domenica, marzo 04, 2012

L'arringa finale

di Eugene Ivanov

Solo il tempo saprà dirci se il terzo mandato di Vladimir Putin (2012-?) sarà migliore o peggiore dei primi due (2000-2008). Oggi possiamo almeno dire che negli ultimi due mesi Putin è diventato un candidato migliore. Vediamo perché. Nel 2000 la campagna elettorale di Putin si limitò alla pubblicazione di un breve (2700 parole) articolo su tre quotidiani. Lo stesso nel 2004: la campagna di Putin si ridusse a un discorso di 3200 parole tenuto un mese prima delle elezioni a un gruppo di fiduciari.

Non questa volta. Da candidato, Putin ha esposto in sei lunghi articoli il proprio punto di vista sui pericoli che minacciano il Paese (3400 parole), sui rapporti etnici (3600), sull'economia (4900), sullo sviluppo democratico (4000), su questioni sociali (6500), sulla sicurezza nazionale (6300), e sugli affari esteri (6000). Ha incontrato pubblicamente sostenitori, osservatori elettorali e membri del Fronte popolare panrusso; ha girato la Russia in lungo e in largo stringendo la mano agli elettori. A Mosca, a San Pietroburgo e in altre città sono state organizzate gigantesche manifestazioni pro-Putin. A una di esse è intervenuto anche lui, incitando i suoi sostenitori a battersi per l'indipendenza della Russia. (A giudicare dalla diretta televisiva, molti dei partecipanti erano pronti a farlo.) A un certo punto la sua campagna elettorale sembra aver considerato perfino la possibilità di un duello televisivo con gli altri candidati. L'idea è stata poi scartata, e a fare notizia sono stati i particolari del complotto per assassinare Putin. 

Questa settimana Putin ha incontrato i fiduciari, i membri del fronte, i politologi e i media. Ha anche concesso un'intervista a sei quotidiani stranieri. Tutti questi interventi hanno rappresentato l'arringa finale della campagna elettorale di Putin. Ma hanno anche rivelato che – malgrado visibili miglioramenti – il candidato Putin ha ancora le sue debolezze. Una di queste è l'incapacità di reagire bene quando è sotto pressione: quando i giornalisti stranieri gli hanno ripetutamente chiesto le ragioni dello "scambio" di ruoli con Medvedev, Putin si è messo sulla difensiva e ha tentato di dribblare la domanda dilungandosi sui passati successi della sua politica economica. (È abbastanza sorprendente che Putin non sia stato capace di rispondere adeguatamente nemmeno quando la domanda è stata posta, in tono molto più amichevole, dal membro della Camera pubblica Anatolij Kučerena.) Inoltre – cosa molto strana per il Primo ministro, data la sua nota  padronanza di fatti e cifre – Putin ha fatto un paio di errori che potevano essere evitati. Ha definito (per ben due volte) il governatore della regione di Kirov, Nikita Belych, un rappresentante del partito della Giusta causa (Belych è stato Presidente dell'Unione delle forze di destra). Putin ha poi detto che il partito della Giusta causa è passato dalla parte degli oppositori "inconciliabili", osservazione bizzarra se si tiene conto che la Giusta causa ha appoggiato la sua candidatura.

Ma tutto questo non conta più: domenica Putin verrà eletto presidente al primo turno e forse non avrà mai più bisogno di sfoggiare le sue competenze di candidato presidenziale. E tra due mesi riprenderà in mano le redini del paese, la cui stabilità si è impegnato a difendere. Ma non gli è mai passato per la testa di aver minato questa stabilità proprio decidendo di correre per la Presidenza?

Originale: A Closing Argument, 2 marzo 2012.

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