è così popolare perché non corre e vince in elezioni completamente trasparenti? La risposta è semplice: la squadra elettorale di Putin è incapace di elezioni trasparenti. (Sarebbe come chiedere a un esperto dell'industria del fango di scrivere un concession speech, il discorso con cui il candidato sconfitto riconosce la vittoria dell'avversario). Queste persone sono capaci di agire solo ricorrendo alle famigerate "risorse amministrative", abusando della propria posizione per falsare l'esito delle elezioni. Queste persone non sono interessate al processo elettorale: il loro Dio è il risultato, che viene stabilito in anticipo e perseguito comunicando le percentuali desiderate alle autorità regionali. Altrimenti come si spiegherebbe il fatto che nelle elezioni presidenziali del 2004 e del 2008 Putin e Medvedev abbiano preso essenzialmente la stessa percentuale (71% e 70%)?

Indipendentemente dal risultato che Putin avrebbe potuto ottenere in elezioni giuste e corrette, il conteggio finale rifletterà unicamente quello che il suo staff elettorale sarà stato in grado di produrre. Attualmente sembrano essere in gioco due tendenze: da un lato Putin deve vincere al primo turno con un risultato vicino al 71% ottenuto nel 2004, per consolidare l'immagine di "leader nazionale" e rassicurare le élite sulla sua capacità di proteggere i loro interessi economici e politici; dall'altro lato la vittoria di Putin non deve dare ai detrattori alcun appiglio che consenta loro di mettere in dubbio la legittimità delle elezioni, privando così l'opposizione dei motivi per continuare a organizzare proteste di massa. Il difficile compromesso si realizzerà probabilmente riducendo i brogli elettorali a Mosca e nelle altre grandi città – dove gli osservatori saranno particolarmente vigili – e compensando l'"equilibrio" in provincia e nelle "enclave nazionali", dove i controlli sul processo elettorale sono tradizionalmente deboli se non inesistenti.

Durante le recenti apparizioni in pubblico, Putin ha sottolineato il suo desiderio che le prossime elezioni siano assolutamente trasparenti. Ma non è certo così ingenuo da non sapere che il sistema che ha contribuito a creare negli ultimi 12 anni gli è sfuggito di mano. La macchina che ha messo in moto non reagisce più ai suoi timidi tentativi di sterzare. Non c'è dubbio che Putin sarà il prossimo presidente della Russia. L'ironia è che forse non saprà mai quante persone avranno votato per lui il 4 marzo.

*a proposito di una precedente intervista, si veda la traduzione di questo articolo.

Originale: Putin and the polls, 16 febbraio 2012.

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